Profughi eritrei nel Sinai – I trafficanti ne torturano e uccidono altri tre e le morti salgono a sei

Mentre le Istituzioni umanitarie dell’ONU e dell’Unione europea chiedono all’Egitto di mettere in atto le misure opportune per combattere la tratta dei migranti in fuga da guerre e persecuzioni, il Gruppo EveryOne riceve dall’Agenzia Habeshia un’altra drammatica notizia: altri tre eritrei, ostaggio dei trafficanti nella regione del Sinai, tra Egitto e Israele, sono stati uccisi dai trafficanti. Avevano tentato di fuggire in un gruppo di dodici persone e sono stati catturati, torturati, pestati con bastoni. Le morti, tra gli 80 profughi eritrei tenuti in ostaggio, salgono così a 6. Tre erano infatti stati assassinati due giorni fa a colpi di pistola, poiché i loro familiari non erano riusciti a pagare il riscatto. “Gli accordi con il dittatore Gheddafi, la trasformazione dell’Europa in una fortezza, le continue violazioni della Convenzione di Ginevra hanno prodotto questa nuova tragedia, in cui i migranti si sono trasformati nei nuovi Ebrei e un nuovo genocidio viene celebrato nell’orrore, nel sangue e nel silenzio,” affermano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne, in un appello urgente rivolto alle Istituzioni internazionali.

“L’Europa si sta abituando a parole come ‘deportazione’, ‘reato di clandestinità’, ‘internamento’,” proseguono di difensori dei diritti umani, “le forze dell’ordine si trasformano in carnefici, i politici si affermano predicando xenofobia, i media addormentano le coscienze. Rinnoviamo l’appello: non consentiamo agli assassini di continuare i loro crimini e salviamo i 74 eritrei superstiti. Ma soprattutto, iniziamo a rispettare la Convenzione di Ginevra, senza la quale siamo tutti complici delle terribili violazioni dei diritti dei profughi”.