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Da Metropoli del 5 agosto 2008

Friuli, il nuovo governo regionale cancella la legge sull’immigrazione

Il 31 luglio il Consiglio di centro-destra del Friuli Venezia Giulia, eletto in aprile, ha abrogato la legge regionale 5 del 2005 “Norme per l’accoglienza e l’integrazione sociale delle cittadine e dei cittadini stranieri immigrati”. Dopo quella dell’Emilia Romagna, era la seconda legge regionale in materia in Italia ed era considerata un modello perché nata da un percorso partecipato, dal basso, con il coinvolgimento di enti pubblici, associazioni, singoli operatori, italiani e immigrati.

Oggi al suo posto resta un vuoto normativo. Si rinvia infatti ogni intervento in materia a future misure, che rimangono vaghe, senza costruire nulla. «È chiaro che le motivazioni sono puramente ideologiche – spiega Gianfranco Schiavone, esperto di diritto – . Una norma, infatti, o si modifica o, se viene abrogata, la si sostituisce, a meno che non tratti di eventi passati, desueti, cosa che non si può certo dire per il fenomeno immigrazione. La stessa Bossi-Fini è una modifica della Turco-Napolitano».

Secondo don Pierluigi Di Piazza, fondatore del centro di accoglienza “Ernesto Balducci” di Zugliano (Udine), questa è una “politica del disprezzo”, disprezzo verso i cittadini stranieri e verso le politiche pubbliche volte a rendere il nostro Paese più accogliente e più giusto. Il lavoro quotidiano di chi, nel primo triennio di applicazione della legge, ha operato per l’integrazione dei cittadini stranieri e per una cultura dell’accoglienza in scuole, uffici pubblici, ospedali, eccetera, viene totalmente svalutato.

I residenti stranieri in Friuli Venezia Giulia sono il 6% del totale. Arminda Hitaj, presidente dell’Ucai (Unione delle comunità e associazioni di immigrati) di Udine sottolinea: «Che si stesse discutendo dell’abrogazione della legge l’abbiamo saputo dai giornali. Nessuno si è sognato di chiedere il nostro parere su una norma che ci riguarda. Siamo qui da anni, paghiamo le tasse: gli amministratori che hanno abrogato la legge non sono anche i nostri?».

Scopo della legge 5 era dare un quadro normativo agli interventi sull’accoglienza e integrazione che il Testo unico attribuisce alle Regioni. Si evitava così di operare con discrezionalità nella distribuzione dei fondi, agendo nel contesto di Piani triennali, elaborati in base alle indicazioni dei soggetti pubblici e privati che operano sul territorio.

Nel 2007/08, le risorse più consistenti sono state assegnate per l’integrazione nelle scuole, 1.050.000 euro per 158 progetti che hanno interessato istituti di ogni ordine e grado, pubblici o parificati. Si tratta di interventi con ricadute su tutta la popolazione scolastica, fatta da italiani e stranieri. «Oggi, con l’abrogazione della legge, si torna indietro – sottolinea Schiavone – . Il ruolo della Regione si trasforma, da soggetto istituzionale che propone politiche e orienta i processi di inclusione degli stranieri, in mero elargitore passivo di risorse, sulla base di scelte discrezionali e potenzialmente arbitrarie».

Molte associazioni, enti e singoli, tra cui Cgil, Cisl, Uil, Acli, Asgi, si sono già mobilitati per chiedere che l’abrogazione della legge non significhi un ritorno indietro di anni, quando gli interventi erano caratterizzati da incertezza e discrezionalità amministrativa, slegati da qualunque programmazione di medio e lungo periodo.

Elisa Cozzarini