Da Carta del 23 luglio 2008

Sono 574.133 gli alunni immigrati in Italia

Con diversi mesi di anticipo rispetto alla consuetudine, il ministero dell’università e della ricerca [Miur] ha pubblicato l’annuale indagine «Gli alunni stranieri nel sistema scolastico italiano. 2007/08», che presenta alcune novità e diversi dati assenti.

Quanti sono?
Nell’anno scolastico 2007/08 gli alunni con cittadinanza non italiana presenti nel sistema scolastico nazionale rappresentano il 6,4 per cento del totale degli alunni, corrispondenti a 574.133 unità.

Alunni «clandestini»
La prima informazione che si ricava è che a scuola ci vanno anche i «clandestini». Come si fa ad affermarlo? Lo si ricava dalla tabella del tasso di scolarità che rapporta gli alunni stranieri con la popolazione residente di età corrispondente. Tale rapporto è superiore a cento nella fascia di età 7/14 e raggiunge il valore più alto nei 13enni [109,5 per cento]. Il maggior numero è dovuto agli alunni clandestini,che non risultano tra i residenti. Questo dimostra che la frequenza scolastica dei figli di immigrati clandestini non solo è possibile ma è anche lecita, stando alla normativa vigente. Infatti l’articolo 45 del decreto 394/99 afferma: «I minori stranieri presenti sul territorio nazionale hanno diritto all’istruzione indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al loro soggiorno, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani. Essi sono soggetti all’obbligo scolastico secondo le disposizioni vigenti».

Chi sono?
La cittadinanza più rappresentata in Italia è quella rumena, con il 16,15,seguita dalla albanese con il 14,84 e dalla marocchina con il 13,28. Romania, Albania e Marocco insieme rappresentano il 44,27 delle provenienze straniere. Di grande attualità risultano i dati sulla presenza di alunni rom che raggiungono le 12.342 unità e pertanto rappresentano il 2,1% degli alunni stranieri. Più della metà degli alunni rom frequenta la scuola primaria. La regione con la maggior presenza è il Lazio.

Quali scuole frequentano?
Il 7,7 frequenta la primaria,il 7,3% la secondaria di I°grado,il 6,7% le scuole dell’infanzia e solo il 4,3% le scuole superiori. Tra questi ultimi la maggior parte è concentrata nei professionali, dove rappresentano l’8,7% del totale degli studenti, mentre nei tecnici raggiungono il 4,8% e nei licei sono appena l’1’4%.

Insuccesso scolastico
In media il 42% di alunni stranieri non è in regola con gli studi, la dispersione aumenta con l’aumento del livello scolastico:si passa così dal 21,1% della primaria contro l’1,8% degli italiani,al 51,7% della secondaria di I°grado, al 71,8% delle superiori rispetto al 24,4% degli italiani non in regola.

In anticipo
Al contrario, il fenomeno dell’anticipo è solo il 2,5% del totale ed è relativo soprattutto agli alunni della scuola primaria, perché questa è gratuita, mentre le rette delle scuole dell’infanzia possono risultare onerose per la famiglie immigrate. Sarebbe interessante sapere il rapporto tra anticipo e successo scolastico. Una prima impressione è che l’anticipo favorisca l’insuccesso, potrebbe dimostrarlo il 2% di alunni stranieri bocciati in prima elementare, mentre nelle classi successive la percentuale dei bocciati è solo dello zero virgola qualcosa.

Dove vivono?
La regione Emilia Romagna con il 12% si conferma quella con la maggior percentuale di studenti stranieri, che sono concentrati nel Centro Nord infatti l’Emilia è seguita dall’Umbria, dalla Lombardia e dal Veneto con percentuali superiori alla media italiana. Parzialmente diversa la distribuzione degli alunni rom, la maggior parte dei quali 2331 frequenta in Lazio,1939 in Lombardia,1.186 in Veneto,1.167 in Calabria,1.162 in Piemonte e solo 921 in Emilia. Per i bambini rom l’indagine Miur porta a considerare che è possibile contarli e far loro frequentare le scuole anche senza prenderne le impronte.

I nuovi ingressi
Come si diceva l’indagine di quest’anno rende noti due nuovi dati. Il primo è il numero di alunni stranieri entrati per la prima volta nel 2007/08 nel sistema scolastico italiano sono 46.154 corrispondenti all’8% di tutti gli alunni stranieri; 23650 dei quali, più della metà, sono inseriti nella scuola primaria.

La seconda generazione
L’altra novità riguarda il numero degli studenti con cittadinanza non italiana ma nati in Italia, conosciuti ormai come “la seconda generazione”, quelli cioè che non sono immigrati personalmente ma i cui genitori si sono trasferiti nel nostro paese.
I bambini stranieri, sarebbe meglio dire figli di immigrati, nati in Italia costituiscono il 35% degli alunni stranieri, corrispondenti, per ora, al 2,2% di tutti gli studenti. Naturalmente la loro maggiore concentrazione si rileva tra i bambini della scuola dell’infanzia e della scuola primaria, dove rappresentano rispettivamente il 71,2% e il 41,1% degli stranieri iscritti. La percentuale dei nati in Italia scende al 17,8% nella secondaria di I°grado e al 6,8% nella superiore.

Top ten delle province
Tra i dati assenti nell’indagine di quest’anno mancano le graduatorie delle province con la percentuale complessiva più alta di alunni stranieri. Tuttavia guardando le tabelle con i dati percentuali per ordine di scuola e province, pare di capire che dopo Mantova e Prato le province emiliane di Piacenza, Modena e Reggio Emilia continuino ad essere quelle con le più alte percentuali di presenze in tutti gli ordini di scuola. Infatti questa è la ragione principale dell’aumento ogni anno di almeno 10.000 alunni nelle scuole di ogni ordine e grado dell’ Emilia Romagna.

Che fare?
Dal 1996/97 sono aumentati di 500.000 unità. Prendere atto che la presenza di questi alunni è un dato costitutivo e consolidato del sistema scolastico italiano, pertanto è assurdo continuare a parlare di emergenza.
L’unico vero dato allarmante è l’insuccesso scolastico e la dispersione di questi studenti. Diventa indispensabile accoglierli con un’offerta formativa adeguata alle loro esigenze e non affidata alla buona volontà dei singoli insegnanti. Insomma si rende sempre più urgente l’emanazione di una legge che garantisca ad esempio mediatori culturali, laboratori linguistici, insegnanti di italiano seconda lingua, corsi di mantenimento della lingua madre che faccia cioè da supporto all’integrazione scolastica dei figli degli immigrati così come la legge 517/77 fece per l’integrazione dei ragazzi con disabilitò, rendendo la scuola italiana all’avanguardia su questo aspetto.