dal Corriere romagna del 26 maggio 2011

Rimini – Tutti diversi, tutti uguali: ecco “Interazioni”

RIMINI. Un’occasione per conoscere le culture “altre”, per riflettere insieme su ciò che unisce, sulle diversità e sui tanti problemi comuni.

Tutto questo è possibile grazie a “Interazioni”, la manifestazione organizzata in varie località del territorio da Volontarimini, Casa della Pace e venticinque associazioni di migranti presenti in provincia.Giunta alla sua undicesima edizione, “Interazioni” si inaugura sabato alle ore 17 in piazza Cavour a Rimini e propone come ogni anno un ricco calendario di iniziative festose e di momenti di approfondimento. Si va dalle tante mostre (tra cui l’attesa mostra-mercato del commercio equo e solidale) allestite al Palazzo del Podestà a Rimini, al Mundialito antirazzista a Gemmano, dalla sfilata di “Moda d’altri mondi” (sempre a Rimini) alla festa di chiusura della scuola di italiano a Riccione.

E poi le cene multietniche (a Rimini, Gemmano e Novafeltria), gli spettacoli musicali e teatrali, i laboratori, gli incontri…Proprio sugli incontri vale la pena soffermarsi, perché consentono di conoscere meglio la realtà dei migranti presenti sul territorio («il 9% della popolazione residente», afferma Mario Galasso, assessore provinciale all’immigrazione). Ecco allora la presentazione dell’indagine sullo stato delle comunità senegalesi sulla riviera romagnola (30 maggio a Rimini), la tavola rotonda sui diritti dei popoli migranti (2 giugno a Gemmano), l’incontro sullo sfruttamento lavorativo e la produzione di clandestinità (3 giugno a Rimini), la presentazione dell’inchiesta sui lavori migranti al tempo della crisi (23 luglio a Novafeltria) e tanto altro ancora, tra cui le testimonianze degli stranieri che vivono sul territorio provinciale.

«Qui diventa sempre più difficile, nella vita di tutti i giorni le difficoltà economiche sono molto presenti e sento spesso parlare del desiderio di tornare a casa – dice Fatima, giovane mamma marocchina in jeans e velo, in Italia da 15 anni –. Ma tornare nei paesi d’origine è una scelta coraggiosa, perché significa ammettere la sconfitta di fronte alla propria comunità, che si aspetta da chi parte un ritorno con l’automobile, i bei vestiti e i soldi in banca».«Si tratta di una sconfitta di tutti, vostra e nostra – ribatte Gianni Ceccarelli, coordinatore della Casa della Pace riminese – perché mostra che qui, nei paesi occidentali, non abbiamo creato condizioni di sviluppo per tutti. E poi non dimentichiamo che spesso siamo stati proprio noi a sostenere e finanziare certi rais del sud del mondo, invece di lavorare per creare politiche di progresso per tutti».

Il dilemma se restare o tornare è sentito anche da Natalia, arrivata in Italia dieci anni fa dall’Ucraina: «Dopo 2, 3 anni che sei qui non hai più le stesse amicizie nel paese d’origine perché mentre tu eri lontano, là le cose sono andate avanti ugualmente e sono cambiate. E quindi tu senti di non avere potuto costruire niente qua e di avere perso molto di là. Si è come sospesi».