Roma – Il lavoro e la formazione nella relazione con Richiedenti Asilo, Rifugiati e beneficiari di protezione internazionale

Sabato 10 novembre 2012, dalle ore 9,30 presso i locali di ABeCeDario, la scuola di italiano di Fondazione IntegrA/Azione nel quartiere Casalotti (via Verzuolo, 1).

Un laboratorio esperienziale di aggiornamento sui temi del lavoro e della formazione rivolto a operatori della relazione che si occupano d’accoglienza e orientamento o che lavorano nella relazione d’aiuto con richiedenti asilo, rifugiati e beneficiari di protezione internazionale.

Il tema del lavoro oggi è anche il tema della precarietà, del lavoro sottopagato, dello sfruttamento della forza lavoro e della forza dell’intelligenza.

La giornata è sabato 10 novembre 2012, dalle ore 9,30 presso i locali di ABeCeDario, la scuola di italiano di Fondazione IntegrA/Azione nel quartiere Casalotti (via Verzuolo, 1).

Con questo laboratorio Fondazione integrA/Azione intende strutturare un contenitore dove i partecipanti possano ottenere informazioni utili rispetto ai passi da percorrere verso un lavoro, e di fare un’esperienza in gruppo dove costruire e condividere strumenti, informazioni, esperienze. Nel laboratorio si parla delle problematiche connesse all’inserimento delle persone in ambito lavorativo, professionale e formativo. Un tema che ci connette tutti, operatori dell’accoglienza e accolti, e ci costringe a ripensare la relazione tra noi e gli altri.

Il laboratorio di aggiornamento sul lavoro vuole costituirsi come esperienza significativa dove acquisire strumenti da impiegare nella relazione d’aiuto con i migranti, anche in contesti lavorativi dove non sembra esserci spazio per una relazione sana e un percorso da strutturare ad personam, in base a esigenze, competenze e desideri degli ospiti.

Sarà inoltre un’occasione per ripensare se stessi come operatori della relazione, per riorganizzarsi e, capendo cosa mettiamo nella relazione d’aiuto e agendo su di noi per cambiare la medesima, trasferire sul lavoro ciò che si è e ciò che si è in grado di fare mediando con i limiti che il contesto strutturale impone (mandato, politiche d’accoglienza, politiche dell’organizzazione per cui si lavora, etc.).

Il focus group, le attivazioni esperienziali, le simulazioni di situazioni tipo e il confronto emotivo sui vissuti personali permettono di sperimentare nuovi strumenti, di incrementare la consapevolezza, di riflettere su ciò che viene fatto quotidianamente nella pratica lavorativa, di trovare un orizzonte di senso collettivo in cui far rientrare ansie e insoddisfazioni e di immaginare soluzioni inedite risultanti dal lavoro e dal confronto di gruppo su problematiche comuni.

Stare nel “qui e ora”, considerando la complessità della situazione lavorativa e dell’inclusione dei migranti forzati che non passa solamente attraverso un impiego, aiuta a limitare la frustrazione delle aspettative degli ospiti e dei professionisti che con loro lavorano, e previene dal rischio del burn out.

Il Programma