SPRAR – Rapporto annuale del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Anno 2010/2011

SPRAR – Rapporto annuale del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Anno 2010/2011

L’introduzione al rapporto
di Daniela Di Capua, Direttrice del Servizio centrale dello SPRAR
e di Luca Pacini, Responsabile dell’Area Welfare, Scuola e Immigrazione dell’ANCI

Obiettivo principale dello SPRAR è la complessiva protezione della singola persona accolta, attraverso l’attivazione di percorsi individualizzati di (ri)conquista della propria autonomia, per una effettiva partecipazione al territorio italiano, in termini di integrazione lavorativa e abitativa, di accesso ai servizi del territorio, di socializzazione, di inserimento scolastico dei minori. I dati relativi a tale presa in carico per l’anno 2010 sono stati rilevati dalla Banca dati dello SPRAR e riportati puntualmente nel presente Rapporto. Tuttavia, gli scenari che si sono andati configurando negli ultimi anni non consentono di limitarsi a un’analisi delle informazioni circoscritta temporalmente o confinata all’interno del Sistema di protezione e dei progetti che ne fanno parte, ma richiede piuttosto una contestualizzazione di più ampio respiro, che introduca nuovi elementi di riflessione sia rispetto all’impatto degli interventi sui territori sia in relazione alle diverse specificità dei nuovi flussi migratori.

Questa la ragione per cui il Rapporto SPRAR 2010-2011 si sviluppa intorno a tre macro argomenti lungo un percorso di circolarità: dalle domande di protezione internazionale e l’accoglienza SPRAR nel 2010; a una lettura comparativa fra i dati sul fenomeno migratorio a livello nazionale, regionale e i progetti SPRAR locali; a un confronto fra diversi modelli europei per l’accoglienza e la tutela di richiedenti protezione internazionale.

Nonostante il procedere consequenziale dei temi trattati, a un primo sguardo su alcuni dati può accadere di cogliere elementi che solo apparentemente sono contraddittori fra loro.

Soffermandosi ad esempio su un arco temporale più esteso del solo anno 2010, ciò che appare immediatamente evidente è l’improvvisa discontinuità dei flussi migratori dopo il 2007, con il picco di arrivi via mare nell’anno 2008 e il conseguente raddoppio delle domande di protezione, quindi il calo improvviso di numeri negli anni 2009/2010 e il nuovo eccezionale afflusso prevalentemente dall’Africa per tutto il 2011. Il fatto che tali fluttuazioni non trovino tuttavia corrispondenza con il numero di persone accolte nei progetti SPRAR trova spiegazione sia nella cronica insufficienza di posti finanziati nello SPRAR che mortifica l’obiettivo di una risposta complessiva e incisiva, sia nell’inevitabile coda di richieste di accoglienza che si viene a creare negli anni successivi a flussi numerosi e improvvisi: due variabili significative ai fini di una corretta analisi della realtà e della programmazione degli interventi.

Viceversa, nello scorrere i dati a livello regionale, può saltare all’occhio il dato relativo ai tempi di permanenza all’interno dei progetti, talvolta assai differenti da un territorio all’altro, apparentemente a fronte di una medesima tipologia di beneficiari e di medesimi standard di accoglienza: in questo caso, ciò che va messo in evidenza è l’aumento progressivo che si va registrando di persone con gravi vulnerabilità che, non potendo essere trasferite in strutture adeguate per varie ragioni, rimangono in carico al progetto e all’ente locale titolare per tutto il tempo necessario a una prima riabilitazione. Anche in questo caso, quella che emerge è un’informazione articolata che, adeguatamente valorizzata, può fornire elementi preziosi per un’analisi dello stato dell’arte in cui versano i servizi socio-sanitari a livello locale.

Le amministrazioni locali sono infatti i soggetti su cui principalmente ricade la responsabilità sulle dinamiche di accoglienza e integrazione di titolari di protezione internazionale, perché è sui singoli territori che l’inserimento socio-economico delle persone si attua e si stabilizza. L’integrazione deve considerarsi come un processo in movimento, dinamico e difficilmente ingabbiabile in rigidi schemi predefiniti, soprattutto se standardizzati e prescindenti dalle persone direttamente interessate. Approccio che trova conferma anche nel confronto con i sistemi di accoglienza più avanzati, su cui alcuni Stati europei da anni hanno consolidato la propria esperienza.
Il modello attuato dal Sistema di protezione, così come le buone pratiche emerse da molteplici esperienze cittadine di assistenza e supporto a migranti – economici e forzati -, può essere la risposta appropriata per contrastare i rischi di esclusione sociale ed emarginazione, nonché favorire i percorsi di inserimento e sviluppare una cultura di accoglienza, attraverso un lavoro di informazione, condivisione e conoscenza presso le nostre comunità.

E’ nostro parere che tali sintetiche considerazioni trovino ulteriore conferma negli eventi del 2011, con la cosiddetta “Emergenza Nord Africa”, la cui gestione ha coinvolto direttamente e diffusamente tutti i territori e tutte le comunità e costituisce ad oggi il banco di prova del sistema italiano complessivo; buone prassi e criticità sono state amplificate e messe inequivocabilmente in luce nella concretezza della gestione degli interventi e nelle prevedibili ricadute che essa avrà anche a medio e lungo termine, sia in termini di inclusione che di emarginazione sociale dei migranti arrivati nel nostro Paese.

Obiettivo condiviso sia dunque un concreto, definito riassesto del sistema italiano per l’accoglienza e la protezione dei migranti forzati, basato non solo sull’ampliamento dello SPRAR e sull’ottimizzazione delle risorse, ma anche su una prospettiva di rafforzamento dell’intero sistema di welfare, delle competenze dei servizi territoriali, a beneficio di tutta la popolazione locale, nativa o migrante, nonché arricchimento anche culturale dei territori.

Un ringraziamento va esplicitamente rivolto ai comuni e alle province, agli operatori e alle associazioni, senza i quali il Sistema non esisterebbe.