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Tra gabbie e accoglienza. Viaggio al cpta di Pian del Lago.

Tra ospiti e detenuti ci vivono 571 persone, su una capienza di 610 posti disponibili. Il centro polifunzionale per gli immigrati di Pian del Lago, a Caltanissetta, è una piccola città. Nei primi sei mesi del 2008 ci sono transitati 2.166 migranti e richiedenti asilo. Qua lavorano 90 operatori sociali, 19 medici, e poi avvocati, psicologi, assistenti sociali e mediatori culturali. Sono assunti dalla Cooperativa sociale Albatros 1973, che dal 2002 gestisce in appalto i servizi del centro. La cooperativa riceve un’indennità giornaliera per ogni persona ospitata o trattenuta, per un totale che, a pieno regime, in un anno può raggiungere i dieci milioni di euro. Il centro all’esterno è sorvegliato da polizia e carabinieri, che non hanno accesso alle strutture dove si trovano i migranti. A vigilare il campo, presto si aggiungeranno 70 militari, come previsto dal pacchetto sicurezza.

Pian del Lago è insieme un luogo di detenzione e di accoglienza. Accoglienza dei richiedenti asilo; detenzione dei migranti senza documenti. Questi ultimi sono detenuti, per un massimo di 60 giorni, nel centro di identificazione e espulsione (Cei), in attesa del rimpatrio. Il centro, che altro non è che il vecchio Cpt (centro di permanenza temporanea), consiste in una serie di terra tetto, appena riverniciati, con camerate di sei letti, aperti su un cortile di cemento nel mezzo del quale si trova la mensa. All’interno del cortile i migranti detenuti sono liberi di spostarsi. Ma tutto intorno si leva una gabbia di tubi d’acciaio alta sei metri. Alla sommità i tubi sono ripiegati in basso, verso l’interno, in modo da rendere impossibile ogni tentativo di fuga. Il Cie ha una capienza di 96 posti. Al 30 luglio, i detenuti sono 79. Soprattutto tunisini e marocchini, ma anche albanesi e sudanesi. In media il 70% è costituito da ex detenuti, portati qua a fine pena per l’identificazione e il rimpatrio. Poi ci sono le persone senza documenti e con un precedente ordine di espulsione a cui non hanno ottemperato, arrestate dalla polizia durante controlli dei documenti. E infine quelli che sbarcano a Lampedusa, ma che dal controllo delle impronte digitali risultano essere già stati in Italia. La percentuale dei rimpatri è bassa. Meno di un terzo. Un dato che già emergeva dalla Commissione De Mistura che nel 2006 visitò i cpt italiani, stimando che soltanto 6.000 dei 22.000 migranti che ogni anno transitano nei cpt (oggi Cie) venivano espulsi.

Ma a Pian del Lago si fa anche accoglienza. Il centro per i richiedenti asilo (Cara) può ospitare fino a 110 persone, nelle casette dietro l’alta rete metallica. Poi c’è il centro d’accoglienza, che ha 400 posti e ospita sia richiedenti asilo che uomini e donne appena trasferiti da Lampedusa, indipendentemente dalla loro nazionalità. È costituito da una serie di container grigi, con aria condizionata e riscaldamento, disposti in fila su un piazzale di cemento. In ogni container dormono da sei a otto persone. Le donne stanno in container a parte. Stesso discorso per le famiglie. Queste due sezioni, dedicate all’accoglienza, sono aperte dalle 10 del mattino alle 21. Chiunque può uscire e rientrare a suo piacimento. E la statale è disseminata di pedoni africani, che sotto il sole raggiungono la città, dopo un’oretta di cammino. Rimangono a Pian del Lago fino alla fine dell’iter della domanda d’asilo. Poi li accompagnano alla stazione del treno. E ognuno prende la sua strada. L’accoglienza in circuiti protetti, ovvero nel Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar), è garantita soltanto ai soggetti vulnerabili: donne incinte, famiglie, ragazze madri. Le ultime quattro donne con bambini sono state inserite in uno Sprar a Catania lunedì scorso. Per gli altri semplicemente non c’è posto. Non è un segreto: lo Sprar conta 3.000 posti letto, di cui 450 per categorie vulnerabili. Il fabbisogno è cinque volte tanto, visto che solo nel 2007 le richieste d’asilo sono state 14.050.