Risoluzione del Parlamento europeo sull’Iraq

Adottata 11 luglio 2007

Il Parlamento europeo,

– viste le sue precedenti risoluzioni sui diritti delle persone che necessitano di protezione internazionale,

– viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione in Iraq, in particolare quella del 15 febbraio 2007 sulla situazione umanitaria dei rifugiati provenienti dall’Iraq,

– visti la Convenzione ONU del 1951 relativa allo status dei rifugiati (in appresso “la Convenzione sui rifugiati”) e il protocollo ONU del 1967 relativo allo status dei rifugiati,

– visto l’appello urgente lanciato il 7 febbraio 2007 dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) a favore di un aumento del sostegno internazionale ai paesi che ospitano profughi in fuga dall’Iraq; vista la conferenza internazionale sull’Iraq svoltasi a Ginevra il 17 e 18 aprile 2007 e intesa a sensibilizzare sull’entità delle esigenze umanitarie in Iraq e nella regione circostante; visto l’appello lanciato dall’UNHCR il 5 giugno 2007 affinché tutte le frontiere rimangano aperte alle persone bisognose di protezione; visti infine le raccomandazioni dell’UNHCR in materia di rimpatrio e la sua posizione sulle necessità di protezione internazionale degli iracheni al di fuori dell’Iraq, del 18 dicembre 2006 (“Return Advisory and Position on International Protection Needs of Iraqis outside Iraq”), e l’appello supplementare lanciato dallo stesso UNHCR l’8 gennaio 2007 per sollecitare una risposta alla situazione in Iraq (“Supplementary Appeal – Iraq Situation Response”),

– visti i principi guida sugli sfollati interni definiti l’11 febbraio 1998 dal Rappresentante per gli sfollati interni del Segretario generale dell’UNHCR,

– vista la direttiva 2004/83/CE, del 29 aprile 2004, recante norme minime sull’attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta (la “direttiva sulle norme minime”)(1),

– viste le decisioni adottate dalla Comunità europea e dai suoi Stati membri in materia di asilo e immigrazione,

– visto il numero delle domande di asilo presentate da cittadini iracheni, che nella prima metà del 2007 è raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente,

– visto l’articolo 115, paragrafo 5, del suo regolamento,

A. considerando che in Iraq la situazione umanitaria e dei diritti umani si sta deteriorando, come risulta dai rapporti periodici dell’UNAMI (la missione di assistenza all’Iraq delle Nazioni Unite) e di altre agenzie delle Nazioni Unite presenti nel paese, che indicano che ogni giorno vengono uccise in media 100 persone mentre altre 200 vengono ferite; che il 50% della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno; che la disoccupazione supera l’80%; che più del 70% della popolazione non ha accesso a un adeguato approvvigionamento idrico mentre l’81% non può contare su efficaci strutture igienico-sanitarie; che tre milioni di persone rischiano di trovarsi in una situazione di precarietà alimentare se viene meno la distribuzione di generi alimentari e che in alcune zone del paese il sistema di distribuzione ha già cessato di funzionare; che l’80% dei medici ha abbandonato gli ospedali; che il 75% dei bambini non frequenta la scuola e che, secondo i dati UNICEF, la percentuale delle scuole chiuse varia dal 30 al 70%, a seconda delle zone,

B. considerando che nell’attuale situazione post-bellica le attività criminali in Iraq comprendono rapine a mano armata, sequestri di persona a scopo di estorsione, molestie, uccisioni di persone che partecipano al processo politico o alle attività di ricostruzione, atti di sabotaggio a danno di infrastrutture civili quali impianti elettrici od oleodotti e attentati su larga scala con l’uso indiscriminato di bombe e/o altri esplosivi contro la popolazione civile, col risultato che molti iracheni continuano ad abbandonare il paese per rifugiarsi soprattutto in Giordania e in Siria, ma anche in Egitto, Libano, Turchia, Iran o in paesi più lontani,

