L’Italia non rispetta gli standard previsti dalla normativa europea in materia di asilo

La denuncia di ONG Svizzere e Norvegesi dopo una visita in Italia. Denunciano che i trasferimenti verso l'Italia previsti dal Regolamento Dublino rischiano di violare i diritti sanciti dalla Convenzione Europea per i Diritti dell'Uomo.

In seguito ad una visita a Milano, Roma e Torino Juss-Buss e SFH/OSAR hanno reso pubblico un rapporto, Asylum procedure and reception conditions in Italy, in cui vengono denunciati i limiti e le carenze del sistema di accoglienza per richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale.
La delegazione si è concentrata sulla condizione delle persone riportate in Italia in applicazione del regolamento europeo che stabilisce la competenza per l’esame della domanda di protezione e l’accoglienza delle persone in attesa che sia definito il proprio status o dopo che è stata riconosciuta loro protezione. Infatti, sia Svizzera che Norvegia, aderiscono al regolamento e l’Italia è stata dichiarata il paese competente per molte delle procedure dublino attivate in Norvegia e per quasi la metà di quelle svizzere. Al rientro in Italia le persone hanno testimoniato di essere prive di accoglienza.

Da questa denuncia è partita l’indagine volta a approfondire la situazione italiana, per verificare il rispetto dei diritti umani dei richiedenti asilo ed eventuali violazioni dovute ad una insufficienza del sistema di accoglienza, del sistema sanitario e dell’assistenza all’integrazione.

Il rapporto prende in esame la procedura per la richiesta e il riconoscimento della protezione internazionale, domanda, decisione, appello, permessi di soggiorno e tutela legale, e l’accoglienza nelle varie fasi della procedura, a partire del periodo che precede la verbalizzazione fino al riconoscimento o all’eventuale diniego, nei diversi sistemi di accoglienza presenti: CARA (Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo), CIE (Centro Identificazione ed Espulsione) e SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati).
Attraverso le interviste con responsabili di Prefetture, Questure, Enti locali, enti tutela ed associazioni, il rapporto denuncia le violazioni, a partire dagli accordi Italia-Libia che hanno consentito i respingimenti di massa in Libia a partire dal maggio 2009 fino alla recente guerra, in violazione del divieto di refoulement sancito dalle convenzioni internazionali.

Nonostante il miglioramento portato dal recepimento della normativa europea, il sistema di accoglienza non è ancora paragonabile a quello di altri paesi europei e, denunciano, nemmeno agli standard minimi che dovrebbero essere garantiti perché sia applicabile il Regolamento Dublino.

L’accoglienza e l’accesso al servizio sanitario sarebbero insufficienti in tutte le fasi della procedura:
– in attesa dell’appuntamento per la verbalizzazione non sono previste misure di accoglienza, in disapplicazione della normativa europea, ed in particolare della Direttiva sull’accoglienza;
– i centri non sono sufficienti a garantire l’accoglienza per tutti i richiedenti asilo;
– la normativa italiana prevede l’obbligo di accoglienza per i richiedenti asilo solo nella prima fase della procedura e non fino ad una decisione definitiva, come previsto dalla Direttiva europea;
– non tutte le persone in seguito al riconoscimento di una protezione non riescono a beneficiare di programmi di integrazione;
– non è garantita l’assistenza alle categorie vulnerabili, in particolare alle persone con disagio psichico, persone con traumi e minori non accompagnati;
– insufficiente assistenza sanitaria dovuta alla mancanza di informazioni.

Le conclusioni dell’indagine portano ad affermare che le autorità statali che devono decidere in merito al trasferimento in Italia devono essere consapevoli del fatto che questo potrebbe comportare una violazione dei diritti umani,anche alla luce della recente sentenza della Corte Europea per i Diritti dell’uomo M.S.S vs. Belgium.

Il rapporto si conclude con alcune raccomandazioni:

– As long as it is common practice that asylum seekers face difficulties being received properly in the first phase of the procedure (until the verbalization of their claim) and are forced to live in squats or on the streets under inhuman conditions until they get access to the Italian reception system, Member States should before transferring them carefully assess their situation and make sure to receive a reliable commitment by their Italian counterparts that they are able to support them upon arrival.

– Regarding vulnerable persons, authorities should refrain from sending them back to uncertain und unworthy conditions. As long as the sending authority cannot ascertain that the needs of vulnerable asylum seekers, families with minors and single women are sufficiently met in Italy, and there is no formal procedure to identify them,Member States should refrain from sending them back to uncertain and unworthy conditions. Member States are urged to apply Article 3 of the Dublin II Regulation (sovereignty clause) in order not to violate Article 3 of the ECHR.

– Asylum seekers who prima-facie qualify for refugee protection status or subsidiary protection should not be transferred at all, as the protection they might gain in Italy after being awarded their status is not sufficient to secure them a decent life. The sovereignty clause of the Dublin II Regulation should be applied in a manner similar to the still valid exception clause of Swiss asylum law with regard to the third country rule of Art. 34 para. 3 lit. b Asylum Law. This provision is excluding asylum seekers with clear cut protection needs who are «obvious refugees» from being sent to a third country.
In a very early stage of the Dublin-implementation process in 2006, this exception was meant to build a frame for the application of Art. 3 para. 2 of the Dublin II Regulation – a scheme the legislator did not pursue in the end.
However in the Italian context this idea could help preventing the risk of being responsible for serious human rights violations according to Art. 3 of the European Convention of Human Rights.

– As long as most persons after being awarded refugee status or another protection status are after a certain time forced to live in squats or on the streets under inhuman conditions without the necessary support and assistance from the government, Member States should take responsibility for this group and refrain from sending them back to uncertain und unworthy conditions in order not to violate Article 3 of the ECHR. Such removals might not only be problematic under the Schengen visa scheme, they are first and foremost illicit as Italy cannot guarantee that the persons concerned will not face a real risk of ending up in destitution and misery.

– States participating in the Dublin system should more actively promote de cent harmonized standards for refugee protection throughout the Dublin area.
The current situation is by no means satisfying and leads to secondary movements of persons with protection status. Also in the light of the recent decision to enlarge the scope of application of the Directive on Long Term Residents, it is of importance to come to more common terms.

– A decision to refrain from transfer or removal into a Member State like Italy is also a commitment to burden sharing and solidarity with Member States that are more challenged due to their geographical situation. Italy needs support from other Member States. At the same time, the Italian government is under the obligation to endow the asylum structures in a proper
and sustainable manner to envisage improvements in a longer term.

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Elisabetta Ferri, Progetto Meltingpot Europa