Per la libertà di movimento, per i diritti di cittadinanza

Per discutere collettivamente della situazione di vita e lavoro dei e con i migranti in Basilicata

I braccianti stranieri in Basilicata: quali diritti?

Incontro Pubblico 24 Luglio ore 17:00 - Aula Magna dell’Istituto E. Battaglini (Ragioneria) a Venosa (PZ)- A cura del Comitato Difesa Migranti

Sono ormai più di 10 anni che lavoratori stranieri, in gran parte provenienti dall’Africa ma anche dai paese dell’Est Europa, arrivano nelle campagne di Venosa, Palazzo San Gervasio, Lavello, per la raccolta dei pomodori. Arrivano con la speranza di un lavoro, invece trovano condizioni di vita al limite della sopravvivenza e condizioni lavorative schiaviste.

Questi lavoratori vivono in totale mancanza dei più basilari diritti umani e delle condizioni igienico-sanitarie minime e vengono sfruttati da caporali locali e non.

Agli aspetti tipici del caporalato, cioè l’insicurezza delle condizioni di lavoro, l’irregolarità, lo sfruttamento, l’assenza di assistenza sindacale, si aggiunge un ulteriore elemento: la vera e propria riduzione in schiavitù di cui sono vittime molte di queste persone.

Le persone impiegate nella raccolta sono sottoposte in moltissimi casi a rigida sorveglianza da parte dei caporali; non viene fornito loro un alloggio, ma anzi sono costretti a sopravvivere in casolari abbandonati presenti nelle nostre terre o in quello che viene chiamato Centro di Accoglienza di Palazzo San Gervasio, con totale assenza di acqua e di quanto serve per soddisfare altri bisogni fondamentali per la vita di qualsiasi essere umano.

Nessuna garanzia è dunque data alle vittime di questa forma moderna di schiavitù.

Tutto questo è il risultato di una politica del governo che, anche con l’entrata in vigore del Pacchetto Sicurezza, aumenta la discriminazione e la repressione verso chi invece viene su questi territori in cerca di una vita migliore e condizioni lavorative più decenti.

Le amministrazioni locali tacciono e si rendono complici di questa nuova forma di schiavitù: non intervengono per migliorare le condizioni di vita dei nuovi braccianti, né per cambiare il volto della nostra agricoltura. Non possiamo e non vogliamo rimanere indifferenti alla totale mancanza di diritti per queste persone e alla totale mancanza di assunzione di responsabilità da parte delle amministrazioni.

Riteniamo importante e urgente che venga esercitata una pressione e una sensibilizzazione nei confronti delle forze politiche e delle popolazioni locali. Riteniamo che sia giunto il momento in cui le amministrazioni si muovano per risolvere il problema dei migranti che ogni anno arrivano su queste terre e che per questo devono essere ospitati e non sfruttati.

Pensiamo che chiunque vive su questa Terra abbia diritto ad una vita dignitosa senza tener conto della provenienza, della religione e del colore della pelle e abbia diritto a non essere sfruttato.


Programma

– ore 17:00
Proiezione del video “Il tempo delle arance” (30min) realizzato da InsuTv a Rosarno durante i giorni della deportazione dei migranti.

– ore 17:30
Intervento di braccianti africani che vivono e lavorano in queste terre

– ore 18:00
Anselmo Botte (CGIL Salerno) – autore del libro “GrazieMila – Eboli, San Nicola Varco: cronaca di uno sgombero”

– ore 18:30
Dibattito pubblico