C. considerando che gli sfollati interni superano attualmente i due milioni, che dal febbraio 2006 vi sono stati 822.000 nuovi sfollati, cui ogni giorno si ritiene se ne aggiungano altri 2.000, e che l’UNHCR calcola che alla fine del 2007 il numero degli sfollati interni raggiungerà probabilmente i 2,3 – 2,5 milioni di persone,

D. considerando che, oltre agli sfollati interni, in Iraq vi sono approssimativamente 42.000 profughi non iracheni, fra cui circa 15.000 palestinesi, la cui situazione è particolarmente a rischio, nonché sudanesi, turchi, curdi e altri,

E. considerando che molti governatorati iracheni pongono restrizioni all’accesso di nuovi sfollati interni, il che limita drasticamente le possibilità di trovare temporaneamente un luogo sicuro all’interno del paese,

F. considerando che agli sfollati interni viene negata la registrazione nelle liste per la distribuzione di generi alimentari, il che aumenta il rischio di una crisi umanitaria,

G. considerando che circa due milioni di iracheni sono rifugiati nei paesi vicini senza che i paesi ospiti riconoscano loro uno status ufficiale che li protegga e che, nella fattispecie, la Siria ospita da 1,2 a 1,5 milioni di profughi, la Giordania ne ospita da 500.000 a 700.000 (che rappresentano una percentuale elevata della popolazione), l’Egitto più di 80.000, il Libano circa 20.000, l’Iran più di 50.000, la regione del Golfo più di 200.000 e la Turchia circa 5.100,

H. considerando che tra i profughi rifugiatisi nei paesi vicini vi sono 560.000 bambini in età scolare e che in molte zone l’accesso all’istruzione pubblica o all’assistenza sanitaria sovvenzionata è molto difficile o precluso dalla legge,

I. considerando che il diritto internazionale consuetudinario impone di non rinviare i profughi in luoghi dove possano subire persecuzioni o gravi danni e di consentire ai richiedenti asilo che fuggono da situazioni di diffusa violazione dei diritti umani e di violenza generalizzata di entrare nel paese interessato, almeno temporaneamente, affinché la loro posizione possa essere vagliata ai fini della concessione dello status di rifugiato,

J. considerando che la maggior parte degli Stati membri e gli Stati Uniti hanno adottato una posizione sostanzialmente restrittiva per quanto riguarda il riconoscimento delle necessità di protezione dei profughi iracheni,

K. considerando che sono state rilevate grandi disparità nel modo in cui le domande di asilo dei profughi iracheni vengono esaminate dagli Stati membri, disparità che riflettono la mancanza di progressi nella definizione di una sistema d’asilo comune europeo che sia basato su norme comuni elevate e che sia in grado di offrire protezione a quanti ne hanno bisogno,

L. considerando che i paesi limitrofi hanno notevolmente ristretto l’ingresso dei profughi, costringendo molti di loro a tornare in Iraq o a rimanere bloccati alle frontiere e imponendo requisiti restrittivi per il soggiorno, ad esempio riducendo la durata del soggiorno e/o rendendo così difficile il rinnovo dei visti che la maggior parte degli iracheni perde rapidamente il proprio status legale,

M. considerando che il Brasile è uno dei pochi paesi che si sono offerti di accogliere un certo numero di profughi palestinesi che in precedenza vivevano in Iraq nel quadro di programmi solidali di reinsediamento,

N. considerando che l’UNHCR sta definendo gli ultimi dettagli di una richiesta volta ad ottenere che il bilancio supplementare per la situazione irachena passi da 60 milioni a 115 milioni di dollari,

O. considerando che ebrei, mandei e cristiani (inclusi assiri, armeni, greci ortodossi e appartenenti ad altre minoranze cristiane) subiscono sempre più frequentemente discriminazioni per quanto riguarda l’accesso al mercato del lavoro o ai servizi sociali di base e che molti temono le persecuzioni di gruppi di rivoltosi e delle milizie islamiche, che di fatto hanno acquisito il controllo di interi quartieri in varie città e vari paesi dell’Iraq; considerando che, a seguito delle crescenti tensioni tra sunniti e sciiti, le persone possono essere prese a bersaglio anche solo a causa della loro appartenenza a minoranze etniche o religiose,

