da Il Quotidiano della Calabria del 30 dicembre 2005

Sciopero della fame al Cpt di Lamezia Terme

Lamezia Terme – «Chiamiamo dalla “Malgrado Tutto” e siamo un gruppo di extracomunitari che da domani (oggi, ndc) potrebbero iniziare lo sciopero della fame. Non sappiamo ancora perché siamo qui. Abbiamo acquisito la cittadinanza italiana e per questo non siamo più extracomunitari».

Con queste frasi, pronunciate in un italiano piuttosto stentato, ieri pomeriggio un gruppo di extracomunitari ospite del Centro di permanenza temporaneo di Pian del Duca, annuncia che da oggi, molto probabilmente, inizierà lo sciopero della fame. Al telefono ognuno in pochi minuti tenta di raccontare brevemente la sua storia. C’è chi viene da Campobasso e da Roma, ma anche da Soverato, o risiede a Lamezia.

Dicono di essere «cittadini italiani» perché coniugati con italiane e padri di bambini nati in Italia. Preannunciano anche l’invio per fax dei documenti che proverebbero la loro italianità, i loro certificati di matrimonio. Fax che, però, non arrivano. Come non arrivano nemmeno le preannunciate fotocopie di documenti su cui, a detta degli stessi, risulterebbe l’acquisizione della cittadinanza italiana.
Sin qui la cronaca.

Ma non si può dimenticare che i Cpt, in questi mesi al centro dell’attenzione del mondo politico, sono nati proprio con lo scopo di controllare l’immigrazione clandestina. Ed è proprio per questo che chi è privo di permesso di soggiorno e, quindi, per lo stato italiano clandestino, viene ospitato in queste strutture giusto il tempo necessario per l’espletamento delle pratiche per il suo rimpatrio in quanto lo si può espellere solo se si conosce il Paese di provenienza. E, per conoscerlo è necessario qualche giorno per garantire il contatto delle autorità diplomatiche e consolari.

In questo lasso di tempo, è necessario che il clandestino non sia detenuto, ma trattenuto in un centro perché non si dilegui. A volte, infatti, c’è chi, proprio per evitare i controlli e proprio perché privo di documenti, può inventarsi questa o quella identità, ed eventualmente commettere reati che potrebbero rimanere impuniti.

Un esempio, in tal senso, lo si è avuto alcuni giorni fa quando un extracomunitario, arrestato dalla polizia ferroviaria ed identificato grazie alle impronte digitali, nel corso della sua permanenza sul territorio italiano, aveva dato ben 17 identità diverse, riuscendo a sfuggire alla cattura in più occasioni sebbene si fosse macchiato di vari reati.