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Pacchetto sicurezza – Il prezzo della crisi sulle spalle dei migranti

Nuove norme in via di approvazione. La crisi mondiale tra razzismo, discriminazioni e negazione dei diritti

Il Governo ci protegge. Dopo il passaggio in Parlamento delle nuove norme (Disegno di legge 733) che vanno a modificare il Testo Unico sull’immigrazione e altre leggi che interessano i cittadini stranieri presenti sul territorio italiano, ci sentiremo probabilmente molto più sicuri.

O forse no. Forse, con questo ulteriore passaggio, dopo i provvedimenti già approvati quest’estate e gli ultimi decreti su asilo e ricongiungimenti entrati in vigore lo scorso 5 novembre, ci saranno semplicemente milioni di cittadini (4 milioni solo i regolari secondo i dati del Dossier statistico caritas) con meno diritti, meno garanzie e una rabbia, neppure molto nascosta, pronta a farsi spazio.

Cosa abbiano a che vedere con la sicurezza gli ostacoli introdotti nelle procedure per i ricongiungimenti familiari, il divieto di contrarre matrimonio se privi di permesso, il prolungamento dei tempi per l’acquisizione della cittadinanza, o i nuovi vincoli per l’iscrizione all’anagrafe, rimane veramente oscuro.
Fa invece sorridere, se non fosse inserita in un contesto di così pesante restrizione dei diritti, la proposta per cui, per scoraggiare gli ingressi non autorizzati di persone che sono disposte a pagare il prezzo della vita per una speranza e per un futuro migliore, viene introdotto il reato di ingresso e soggiorno irregolare, punito con l’ammenda da cinquemila a diecimila euro, vista l’impossibilità di incarcerare migliaia di persone (come era previsto nella proposta iniziale).
Oscuro rimane anche il legame tra i test di italiano e di conoscenza delle leggi del nostro paese, che i nuovi arrivati dovrebbero sostenere al momento dell’ingresso, ed il loro “grado di disponibilità all’integrazione”. Ma c’è poco da stupirsi visto che lo stesso esecutivo è stato capace di introdurre una discriminazione positiva transitoria per “aiutare” i bimbi non cittadini italiani nel percorso scolastico.

I migranti in questo paese sono già pienamente inseriti nel tessuto sociale, produttivo, scolastico, economico e spesso anche politico.
E sembra proprio siano rivolte a questi, a chi già contribuisce alla crescita della società che ci circonda, le nuove norme introdotte.
Nuovi e insuperabili ostacoli burocratici, nuovi ed inutili adempimenti amministrativi, per le quali la vita di molti diventerà impossibile.

La crisi epocale che il mondo sta vivendo sta ridisegnando evidentemente i quadri normativi, sociali, economici e politici in ogni angolo del pianeta. Un grande lavoro di riscrittura delle regole è in corso. Tutto questo, certo, non fa pensare a nulla di buono, ma apre sicuramente anche nuovi spazi, nuove possibilità

Cosa vuol dire essere nuovi cittadini di questo paese nell’era della crisi globale?
In primo luogo significa pagare 200 euro di tassa per ogni pratica di rinnovo o rilascio del permesso, per le richieste di cittadinanza o per i ricongiungimenti.
Ma vuol dire soprattutto il tentativo di scaricare sui migranti, mentre il mondo incorona un figlio di immigrati alla presidenza degli Stati Uniti, il prezzo di un’economia globale ingestibile, di mercati finanziari che hanno saputo continuamente e strutturalmente forzare le regole scritte proprio dagli stessi giocatori, di un welfare state incapace di dare risposte a milioni di precari, intermittenti, perennemente in cerca di reddito tra un lavoro a cottimo, un licenziamento e l’erosione delle garanzie acquisite.
Così la competizione si scarica in basso: i migranti diventano contendenti nella ricerca di un lavoro e più in generale pericolosi per l’ordine pubblico, il problema abitativo che investe milioni di persone, da chi ha contratto un mutuo a chi si è affidato al mercato privato, a quanti sono in disperata attesa di un alloggo a canone sociale, non può non prevedere l’esclusione dei migranti dall’accesso al contributo per l’affitto, come l’assistenza e gli ammortizzatori sociali, non possono che essere riservati ai cittadini italiani.

Perchè?
Non è certo una cosa nuova quella dell’individuazione del nemico, del pericolo, del contendente che compete nella spartizione delle briciole.
Sicuramente la politica e l’informazione in questo hanno sempre giocato un ruolo non poco rilevante.
Ma il vero nodo è però il fatto che, dentro alla crisi, alimentare e riproporre continuamente la guerra tra contendenti trova un terreno sicuramente disponibile su cui posarsi.
Se da un lato si ripropongono quindi norme pesanti, in nome della sicurezza, nel tentativo di disegnare i migranti come soggetti pericolosi, dall’altro, si comprimono i loro diritti fino a ridurli ai minimi termini. Senza però fare i conti con il nuovo aspetto che hanno assunto oggi le nostre città ed il nostro paese. Milioni di persone che qui hanno scelto di vivere, crescere e costruire il loro futuro, fino a quando saranno disposte a caricarsi sulle spalle tutto questo?
Già da tempo momenti di inedita visibilità degli invisibili hanno preso forma. In molte occasioni, a Castelvolturno, a Milano e a Parma gli esempi più eclatanti, abbiamo assistito a segnali di indisponibilità.
Da più parti prende vigore l’idea che, un giorno, tutti dovremmo accorgerci di quanto il peso dei migranti oggi sia fonfdamentale. Un giorno di sciopero sociale e di iniziative, un giorno senza migranti per capire quanto siano importanti.
Perchè la crisi amplifica e lo farà ulteriormente, questo scenario.
Migliaia di fabbriche sono in chiusura, migliaia di persone verranno licenziate, in larga parte migranti (così dicono le stime dell’ultime trimestre) e così non potranno rinnovare il permesso di soggiorno per quel ricatto, che neppure il precedente esecutivo ha mai messo in discussione, che lega il titolo di soggiorno al contratto di lavoro (il contratto di soggionro appunto).
Che ne sarà di migliaia di lavoratori, ormai professionalmente formati e specializzati, che verranno sottoposti a decreto di espulsione?
Le stesse associazioni degli industriali pongono questo problema: la necessità di sospendere la legge Bossi-Fini, di eliminare quel vincolo che la crisi rischia di rendere un boomerang anche per chi ne ha sempre tratto vantaggio. Anche le organizzazioni sindacali hanno colto la drammaticità di questo orizzonte.
Fermare il nesso tra diritto di soggiorno e contratto di lavoro non sarà però una questione facile da affrontare. Certamente non saranno sufficienti qualche sciopero e qualche tavolo di trattativa.
Come sempre sarà la forza dei soggetti coinvolti, le mobilitazioni intorno al tema della scuola sono in questo senso una indicazione, a determinare la possibilità di “non pagare la crisi”, di affermare nuovi diritti, di arginare il razzismo che va diffondendosi.
E se qualcuno ha sempre proposto di fermare l’immigrazione, mentre altri ne hanno sempre riscontrato la preziosa utilità per il mercato del lavoro, oggi rischiamo di scoprire come dietro a tante braccia, ci siano progetti di vita, con tanto di famiglie al seguito, di relazioni sociali strette ed affermate, di figli inseriti a scuola, di voglia di sentirsi partecipi nella costruzione, ma anche delle decisioni, del paese in cui viviamo. Dei veri e propri nuovi cittadini.

Nicola Grigion, Progetto Melting Pot Europa

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Lo sportello a cura dell’Avv marco Paggi