Un comunicato di Magistratura Democratica sul “pacchetto sicurezza”

Il composito pacchetto sicurezza (che contiene in sè previsioni di
Immediata attuazione che saranno varate con decreto legge e proposte rimesse al
normale iter parlamentare) riunisce in sè misure opportune, dirette a
rendere più incisive le sanzioni per condotte pericolose, asociali o lesive dei
guidatori di automezzi ed ad accelerare alcuni tipi di processi, e
misure criticabili destinate a divenire fonte di ingiustificate disuguaglianze e
di drammi sociali ed a produrre effetti indesiderati e nocivi.

Illustri giuristi (Onida, Rodotà) ci avvertono ad esempio del grave
strappo costituzionale contenuto nelle proposte governative in materia di lotta all’immigrazione clandestina, in particolare quella contenuta nel disegno di legge, all’articolo 9, che introduce il reato di “ingresso illegale nel
territorio dello Stato” e quella invece inserita nel decreto legge – e
pertanto di imminente efficacia – che concerne la previsione di una
specifica circostanza aggravante, destinata ad operare qualora il fatto sia
commesso “da soggetto che si trovi illegalmente nel territorio nazionale”. Sono proposte che vanno apertamente ad infrangere il principio di eguaglianza, e pongono in essere evidenti discriminazioni in ragione dell’origine nazionale e della “condizione” personale del singolo.Vanno a criminalizzare condotte che in sè non ledono diritti primari, e in definitiva la condizione soggettiva della persona, che anzi viene individuata come una ragione per una risposta punitiva più severa e rigorosa rispetto a quella che sarebbe stata nei confronti del cittadino italiano o dello straniero legittimamente presente sul territorio nazionale (comportando in concreto una disparità di trattamento in caso, ad esempio, di reato in concorso).
Eppure, già la Corte Costituzionale aveva avvertito il legislatore dell’incompatibilità con i valori constituzionali di misure che prescindano da una accertata o presunta pericolosità dei soggetti responsabili”,
introducendo sanzioni penali “tali da rendere problematica la verifica di
compatibilità con i principi di eguaglianza e proporzionalià”
(sent.22/07).

L’adozione di tali misure, dobbiamo rimarcarlo, non creerà più sicurezza, ma solo più illegalità, oltre che più diseguaglianza; non fermerà i flussi di immigrazione clandestina, perchè non si mette a confronto la propria sopravvivenza con la minaccia dell’applicazione di un’aggravante, ma alimenterà l’equazione diffusa per cui straniero vuol dire pericolo; non genererà maggior ordine nelle città, ma finirà per scacciare dalle abitazioni regolari gli stranieri senza permesso (a questo mira la confisca nei confronti di chi cede loro a titolo oneroso un immobile) relegandoli fatalmente nei campi abusivi; favorirà lo sfruttamento del lavoro nero, mentre al Paese, ed al suo sistema previdenziale, servono più regolarità e maggior contribuzione per sostenere il peso finanziario delle pensioni.
Il processo penale è strumento costoso e sofisticato, a cui un legislatore
oculato dovrebbe saper far ricorso in termini bilanciati e ponderati, valutando sempre che la sua ineffettività comporta una ricaduta ulteriore, anche in termini di sfiducia nella possibilità delle istituzioni di dare al cittadino la sicurezza a cui legittimamente ambisce.
Di queste elementari considerazioni non ci si vuole fare carico, rischiando di alimentare pulsioni pericolose e spinte xenofobe, che hanno già le loro ricadute sull’ordine pubblico e sulla convivenza civile di questo paese: ed i roghi dei campi nomadi a Napoli ne sono un primo, drammatico esempio.
Il compito della giurisdizione diviene di questi tempi ancora più difficile,
ma ineludibile: primo fra tutti, quello di mantenere vivi i principi della
Costituzione e delle Carte sovranazionali, attraverso l’attivazione dei
canali di controllo di legittimità.

Torino, 22.5.2008

La segretaria nazionale

Rita Sanlorenzo