1. valuta positivamente la solidarietà dimostrata dai paesi vicini nei confronti dei profughi iracheni e invita tali paesi a comunicare alla comunità internazionale di quale sostegno hanno bisogno per gestire la situazione;

2. riconosce i miglioramenti registratisi per quanto riguarda il contributo delle autorità regionali curde nell’assistenza alle comunità non musulmane sfollate all’interno del paese;

3. si unisce all’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati nel chiedere una risposta internazionale globale, coordinata e di lungo respiro per alleviare la situazione di milioni di persone sradicate da una crisi umanitaria che non è possibile ignorare ulteriormente; ritiene che il sostegno della comunità internazionale sia fondamentale per alleviare le sofferenze delle centinaia di migliaia di profughi e sfollati interni iracheni o di quanti abbandonano il paese, così come reputa essenziale incoraggiare e assistere maggiormente paesi come la Siria e la Giordania, che ospitano congiuntamente un numero importante di profughi iracheni;

4. riconosce inoltre gli sforzi compiuti da alcuni paesi non confinanti della regione, tra cui l’Egitto, per assistere i profughi iracheni; chiede a tali paesi di continuare a impegnarsi a favore dei profughi iracheni mantenendo aperte le proprie frontiere e migliorando le condizioni riservate ai profughi, rispettando i loro diritti fondamentali e garantendo loro, con il supporto della comunità internazionale, l’accesso a servizi di base come la sanità e l’istruzione;

5. deplora il fatto che, salvo rare e limitate eccezioni, i paesi limitrofi abbiano mantenuto chiuse le proprie frontiere nel caso dei palestinesi in fuga dalle violenze e dalle minacce cui sono esposti in Iraq; condanna l’appello del ministro iracheno per gli sfollati e la migrazione ad espellere dall’Iraq tutti i palestinesi; condanna altresì la decisione del governo iracheno di imporre onerosi obblighi di registrazione ai palestinesi, che rendono loro difficile soggiornare legalmente in Iraq;

6. invita il governo iracheno, così come le autorità locali, regionali e religiose e le forze della coalizione multinazionale in Iraq a prendere immediati provvedimenti per migliorare la sicurezza di tutti i profughi e gli sfollati interni e porre fine alle discriminazioni;

7. respinge fermamente le minacce di espulsione e di interruzione delle forniture di combustibile ed acqua potabile formulate da alcuni alti funzionari del governo iracheno nei confronti di 4.000 membri dell’opposizione iraniana che sono in Iraq da 20 anni come rifugiati politici e che hanno lo status giuridico di “persone protette ai sensi della quarta Convenzione di Ginevra”; invita il governo iracheno a rispettare i loro diritti ai sensi del diritto internazionale;

8. invita gli Stati membri a vincere la propria inerzia rispetto alla situazione dei profughi iracheni e ad assolvere ai propri obblighi ai sensi del diritto internazionale e della normativa comunitaria, offrendo agli iracheni presenti sul loro territorio la possibilità di presentare domanda di asilo e facendo sì che tali domande siano vagliate rapidamente, nel rispetto delle garanzie procedurali, nonché riconoscendo lo status di rifugiati o accordando una protezione sussidiaria o temporanea a quanti hanno fondati motivi per temere persecuzioni o danni gravi;

9. sollecita gli Stati membri a non procedere a trasferimenti in applicazione del regolamento “Dublino II” se vi è la certezza che il paese interessato non esamina correttamente le domande dei richiedenti asilo iracheni; ritiene che a tale scopo si potrebbe utilizzare l’articolo 3, paragrafo 2 del regolamento “Dublino II”;

