dal Messaggero Veneto del 29 settembre 2007

Turigliatto boccia il Cpt: «da italiano mi vergogno di queste strutture»

Gradisca. Il senatore ieri ha visitato il Centro con gli onorevoli Venier e Siniscalchi

Gradisca. «Da italiano mi vergogno nel vedere che affrontiamo la problematica dell’immigrazione con strutture come questa di Gradisca. È un carcere, una struttura drammatica per l’abbondanza di cemento e sbarre, ma anche una struttura che, ormai è evidente, non serve a niente». È l’ennesima bocciatura del Cpt di Gradisca da parte della politica nazionale, quella firmata dal senatore Franco Turigliatto (Sinistra critica), che ieri ha visitato il centro assieme agli onorevoli Iacopo Venier (Comunisti italiani) e Sabina Siniscalchi (Rc), il sindaco di Gradisca, Franco Tommasini, e gli organi di stampa.
Una visita arrivata a soli cinque giorni dalla rivolta (la terza in un mese) inscenata da una cinquantina di egiziani, sedata con i lacrimogeni dalle forze dell’ordine e finita su tutti i telegiornali nazionali. Di quella tensione, però, ieri nemmeno l’ombra.
Solito rituale per l’identificazione alla porta carraia e di nuovo dentro, anche se la “gita”, rispetto al primo ingresso della stampa (lo scorso 11 giugno), ha un percorso diverso: si supera il parcheggio, si entra nel corpo centrale, prima porta a destra e dentro nel Cpa. Centro di prima accoglienza, anche se prima dell’accoglienza quello che trovi è un labirinto di sbarre, cemento, reti e porte di ferro, sotto l’occhio poco discreto delle telecamere. Tutto come nel Cpt, del resto siamo semplicemente in un’ala del “vecchio”, anche se qui non c’è trattenimento amministrativo: qui si entra e si esce (dalle 8 alle 20).
A fare gli onori di casa una decina di donne, o meglio ragazze, tutte di colore, tutte in ciabatte.
Non parlano italiano, ma non serve un traduttore per riconoscere il pianto di una bambina: Betania, 8 mesi, eritrea, la bambina che domenica notte era stata precauzionalmente portata al pronto soccorso di Gorizia nel timore che avesse respirato i gas dei lacrimogeni. Con lei la mamma (nella foto a destra) e i sorrisi delle vicine di letto.
Tappa di passaggio, si ritorna nel Cpt: il teatro delle rivolte, delle fughe, dei lacrimogeni, anche se domenica c’erano 108 ospiti e ieri appena 51 dopo l’espatrio degli egiziani.
Atmosfera diversa e diversa anche la “coreografia”: sempre sbarre, ma adesso, rispetto all’11 giugno, in più sezioni il ferro è stato sostituito da enormi pannelli di vetro anti-sfondamento. Qualcuno si lamenta, pochi, anzi pochissimi parlano o capiscono l’italiano.
Il senatore Turigliatto e gli onorevoli Venier e Siniscalchi mettono “sotto interrogatorio” il capo di gabinetto della Prefettura, cicerone di giornata, che risponde e non nasconde: «Il 25 luglio il ministero dell’Interno ha deciso di sezionare la struttura in due ali: l’una rimasta adibita a Cpt, l’altra riconvertita in centro di prima accoglienza (Cpa) e, contestualmente, di portare a pieno regime l’intero centro, capienza massima 248 posti. Le cose sono radicalmente cambiate, non parlerei di crisi, ma, nonostante gli sforzi, di forze dell’ordine e operatori, i momenti di criticità non sono certo mancati».
Gli immigrati presenti al momento della visita (51 nel Cpt, 110 nel Cpa) raccontano le loro storie, cercano ascolto prima che aiuto, quando non li blocca la disperazione.
Saluti e auguri, si torna nel mondo reale, non senza l’ultima domanda al capo di gabinetto della Prefettura: «Se sono previsti a breve nuovi arrivi? A breve non lo so dire; previsti sì, sicuramente».
Marco Ceci


«Ci hanno ammanettati per 7 ore»

