Palermo: «Guerra nel Mediterraneo»

Dalla Cap Anamur a Frontex e ai nuovi campi europei

Quali strumenti di difesa per le vittime ?
Dibattito sugli abusi subiti dai migranti irregolari e sugli strumenti di tutela a livello interno ed internazionale, con:

Alessandra Ballerini – Avvocato del Foro di Genova
Gabriele Del Grande ( www.fortresseurope.blogspot.com) – Roma
Judith Gleitze – Pro Asyl, Borderline-Europe, Germania
Fulvio Vassallo Paleologo – Docente di Diritto di Asilo – Università di Palermo – ASGI – Associazione studi giuridici sull’immigrazione

Amburgo, 22.06.08, 12:00; Unità
dell’agenzia europea della tutela delle frontiere (FRONTEX) tolgono
viveri e carburanti dalle navi dei immigranti nel mare Mediterraneo per
costringerli a tornare indietro. È quanto emerge dal documentario
radiofonico “Guerra nel Mediterraneo” della Radio Pubblica Tedesca
(ARD) a cura del documentarista Roman Herzog, messo in onda in Germania
stamattina dalla emittente NDR. Il Capo centrale operativa del Comando
centrale della Guardia di Finanza a Roma, Colonnello Francesco Saverio
Manozzi, dice nel documentario: «La cosa importante che ha evidenziato
l’agenzia Frontex è stato che in ambito comunitario ci sono differenti
diversità di veduto. Cioè, quando ci siamo mesi al tavolino, Italia e
tutta una altra serie di paesi, la cosa, che è balzata agli occhi, che
noi italiani abbiamo un modo di intendere le attività di contrasto alla
immigrazione – un approccio garantista. Cioè prima si salvaguarda la
vita umana, poi si reprime. Altri paesi invece utilizzano il termine
diversion che significa, costringere qualcuno a tornare a casa. Non è
tanto il fatto, di costringere qualcuno di tornare a casa, ma come si
intende costringerlo. Noi abbiamo assistito in incontri ufficiali
concetti operativi che hanno trovato anche testimonianze in carte
scritte, dove si intende contrastare l’immigrazione clandestina salendo
al bordo dei barconi, togliendo viveri e carburanti. Percui, l’
immigrato a quel punto o prosegue avanti in condizioni …, oppure torna
indietro.»
Manozzi precisa alla domanda del documentarista della ARD
che specialmente le unità tedesche praticano “la mano dura, togliendo
viveri e carburanti dalle navi”.

Le dichiarazioni del capo della
Guardia di Finanza mettono una nuova luce sui conflitti interni delle
unità europee che pattugliano il mare Mediterraneo fra Malta/Italia e
Libia/Tunisia nell’ambito dell’operazione Nautilus III di Frontex, alle
quali partecipano anche unità tedesche. Questa primavera l’inizio di
Nautilus III è stato rimandato di varie settimane da Frontex a causa di
divergenze d’opinioni.
Il direttore esecutivo dell’agenzia Frontex,
Ilkka Laitinen, commenta le dichiarazioni di Manozzi nel documentario
della ARD e risponde alla domanda diretta se fosse vero che le unità di
Frontex toglierebbero viveri e carburanti dalle navi: «Frontex redige
piani operativi. Per i singoli piani operativi sono responsabili
soltanto gli stati membri partecipanti e ogni singolo capitano che
prende le decisioni. Questo tipo d’istruzioni per i casi più frequenti
è, però, messo per iscritto nel piano operativo e viene confrontato con
le norme giuridiche per assicurare che gli interventi si svolgano in
questa forma. So che ci sono dei casi nelle acque internazionali dove
si tratta principalmente di salvare vite umane. Il modo di effettuare
questo consiste nell’assicurare il ritorno sicuro al porto di partenza.
A questo fine saliamo a bordo per verificare che dispongano di
salvagente, di acqua e viveri, e sufficiente carburante per tornare
indietro, e spieghiamo la forma migliore per risolvere il problema.»

Chiesto dal documentarista Herzog dettagli su i conflitti fra le unità
tedesche e italiane Laitinen risponde: «Se esiste qualsiasi mezzo
legale per fare tornare le persone che cercano di oltrepassare i
confini al porto di partenza, viene applicato. I singoli stati membri
interpretano, però, le leggi diversamente. Alcuni sono più disposti a
respingere – non dico che è illegale, semplicemente interpretano le
leggi diversamente. Altri stati hanno ordini di non praticare questo
modus operandi in nessuna forma. Perciò abbiamo cercato di armonizzare
con abbastanza successo le prassi degli stati membri per avere un’idea
comune sui modi operandi.»

Secondo dati ufficiali della guardia di
Finanza Italiana le unità di Frontex hanno respinto nel mare
mediterraneo nell’anno 2007 fino al mese di Novembre 42 mila migranti.

Il documentario radiofonico della ARD analizza la politica europea di
immigrazione dopo il 1998 e chiarisce fra altro che dal 1999 si trovano
oltre due decine di campi di detenzione finanziati dalla Comunità
Europea nei territori degli stati nordafricani, per profughi che
vengono fermati in questi stati e per quei profughi che vengono espulsi
dall’Europa oppure respinti dai confini. Soltanto in Libia si trovavano
detenuti in questi campi nel Giugno 2007 – secondo un rapporto interno
della Comunità Europea – oltre 60.000 profughi, che in parte sono stati
riconosciuti come profughi da parte dalle Nazioni Unite e che devono
vivere in questi campi, secondo il rapporto della CE, in condizioni
disumane senza che le norme minime sarebbero rispettate. In più, la
Libia deporta, sempre secondo il rapporto della CE, ogni anno oltre
50.000 profughi nei deserti fuori dal paese.

Il giornalista dell’
‘Espresso Fabrizio Gatti, che ha documentato le rotte delle
deportazioni commenta nel documentario, che «in Senegal e in Libia sono
stati aperti centri che sicuramente in Europa in quelle condizioni non
sarebbero mai stati aperti.»

Il politologo dell’Università Libera di
Berlino, Christopher Nsoh, sottolinea, che «i campi esistevano già
prima di quando il ministro tedesco degli Interni Otto Schily iniziava
di parlare dei campi nel 2004”
. L’ex-ministro degli Interni tedesco
aveva proposto assieme al suo omologo italiano Giuseppe Pisanu nell’
estate 2004 nell’occasione dello scandalo intorno alla Cap Anamur, di
installare campi nei paesi nordafricani, per impedire l’ingresso dei
profughi alla Comunità Europea. La proposta aveva scatenato allora una
catena di polemiche in tutta Europa.

Il documentario «Guerra nel
Mediterraneo» è consultabile anche in una versione italiana sul sito
www.audiodoc.it e sarà presentato in Italia in anteprima nazionale alla
facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo il giorno
Mercoledì 25 Giugno alle ore 15:30 in presenza dell’autore.