Fermate le deportazioni in Afghanistan

La testimonianza di Basir Ahang, giornalista indipendente afghano, rifugiato politico a Venezia

I profughi afghani a Patrasso in questi ultimi giorni vengono respinti alla frontiera della morte.

Fino al primo maggio al campo di Patrasso c’erano circa 2000 ragazzi afghani, e l’80% di loro erano minorenni tra i 9 e i 17 anni. Il Ministro dell’interno greco, dopo una visita fatta a Patrasso nei primi giorni di maggio, ha deciso di smantellare quel campo perché nell’ultimo anno sono diventate visibili, grazie ai servizi giornalistici e televisivi soprattutto italiani, la violenza subita dai profughi e le costanti violazioni dei diritti fondamentali in Grecia, primo tra tutti il diritto d’asilo.

Visto che in Grecia non esiste alcuna possibilità di chiedere e ottenere asilo politico secondo la Convenzione di Ginevra, il campo di Patrasso era l’unico posto dove le migliaia di profughi, quasi tutti afghani, potevano restare.
Chiuderlo significa aggiungere violenza a violenza, tortura a tortura, mettendo circa 1.600 minorenni a dormire per strada e abbandonandoli nelle mani dei passeurs e delle mafie del luogo.
Dopo l’ultimatum del governo greco, circa 1200 persone, quelle che avevano la disponibilità economica per farlo, sono riuscite a scappare dalla città di Patrasso e a raggiungere altri luoghi in Grecia sempre nella speranza di riuscire ad abbandonare quell’inferno per raggiungere un paese in cui esistono i diritti umani.
Almeno 800 persone, però, sono da due giorni nascoste dentro il campo, hanno paura ad uscire perché, tra ieri e oggi, 54 di loro sono stati respinti in Turchia e da lì direttamente a Kabul, in Afghanistan, il paese dal quale sono scappati.
Alcuni hanno telefonato da lì e rischiano di morire in ogni momento.

Se veramente esistono le agenzie come l’Unhcr, realtà come l’Unione europea, le leggi internazionali, i diritti fondamentali anche e soprattutto per chi fugge dalla guerra e cerca rifugio, qualcuno deve fermare quello che sta succedendo adesso in Grecia. Io personalmente non riesco rispondere ad un ragazzino che mi chiama da Patrasso e piangendo mi chiede un aiuto, posso solo riportarvi la sua voce e il dolore che mi trasmette.

Grazie.

Basir Ahang