da Il Manifesto del 22 febbraio 2013

Quei 130 nigeriani “ospitati” in un capannone fatiscente

A Bologna affidati alla Croce Rossa

Particolarmente differenziata è stata la situazione nel territorio dell’Emilia-Romagna, dove sono state collocate circa 1300 persone. Nonostante la lunga tradizione degli enti locali nell’accoglienza dei richiedenti asilo, con l’adesione di ben 10 Comuni allo SPRAR, la ricezione dei cittadini in fuga dalla Libia è avvenuta senza valorizzare le esperienze e le competenze a disposizione. In più Comuni la Protezione Civile ha stipulato convenzioni con soggetti non qualificati, senza monitorare il rispetto degli impegni assunti e finanziati. In alcune città sono stati allestiti spazi in disuso, come se i richiedenti asilo fossero di passaggio, o forse sperando che così lo diventassero.

Perfettamente in linea con questo modus operandi è stata la collocazione di 130 cittadini nigeriani in un capannone fatiscente della periferia bolognese, affidata in gestione alla Croce Rossa Italiana. La struttura doveva inizialmente funzionare come nodo di smistamento ma i 130 cittadini nigeriani sono ancora lì, senza acqua calda né riscaldamento, senza fornitura di abiti, senza aver beneficiato di un’ora di mediazione interculturale o inserimento socio-lavorativo. Le loro continue denunce si sono rivolte a tutti gli interlocutori istituzionali (Protezione Civile, Comune, Regione, Prefettura), ma nessuno di questi è intervenuto per ripristinare i loro diritti e far rispettare i patti alla CRI, e nemmeno per prenderne le distanze. E’ singolare che proprio in questi territori si sia assistito ad un simile arretramento nelle politiche di accoglienza considerando anche le denunce dei richiedenti asilo “accolti” in altre città della Regione (Rimini, Reggio Emilia, Parma).

L’assenza di criteri comuni e di coordinamento ha penalizzato chi ha tentato interventi seri finalizzati all’autonomia e all’integrazione, lasciandolo senza riferimenti e perdendo l’occasione di una messa a sistema. Una ben diversa attenzione al tema degli arrivi a partire dagli effetti delle Primavere Arabe era senz’altro possibile in una Regione in cui le amministrazioni avevano condizioni materiali avvantaggiate rispetto ad altri territori.
Ma soprattutto il ruolo rivestito dal Governatore Errani (Presidente della Conferenza delle Regioni) avrebbe consentito di opporsi alla gestione emergenziale e al fallimento che lasciava intravedere. Al contrario il Governatore ha firmato entrambi gli accordi (con Maroni prima e Cancellieri poi) diventando a pieno titolo partner e sponsor di una “nuova” politica in materia di accoglienza ed asilo.