10. incoraggia gli Stati membri a riconoscere uno status giuridico (temporaneo o permanente, a seconda delle circostanze) agli iracheni che non soddisfano ai requisiti per beneficiare di uno status di protezione ma che non possono essere rimpatriati e a garantire loro condizioni adeguate e il godimento dei diritti fondamentali;

11. osserva con preoccupazione che nel 2005 e nel 2006 si sono verificati tra i 400 e i 500 rientri forzati in Iraq e chiede agli Stati membri di sospendere temporaneamente tutti i rientri forzati verso qualsiasi zona dell’Iraq;

12. chiede agli Stati membri e alla comunità internazionale, quale dimostrazione della ripartizione internazionale delle responsabilità, di fornire un contributo significativo al reinsediamento dei profughi iracheni e degli apolidi, tra cui i profughi palestinesi che si trovano attualmente in Iraq o che hanno abbandonato tale paese e sono ora abbandonati a se stessi nella regione, dando la priorità ai casi delle persone più vulnerabili, conformemente agli orientamenti dell’UNHCR sul reinsediamento dei profughi iracheni; chiede alla Comunità europea e ai suoi Stati membri di porre in essere un meccanismo per organizzare la ripartizione delle responsabilità e sostenere di conseguenza gli Stati membri;

13. appoggia la raccomandazione dell’UNHCR, che invita a considerare i richiedenti asilo iracheni provenienti dalle regioni meridionali e centrali del paese come rifugiati ai sensi della Convenzione del 1951 sui rifugiati e ad accordare loro una forma di protezione supplementare qualora non siano riconosciuti come rifugiati, a meno che ad essi si applichino i criteri di esclusione della Convenzione del 1951;

14. invita la Commissione a esaminare con urgenza ulteriori possibilità per fornire assistenza umanitaria agli sfollati interni in Iraq, dando prova di adeguata flessibilità nell’interpretazione delle norme rilevanti, e ad assistere i paesi limitrofi nei loro sforzi di accoglienza;

15. valuta positivamente i primi passi compiuti dall’Ufficio per gli aiuti umanitari della Commissione europea (ECHO); deplora tuttavia il fatto che le procedure seguite da ECHO siano estremamente lunghe e invita l’Ufficio ad essere più proattivo e a reagire più rapidamente in regioni come l’Egitto, dove l’accesso è relativamente agevole;

16. invita ECHO ad avviare con urgenza i preparativi per allestire centri post-trauma per i profughi e gli sfollati interni iracheni nonché a sviluppare progetti” occupazionali” nel settore agricolo rivolti in particolare agli sfollati interni in quelle parti dell’Iraq in cui ciò è possibile;

17. invita la Commissione a informare urgentemente il Parlamento, e in particolare la commissione per il controllo dei bilanci che si riunirà il 16 luglio prossimo, in merito all’utilizzo degli stanziamenti destinati all’Iraq, segnatamente per il tramite del Fondo internazionale per la ricostruzione dell’Iraq (IRFFI); ricorda le priorità delineate nella comunicazione della Commissione del 7 giugno 2006 (COM(2006)0283), fra cui rientravano: 1) il sostegno a un governo democratico; 2) il potenziamento della sicurezza sulla base dello Stato di diritto e della promozione di una cultura rispettosa dei diritti umani; ricorda che considera tutto ciò della massima urgenza e che nella sua risoluzione del 15 febbraio 2005 ha chiesto che una parte considerevole del bilancio previsto per programmi concernenti l’Iraq fosse destinata ai profughi; chiede che la presentazione includa una ripartizione esatta per tipo d’attività e per azione iscritta in bilancio, impegnata o per la quale sono già stati effettuati i pagamenti, identificando chiaramente i programmi destinati ai profughi e agli sfollati interni iracheni;

18. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, all’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), ai governi e parlamenti di Iraq, Siria, Giordania, Libano, Egitto, Turchia e Palestina e alla Lega araba.

(1) GU L 304 del 30.9.2004, pag. 12.