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fonte: l'Adige del 25 agosto 2006

Schiavi e clandestini, il grido di padre Alex

Riportiamo un’intervista a Padre Alex Zanotelli in cui si criticano aspramente le politiche italiane sull’immigrazione e nella quale viene chiesta l’immediata abrogazione della Bossi-Fini e la chiusura di tutti i Centri di Permanenza Temporanea.
Padre Alex Zanotelli sarà presente lunedì pomeriggio, alle ore 17.00, a Trento in Piazza Pasi dove vogliamo riabbracciare Patrick al suo ritorno dal Ghana ed esprimere, per l’ennesima volta, la nostra contrarietà alla legge Bossi-Fini e ai Cpt.

«Ora li abbiamo visti galleggiare sul mare soffocati dalle onde. Sono gli schiavi di oggi, uomini, donne e bambini a cui è stata rubata perfino l’anima. Ecco lo spettacolo agghiacciante della miseria più cupa. Ecco le nuove rotte della schiavitù». Padre Alex Zanotelli è indignato. Parla al telefono dalla Locride quasi urlando tutto il suo sdegno di fronte alla tragedia degli sbarchi di clandestini in Sicilia: «Quei morti miserabili dovrebbero toglierci il sonno perché siamo tutti corresponsabili di quanto sta accadendo sulle nostre coste».

Ieri Alex ha partecipato, insieme a monsignor Bregantini, ad una cerimonia di apertura di nuove serre, piccole oasi di speranza in una terra povera e ancora carica di tensioni. Da venerdì il comboniano sarà per alcuni giorni in Trentino.

D.: Padre Alex, che cosa sta succedendo sulle coste siciliane, perché improvvisamente questa ondata di sbarchi clandestini?

R.: Ma non è mica una novità! La schiavitù continua a perpetrarsi sotto i nostri occhi e solo quando avvengono tragedie come quella di Lampedusa noi ce ne accorgiamo. L’Africa sta scoppiando e le varie mafie si accaniscono sugli esseri umani. Poveri, miserabili, disperati, gli africani sono pronti a tutto pur di approdare nel ricco occidente. Pensa che arrivano a pagare fino a 3400 euro per avere un posto su una carretta del mare. Vivono per anni come schiavi per raccogliere i soldi che servono unicamente per tentare il viaggio disperato e poi come schiavi si imbarcano. La mafia siciliana e la mafia tunisina o egiziana si accordano ed ecco che partono le carrette. Ma ci sono delle responsabilità politiche gravissime da parte dell’Italia.

D.: Quali?

R.: In tema di immigrazione non vediamo quella svolta che ci si attendeva dal governo Prodi. Finora abbiamo sentito solo promesse. La faccenda è grave ed esige una svolta politica radicale per evitare che queste tragedie si ripetano.

D.: Cosa è possibile fare per affrontare il problema?

R.: Abrogare immediatamente la legge Bossi-Fini; eliminare i Centri di permanenza temporanea che sono dei luoghi indegni di una potenza civile; progettare nuove forme di accoglienza immediata; rendere trasparenti i termini degli accordi intergovernativi come quello fra Italia e Libia se è stato fatto (qualcuno dice di no) dal governo Berlusconi. E ancora bisogna che il governo sia chiaro sui permessi. In Italia serve un milione di immigrati come forza lavoro? Allora si dia un tot di permessi ai vari governi africani per una ricerca di lavoro nel nostro Paese per sei mesi in modo da consentire a queste persone di avere una chance per inserirsi. In questo modo verrebbe tolta linfa vitale alle mafie. Ma parallelamente bisogna finirla con il lavoro nero che è un vero e proprio cancro sociale, una malattia che abbruttisce questi poveri facendoli diventare sempre più disperati. Ho visto con i miei occhi braccianti che lavorano come animali dodici ore al giorno senza alcun diritto e senza alcuna tutela, distrutti, sfiniti. Sono qui nel nostro sud Italia, sono a due passi dai nostri centri urbani.


D.: C’è un nesso, secondo lei, fra questa ondata migratoria e la situazione di guerra in Medioriente?


R.:Ma è ovvio. La guerra in Iraq, il conflitto libanese, il Medioriente in generale stanno provocando una pressione migratoria molto forte. Chi può fugge, chi ce la fa a raccogliere il bottino salpa verso l’Italia. E gli sbarchi in Sicilia sono anche la conseguenza della chiusura durissima della Spagna di Zapatero. Lì la polizia spara, il blocco è ferreo. È terribile quello che sta facendo Zapatero in Spagna in tema di immigrazione. E dunque questa gente disperata approda sulle nostre rive. È nostro dovere morale, è un fatto di responsabilità umana e civile prenderci cura di questi dannati della terra, ma dobbiamo farlo mettendo in atto una politica all’altezza di una potenza che sa essere solidale e accogliente perché l’umanità è una e i diritti devono valere per tutti, a maggior ragione per i più poveri.