da Ticinonline del 21 gennaio 2012

Svizzera – Richiedenti asilo, nasce il “caso italiano”

Grazie agli accordi di Dublino nel 2011, la Svizzera ha riconsegnato alla frontiera più profughi rispetto all'anno procedente. Ma i casi in sospeso sono destinati ad aumentare: l'Italia limita l'accettazione dei richiedenti espulsi dalla Svizzera

E’ esploso il numero dei richiedenti asilo in Svizzera nel 2011. E’ dal 2002 che non si registravano dati simili a quelli pubblicati ieri. La “Primavera araba” e la caduta dei regimi di Tunisia e Libia sono due tra i fattori chiave per spiegare il massiccio aumento di arrivi.

Aumentano le espulsioni – L’Ufficio federale della Migrazione si dimostra tuttavia abbastanza ottimista. Rispetto al 2010, grazie agli accordi di Dublino/Schengen, la Svizzera ha potuto rispedire alla frontiera un numero maggiore di persone, che avevano già fatto richiesta di asilo in un altro paese europeo. Si è passati dalle 2.722 del 2010 alle 3.621 persone del 2011.

Procedure a rilento – Tuttavia, come osserva il Tages Anzeiger nell’edizione di oggi, la Svizzera ne avrebbe potuti riconsegnare un numero doppio rispetto a quanto finora fatto. Infatti sarebbero circa 7.000 i richiedenti asilo da riconsegnare ai paesi europei in rispetto agli accordi di Dublino. Una differenza che è considerata, tuttavia, normale e non desta particolari sorprese. Joachim Gross, portavoce dell’UFM spiega che le procedure di riconsegna sono lunghe e possono durare “dai due ai tre mesi”. Fino a quando, cioé, tutte le pratiche burocratiche vengono ultimate.

L’Italia: “Non più di 250 al mese” – Ma c’è un altro inghippo, che rallenta le procedure. L’Italia ha, infatti, stabilito che accetta la riconsegna di richiedenti asilo arrivati in territorio nazionale per via aerea e ha limitato il numero di accettazioni a 250 al mese. La decisione è stata presa semplicemente perché l’Italia si deve sobbarcare i due terzi dei richiedenti asilo, che rientrano sotto le disposizioni della convenzione di Dublino.

Infatti, con la fine dei regimi nordafricani, si è allentata la capacità di governare il flusso migratorio proveniente dal continente africano. E il corridoio del Mediterraneo aperto rende lo sbarco in Italia più accessibile per i tanti in cerca di fortuna in Europa.

Riconsegne a rilento – Nel 2011 i richiedenti asilo in Svizzera che rientrano sotto la voce “Dublino” sono stati 1388 dalla Nigeria e 1507 dalla Tunisia. In realtà il numero effettivo di riconsegne alla frontiera è stato molto minore: 940 i nigeriani espulsi, 502 i tunisini. Una situazione questa, che ha contribuito ad alimentare malumori e proteste nei comuni svizzeri che ospitano centri di registrazione a tal punto che, negli scorsi mesi, i cantoni si sono rivolti alla Confederazione, lamentandosi che le procedure sono troppo lunghe e che, soprattutto i casi che rientrano sotto gli accordi di Dublino, devono essere accelerati. Secondo Roger Schneeberger, segretario generale della conferenza dei direttori di Giustizia e Polizia, vi sarebbe stato un miglioramento sotto questo punto di vista.

L’obiettivo mancato – L’obiettivo dichiarato è quello di “evadere” i casi “Dublino” direttamente nei centri di registrazione. Obiettivo che, comunque, non è stato raggiunto. Questo perché in questi centri mancano i posti, non sono abbastanza capienti e quindi succede che il richiedente trascorra in media venti giorni, non sufficienti per evadere tutte le pratiche, prima di essere trasferito altrove.

“Il collo di bottiglia” – A dire che nulla è cambiato è David Keller, direttore dell’Ufficio della migrazione del canton Svitto e presidente dell’associazione che riunisce tutti gli uffici della migrazione cantonali. Secondo Keller la difficoltà risiede proprio nelle procedure che riguardano le riconsegne all’Italia. Un flusso che, verso sud, sarebbe, con una metafora usata dallo stesso Keller, a collo di bottiglia, non perché l’Italia non rispetti i patti, ma semplicemente perché le procedure procedono, da parte italiana, al rallenty.

I profughi espulsi che si ripresentano alla frontiera – Un altro problema rilevato da Keller: il 10 per cento di tutti i richiedenti asilo espulsi dalla Svizzera attraverso la procedura di Dublino si ripresentano alle frontiere svizzere e richiedono di nuovo asilo. Su questo aspetto il Consigliere federale Simonetta Sommaruga ne aveva parlato lo scorso settembre all’ex ministro dell’Interno italiano Roberto Maroni.

In tutti i casi non è ancora chiaro se a un richiedente asilo già riconsegnato alla frontiera e che si ripresenta successivamente a bussare alle porte del nostro paese possa essere accettata l’entrata in materia riguardante la sua domanda di asilo. Secondo gli uffici di migrazione cantonale no, secondo il tribunale amministrativo federale, invece, sì. Spesso, si tratta spesso di persone che la Svizzera, così ha spiegato Sommaruga, non è in grado di riportare al loro paese di origine.