«La sera in cui hanno rimpatriato i miei connazionali mi hanno ammanettato, dalle 9 di sera alle 4 di mattina, hanno detto perché temevano che volessi scappare. Ma mi vedete, spiegatemi come potevo scappare».
Testa bassa e occhi spenti, fissi sui piedi, entrambi ingessati, mentre un connazionale (sono complessivamente 7 gli egiziani che non sono stati rimpatriati lunedì notte) gli sistema la carrozzina e una piega sul colletto della tuta. E’ un filo di voce quello che Karim Mohammed, 18enne egiziano, rivolge all’interprete.
Lo scorso 30 agosto, in occasione della prima rivolta, culminata con la fuga di 18 clandestini dal Cpt di Gradisca, si era procurato fratture scomposte a entrambi i piedi nel tentativo di scavalcare la recinzione.
Trasportato d’urgenza al pronto soccorso e subito operato dovrà tenere il gesso fino a metà ottobre, divieto assoluto di camminare. «Un incubo, sono stanco, non ce la faccio più».
Dietro di lui un coro, comprensibile anche senza il traduttore: «Ci hanno ammanettati tutti, fuori, al freddo – si sfogano gli altri 6 egiziani –. Non ci hanno rimpatriato perché non c’era più posto sull’areo».
Solo alcune delle storie “ingabbiate” nel Cpt. Nello spiazzo della zona-notte, in lontananza, altri nordafricani. Uno saluta, si avvicina: «Ti ricordi di me?». È Sabir Ciaguru, marocchino: era già al Cpt lo scorso 11 giugno. «Hai visto, ormai abito qui: 4 mesi nel Cpt di Gradisca negli ultimi 6 mesi, uscito e tornato dentro, perché hanno respinto la mia richiesta di asilo».
Sabir rifiuta una sigaretta («Sono in Ramadan, grazie») e torna a domenica sera, alla rivolta. «Che casino, bastonate e lacrimogeni. Chi è stato? Egiziani, sempre loro: non capiscono perché li tengono qui e scappano, è sempre così».
Al suo fianco Araye, anche lui marocchino, 24 anni, dal 2000 al 2005 caposquadra in una fabbrica di tortellini a Padova. «In nero, ovviamente, ma sono venuto in Italia con la “garanzia”. Ho avuto un incidente in moto, forte trauma cranico, da due anni devo prendere pastiglie ma da 15 giorni sono qui».
Attende il suo turno in silenzio Osagie, nigeriano, un dito della mano sinistro mozzato e cicatrici inequivocabili su faccia, collo e gambe. «Sono scappato dal mio paese perché rischiavo la vita, adesso mi hanno dato il foglio di espulsione, mi rimpatriano la prossima settimana. Se torno? Mi ammazzano e qui non ho ancora potuto parlare con il mio avvocato».
Parole che colpiscono l’onorevole Sabina Siniscalchi, che segnala personalmente il caso (insieme a quello di un ragazzo che soffre di una grave malattia agli occhi) al responsabile della Prefettura.
(ma.ce.)


Oggi il presidio di protesta contro il Centro

Presidio. Oggi, alle 15, tornano in scena movimenti e associazioni del fronte del “No ai Cpt”. Un presidio fuori dal centro di via Udine per ribadire «l’inutilità di queste carceri anti-democratiche» – ricordano i rappresentanti. Ad aderire anche diversi esponenti della politica locale e regionale, tra cui i consiglieri regionali Alessandro Metz (BVerdi) e Kristian Franzil (Rc).
I numeri del Cpt. Dati forniti dalla Prefettura: dall’ 8 marzo 2006 sono arrivati al centro gradiscano 911 immigrati, 463 in regime di accoglienza, 448 nel Cpt. A vario titolo sono stati “dimessi” 435 immigrati. Tra i 51 attualmente trattenuti nel Cpt ci sono immigrati provenienti da Algeria, Camerun, Egitto, Ghana, Guinea, Iran, Iraq, Liberia, Marocco, Mauritius, Nigeria, Palestina, Ruanda, Senegal, Serbia, Sierra Leone, Tunisia, Turchia. Nel Cpa (110 ospiti), invece, le nazioni rappresentate sono Ciad, Eritrea, Etiopia, Ghana, Liberia, Nigeria, Palestina, Sudan. Il sindaco. Intrattenendosi con il senatore Turigliatto Franco Tommasini ha ricordato: «Ce lo siamo ritrovati sul groppone, ce l’hanno imposto: mi creda, una brutta gatta da pelare. Noi continuamo a chiedere la chiusura, ci speriamo ancora perchè questo Cpt non ha ragione di esistere qui ma dobbiamo anche guardare avanti: nei limiti del possibile cercheremo di collaborare, di agevolare l’integrazione di questa gente, mettendo a disposizione servizi e strutture». Iacopo Venier. «Il Cpt di Gradisca è un carcere di massima sicurezza che non funziona e sta diventando un problema per Gradisca e la sua cittadinanza, creando uno stato di tensione e preoccupazione permanente. La convivenza tra Cpt e Cpa? Improponibile e inacettabile». Sabina Siniscalchi.
«Le dichiarazioni di Frattini sull’impossibilità di chiudere i Cpt? Assurde». Sul collegamento diretto tra lampedusa e Gradisca, invece, «È un bene che vengano spediti qui se l’alternative è il rimpatrio immediato, tra i clandestini che sbarcano da noi ci sono molti casi delicatissimi dal punto di vista umanitario ma questo Cpt è assurdo, come è gravissima la coesistenza tra Cpt e Cpa».
(ma.ce.)