Ricerca “Il ruolo degli immigrati nel mercato del lavoro italiano” presentata oggi al Cnel

I circa 900 mila immigrati occupati in più troveranno posti di lavoro prevalentemente nelle professioni meno qualificate (per quasi la metà) e in queste ultime sostituiranno i lavoratori italiani per i quali si apriranno spazi nei posti di lavoro più qualificati.

Lo afferma la ricerca “Il ruolo degli immigrati nel mercato del lavoro italiano” del Cnel e del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che sottolinea come ”non c’e’ effetto ‘concorrenza’ in termini di perdita del posto del lavoro”. Gli immigrati, infatti, troveranno soprattutto posti meno qualificati dove supereranno, nel 2020, il 50% degli addetti.
In genere gli immigrati sono colpiti del ben noto fenomeno della “sovra qualificazione”, cioè dal fatto di disporre, in genere, di un titoli di studio, ben superiore a quello richiesto per lo svolgimento del posto di lavoro che occupano. Cioè provoca una segmentazione del mercato del lavoro, causato da una imperfetta e parziale assimilazione economica degli immigrati e che in parte è dovuta a fenomeni di discriminazione, di sottoinquadramento, di segregazione in posti di lavoro poco qualificati”.

Il presidente del Cnel, Antonio Marzano ha detto nel corso della mattinata: «Se non c’è un’aspra concorrenza nel lavoro e gli immigrati, anche con titoli di studio elevati, fanno lavori che gli italiani non cercano vuol dire anche che l’integrazione è incompleta», registrando il permanere di una “segregazione” degli stranieri. «La situazione migliora con il permanere degli immigrati in Italia e soprattutto per le seconde generazioni», ha aggiunto. «Per chi è nato in Italia, è cresciuto e ha studiato qui credo che negare la cittadinanza sia una forzatura e non aiuta l’integrazione», ha concluso.

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Il ruolo degli immigrati nel mercato del lavoro italiano