Egitto – 80 profughi eritrei in ostaggio dei trafficanti

Il disperato appello è stato lanciato dall'Agenzia Habeshia nella notte

Il Gruppo EveryOne raccoglie l’appello urgente lanciato stanotte dall’Agenzia Habeshia, riguardante una richiesta disperata di aiuto da parte di 80 profughi eritrei sequestrati al confine tra Egitto e Israele dai trafficanti, che pretendono il pagamento di 8.000 dollari per la loro liberazione.

Questi profughi raccontano che sono partiti da Tripoli, in Libia, per andare in Israele; hanno già pagato il prezzo pattuito di 2.000 dollari, ma i trafficanti hanno tradito gli accordi presi ed esigono di più. Il racconto dei profughi è drammatico, riguardo alla loro condizione: è già un mese che sono tenuti legati con le catene ai piedi, come si faceva una volta nel commercio degli schiavi, e vengono continuamente minacciati e maltrattati. Da 20 giorni non hanno a disposizione acqua per lavarsi, sono segregati nelle case nel deserto del Sinai, sotto minaccia di morte se non pagano questi 8.000 dollari. Riferiscono che ci sono molti altri profughi eritrei, etiopi, somali, sudanesi nella zona del Sinai, in simili condizioni. Si parla di circa 600 persone. “Questa modalità di ricatto è diventata nel tempo redditizia per i trafficanti, che sfruttano la disperazione dei profughi” spiega EveryOne.

“Questa situazione è anche frutto della chiusura delle frontiere dell’Europa con accordi bilaterali”, proseguono gli attivisti per i diritti umani, “che non hanno offerto alternative ai richiedenti asilo politico provenienti dal Corno D’Africa, ora costretti sempre più ad affidarsi a questi sensali di carne umana, trafficanti di persone innocenti e disperate. La politica di respingimenti e di chiusura sta favorendo l’arricchimento di trafficanti e criminali, che raggirano i disperati che fuggono da situazioni di guerre, persecuzioni, fame. Chiediamo l’intervento dell’Alto Commissario ONU per i Rifugiati, dell’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, del Parlamento europeo, della Commissione Ue, del Consiglio d’Europa e dei Paesi membri dell’Unione, nonché la piena collaborazione del Governo egiziano. E’ fondamentale”, concludono i co-presidenti di EveryOne Malini, Pegoraro e Picciau, “che il governo della Repubblica Araba dell’Egitto liberi queste persone senza mettere in pericolo le loro vite. In questo gruppo di profughi ci sono anche molte donne in condizioni fortemente debilitate dalla mancanza di cibo, dalle cattive condizioni igieniche e ambientali, dalla situazione di totale degrado e continue violazioni dei loro diritti fondamentali”.