Tesi di laurea – Nihil Novi Sub Sole

Tra media e immigrazione, di Michela Barbieri

Il forte interesse per il rapporto esistente tra la rappresentazione mediatica dei temi relativi al fenomeno dell’immigrazione e l’approvazione dell’opinione pubblica dell’operato agito dagli organi istituzionali in tale ambito ha portato a sviluppare la seguente analisi.
Due sono i presupposti fondamentali che hanno ispirato e guidato tale lavoro: in primo luogo, la consapevolezza che l’influenza dei mezzi di comunicazione di massa nella vita reale è esercitata attraverso la detenzione dell’informazione, intesa quale strumento di potere politico e sociale; in secondo luogo, la considerazione dei mass media quale banco di prova del processo di “integrazione” della comunità autoctona e straniera.

Lʼanalisi, di stampo socio-centrico, si è focalizzata sul caso dei cosiddetti sbarchi avvenuti nella prima metà dellʼanno 2011 presso le isole Pelagie, in particolare presso lʼisola di Lampedusa, e i successivi rimpatri per rendere visibili alcuni aspetti della relazione esistente tra il potere istituzionale e lʼinformazione. Lo scopo è consistito nella verifica dellʼipotesi di lavoro secondo cui la presentazione mediatica dellʼ“esodo” verso lʼisola di Lampedusa ha creato uno spazio di azione in cui il potere istituzionale ha predisposto i rimpatri frequentemente “suggeriti”, per lʼappunto, dalla stampa.

Distanziandosi dalle cosiddette teorie del complotto, lʼintento è stato di verificare il ruolo della stampa nellʼaccettazione da parte dellʼopinione pubblica dellʼattuazione di misure governative contrarie agli impegni presi dallo Stato italiano nellʼambito della tutela dei diritti umani e, in altri termini, nella mancata opposizione alle stesse.

Lʼanalisi è stata effettuata sui quotidiani, in quanto storici e fondamentali mezzi di diffusione dellʼinformazione, con l’applicazione della content analysis, una tecnica di ricerca finalizzata allʼottenimento di una descrizione sistematica e obiettiva del contenuto manifesto della comunicazione (Berelson, 1952). Il periodo di analisi scelto è stato compreso tra il 10 febbraio 2011 e il 20 aprile 2011, date relative alle fasi di maggior interesse del processo di moral panic che si ritiene sia stato messo in atto, più o meno consapevolmente, dai mass media con il supporto del potere istituzionale.

L’analisi eseguita non è certo sufficiente a ricostruire il complesso panorama dell’informazione italiana rispetto al tema dei cosiddetti sbarchi, ma permette di evidenziare il ruolo dei quotidiani in una vera e propria ricostruzione della realtà, revisione degli eventi che, però, determina una notevole incongruenza tra la realtà e la sua percezione: si presenta, infatti,

un’evidente incoerenza tra il complesso fenomeno delle migrazioni irregolari dal continente africano verso l’Europa e la parziale e semplificata narrazione del medesimo nella stampa

La forte resistenza nel senso comune di meccanismi primari di contrapposizione noi-loro e di archetipi relativi all’immagine dell’invasione, inoltre, hanno determinato un’interpretazione precostituita degli eventi che non ha, però, concreta attinenza con la realtà. La comprensione del fenomeno dell’immigrazione solo all’interno delle cornici interpretative relative alla criminalità e all’emarginazione non può che tendere a riprodurre lo stesso dibattito pubblico. I risultati riportati dall’analisi ritengo, quindi, sostengano la correttezza dell’ipotesi di lavoro secondo cui la stampa ha favorito la creazione di uno spazio di legittimazione per l’attuazione di rimpatri e respingimenti.

E’ necessario, perciò, cambiare il modo di rapportarsi al fenomeno della migrazione irregolare non solo da parte delle pubbliche istituzioni, ma anche della stampa e in generale dei mass media, offrendo uno spazio di conoscenza e comprensione che permetta un dibattito che non si arresti ai confini preimpostati dal senso comune sull’immigrazione. E’ necessario ricordare, infatti, che a subire l’azione mediatica è la reale e tragica morte di migliaia di persone durante l’attraversamento del mar Mediterraneo: l’abitudine a tragici eventi sviluppata dai mass media ne impedisce l’interessamento e l’attenzione che ogni ingiusta e tragica morte dovrebbe provocare si affievolisce. Nulla di nuovo sotto il sole, purtroppo. Ma ciò non può giustificare la messa in atto di azioni che pongano a serio rischio la vita di altre persone. A cosa è servita la sentenza Hirsi 1 se il discorso pubblico sulle migrazioni irregolari è rimasto immutato e non si è posta fine all’attuazione di rimpatri e respingimenti? Potremmo continuare a sentirci informati leggendo i quotidiani e potremmo dimenticarci di tutti questi morti, ma il «cimitero chiamato Mediterraneo»2 ci chiede di non farlo.

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  1. Sentenza della Grande Camera della Corte Europea dei diritti dell’uomo in merito al caso Hirsi Jamaa e altri c. Italia pronunciata il 23 febbraio 2012 (reperibile sul sito della Corte Europea dei diritti dell’uomo: http://www.echr.coe.int)
  2. Del Grande, Gabriele, Il mare di mezzo. Il tempo dei respingimenti, Roma, Infinito edizioni, 2009, p. 131