Lamezia T. – Manifestazione contro il CPT

Dopo le rivolte e le fughe degli ultimi giorni, le associazioni calabresi si mobilitano.

Dopo le dichiarazioni e le iniziative del Ministro
Amato e Ferraro appare chiaramente la volontà di non
mettere in discussione l’impianto di una legge
razzista come la Bossi-Fini, nè tantomeno della
Turco-Napolitano, che per prima istituì i Centri di
Permanenza Temporanea.

La strada che si sta imboccando è quella di
“abbellire” in qualche modo le aberrazioni di una
legislazione che ha fatto crescere in modo
esponenziale il numero dei clandestini, assecondando
in questo le esigenze di un mercato del lavoro che ha
bisogno di lavoratori a costo sempre più basso: in
questo senso la clandestinità è pienamente funzionale
ad un sistema che vuole ridurre e in parte eliminare,
in nome della competitività, qualsiasi forma di tutela
sociale e sindacale, qualsiasi diritto civile e
politico.

La strada che si sta imboccando è quella di una
“nuova” concertazione, estrapolando alcuni aspetti
della legislazione sull’immigrazione, e istituendo
commissioni, tavoli di confronto in cui coinvolgere
enti ed associazioni, che spesso non hanno alcun
rapporto con le realtà dei migranti e con le loro
esigenze, desiderosi di “partecipare” per esserne
legittimati e, perchè no?, trarne benefici.
I CPT vanno chiusi tutti e subito, senza se e senza
ma, non servono nuove commissioni ispettive.
Le migrazioni da sempre, in tutto il mondo, sono
avvenute nel segno dell’ “irregolarità”. L’unico modo
per combatterla è garantire ai migranti quella libertà
di circolazione che viene riconosciuta alle merci ed
al denaro, ma non a esseri umani che valicano le mura
di quella ipocrita fortezza che è l’ Unione Europea.
Infatti nel nuovo governo nessuno mette in discussione
il Trattato di Shengen.

Non basta l’ennesimo decreto che permetta la
regolarizzazione delle oltre 300.00 domande rimaste
fuori dall’ultimo decreto flussi. Ciò rappresenterebbe
solo un minimo risarcimento che lascerebbe fuori le
migliaia di migranti che non sono neppure nelle
condizioni di presentare la domanda, a causa del
legame tra permesso di soggiorno e contratto di
lavoro, per aver ricevuto denunce o sanzioni
amministrative o per le mille altre vessazioni
inflitte loro dalle leggi in vigore.

La regolarizzazione permanente generalizzata è l’unico
strumento per eliminare veramente la clandestinità ed
il commercio criminale di esseri umani. Per cui le
realtà calabresi che da sempre hanno improntato
percorsi di lotta per la chiusura dei Centri di
Permanenza Temporanea intendono ribadire:
– la necessità di salvaguardare l’autonomia del
movimento dei migranti ed antirazzista di fronte al
nuovo quadro politico, senza sconti per nessuno,
incalzando il Governo di centro sinistra attraverso un
percorso di iniziative e mobilitazioni che riportino
al centro dell’agenda politica il tema
dell’immigrazione con l’abrogazione della Bossi-Fini e
della Turco-Napolitano;
– la validità della piattaforma alla base della grandi
manifestazioni nazionali degli ultimi due anni ,
integrata da alcuni elementi rivendicativi quali
l’abolizione della convenzione con le Poste e dei
protocolli di intesa tra Governo, Patronati e Anci.
La chiusura dei CPT è il banco di prova su cui
misureremo la volontà di reale inversione di tendenza
di questo Governo per eliminare mostruosi sistemi di
privazione della libertà, che non servono ad impedire
l’arrivo sulle coste italiane di uomini e donne
disperati e che oltretutto costano alcune centinaia di
milioni di euro che potrebbero ben altrimenti essere
impiegate per strutture di vera accoglienza per
migranti e rifugiati.

Il Cpt di Lamezia è stato più volte definito, sia dal
rapporto di Medici Senza Frontiere sia da Emergency il
peggiore esistente in Italia a causa delle carenze
igienico-sanitarie, dell’assoluta mancanza di
assistenza medica e legale.
Questa situazione ha causato più volte disperati
episodi di autolesionismo da parte dei reclusi e gravi
episodi di violenza da parte delle forze dell’ordine.
Si rende quanto mai necessaria, alla luce di tutto
ciò, l’inizio di un nuovo percorso di lotta che porti
alla chiusura definitiva del Centro.
Per cui s’intende promuovere una giornata di
mobilitazione davanti al Cpt “Malgrado Tutto” di Pian
del Duca (Lamezia Terme) per il giorno 7 luglio 2006
dove associazioni, realtà sindacali, gruppi
organizzati e singoli individui sono invitati a
partecipare.