Da La Stampa on line del 16 gennaio 2009

“Troppi alunni stranieri. Toglieremo i nostri figli”

Torino, genitori in allarme. Il Comune vara un piano speciale

Matteo ha nove anni, fa la terza elementare a Porta Palazzo, il quartiere più multietnico di Torino: la città dove Alleanza nazionale, lo scorso anno, chiese il numero chiuso di stranieri nelle scuole elementari. Non oltre il 10 per cento, «per tutelare gli italiani».

Ora, i genitori di Matteo – che nella primavera 2008 guardavano ammaliati il logo della scuola Fiochetto, disegnato da una bambina marocchina (una cartella da cui spuntano i cinque continenti) – sono preoccupati. Quelle classi che sono meglio di un manifesto di Benetton – ce n’è una con tutti gli scolari stranieri: 15 extra-italiani a zero – per i genitori italiani non rappresentano più un’opportunità, un arricchimento, una sorta di «United colors of school». E pensano di non iscrivere più, il prossimo anno, il loro bambino in quella stessa scuola dove gli immigrati stanno prendendo il sopravvento sugli italiani.

Lo stesso farà Giorgio Viale. Due figli: la più grande frequenta la scuola media Croce – 60 per cento di stranieri – il più piccolo l’elementare Parini. «In classe sono 21: 19 stranieri e due italiani. L’anno prossimo, quando entrerà in prima media, non lo porto da sua sorella. Lo iscrivo altrove, a costo di metterci mezz’ora in più al giorno per portarlo e andarlo a prendere».

La fuga degli italiani dalle scuole multietniche di quartieri come Porta Palazzo e Barriera Milano (34 e 26 per cento di studenti straniere nelle elementari e medie) sta assumendo dimensioni preoccupanti. Al punto che l’assessore all’Istruzione del Comune di Torino, Luigi Saragnese, due giorni fa ha convocato un vertice con i dirigenti scolastici di diversi istituti colpiti dall’«esodo»: esperti, tecnici e mediatori culturali per mettere a punto le «strategie di trattenimento degli alunni italiani sul territorio». È scritto proprio così sulla cartellina gialla della riunione. Nella sostanza il Comune sta studiando i rimedi per evitare che l’emorragia continui e dalle classi composte da soli immigrati si passi alle scuole disertate dagli italiani.

Gli interventi che Torino metterà in campo vanno dall’aumento del numero di mediatori culturali per ogni istituto alle visite guidate dentro gli istituti (per dimostrare che sono tutto fuorché ghetti) sino alla realizzazione di dépliant in cui magnificare le opportunità racchiuse in un istituto dove la maggior parte degli allievi arriva da paesi stranieri. Operazione d’immagine, di comfort psicologico. Perché, in fondo, il problema sembra essere quello. «Queste scuole multiculturali in genere funzionano – spiega Onofrio Di Giovanni preside della media Croce – qui i bambini imparano. Sono certi genitori, adesso, ad avere paura».

Il rischio ghetto incombe su alcuni frammenti di città. E ancor più sulle scuole. Gli italiani magari non cambiano casa per sfuggire al quartiere dove ormai sono in minoranza. Ma fanno cambiare scuola ai figli. Il razzismo non c’entra nulla, sostengono mamme e papà.

La diffidenza nemmeno. E, forse, neppure la didattica anche se – dice Piero Marasco, un altro padre – «a volte i maestri procedono un po’ a rilento per non lasciare indietro nessuno». Dentro chi decide di trasferire i bambini si agitano paure più profonde. «Un po’ la lingua, un po’ perché ci si sente troppo isolati quando si è davvero rimasti gli unici italiani in una classe: a questo punto può prevalere un senso di straniamento», racconta Paola Lucchi, una mamma.

Questione di formazione, di attitudini, di background, di predisposizione all’apprendimento di cose diverse, si dice davanti alle scuole. «Questione di miopia culturale – spiega Giulia Guglielmini, pedagogista, che dirige la scuola Fiochetto, 75 per cento di stranieri -. Perché una volta superati i pregiudizi si capisce bene che la differenza, lo scambio e il multilinguismo possono soltanto arricchire». Tanti genitori confermano. «I ragazzi vanno d’accordo. Ma ad altre mamme e papà spesso questo non basta», racconta Anna Pontenani davanti a un’altra elementare.

La molla che spinge i genitori di bambini italiani a spostarli dalle scuole ad alto tasso di stranieri è lontana dai proclami della Lega che per domani pomeriggio organizzerà l’ennesima ronda anti-extracomunitari che delinquono: «Non è razzismo – spiega l’assessore Saragnese – anche perché i ragazzini stranieri molto spesso sono nati in Italia e parlano bene la lingua. E’ piuttosto una questione di ambientamento, di radici, di comunanza, di memoria, di forma mentis e condivisione di ricordi».

EMANUELA MINUCCI E ANDREA ROSSI