Primo marzo, da Bologna all’Europa per una cittadinanza senza confini

Our Europe is without borders!

Con tante e tanti saremo in piazza il primo marzo, per affermare la necessaria abrogazione della legge Bossi Fini e per proseguire un percorso di lotte diffuse che ha nello spazio Europeo la ricaduta necessaria per cancellare le politiche di controllo della mobilità delle persone.

L’Unione Europea si definisce attraverso frontiere militarizzate che estendono i propri divieti e poteri all’esterno del suo territorio, ristabilendo la sovranità degli stati limitrofi e bloccando la circolazione delle persone ben prima delle proprie porte; al contempo queste stesse frontiere proiettano la propria funzione selettiva all’interno dello spazio che tentano di delimitare, moltiplicando confini e barriere alla piena cittadinanza e alla libertà.

Una riflessione su tutte ci ha infatti condotto nella scrittura collettiva della Carta di Lampedusa: dai luoghi di confine al cuore dell’Europa, vige un sistema di differenziazione ed esclusione che rende i diritti, ma anche le vite stesse, precari ed incerti. Se i migranti sono respinti nel mare Mediterraneo, a Ceuta-Melilla, nelle isole greche e in mille altre zone di frontiera, è altrettanto vero che nelle scuole pubbliche, nelle anagrafi, nelle questure, nelle ASL e negli ospedali si manifestano quotidianamente altre forme di respingimento, in cui tutti diventano vittime, non solo i migranti a cui sono rifiutati documenti e tessere, ma una gerarchia di uomini e donne che vedono trasformare la salute, l’istruzione, l’assistenza e la provvidenza sociale in un privilegio irraggiungibile.

Questo territorio ha sempre manifestato la propria indisponibilità a divenire laboratorio di esclusione e disuguaglianza. La protesta contro la vergognosa proposta del Comune di segnalare i genitori senza documenti dei minori al nido, le più recenti battaglie dei facchini, la continua opposizione al lager etnico di via Mattei dove il 18 dicembre scorso ad associazioni e movimenti con cariche violente è stato impedito di manifestare, la lotta dei rifugiati dell’Emergenza Nord Africa contro l’accoglienza respingente praticata dalla Protezione Civile e dalla Croce Rossa, le occupazioni di ex caserme e condomini contro la speculazione e la rendita indicano un’altra idea di città, che rifiuta la chiusura identitaria, la politica della paura, la criminalizzazione di pratiche di lotta definite “illegali”.
Allo stesso modo sono tante le battaglie dei movimenti che in altri paesi reclamano un’altra Europa, dalla rete Blockupy contro le politiche della Troika per una cittadinanza includente (una settimana di mobilitazioni europee a maggio), a quelle dei rifugiati di Amburgo e Berlino che pretendono residenza e libertà di movimento, al progetto di Carovana verso Bruxelles a fine giugno. E molte altre che speriamo di conoscere.

E’ in questo solco che si inserisce il Primo Marzo bolognese. La chiusura definitiva del CIE di via Mattei, la dignità dei lavoratori della logistica, l’abolizione di leggi come la Bossi-Fini, un sistema di accoglienza degna che metta al centro le persone, un reddito di cittadinanza per tutt*, l’accesso alla casa, all’istruzione, alla salute sono quello che vogliamo per un’Europa diversa.

Our Europe is without borders!

Manifestazione sabato 1 marzo 2014, ore 15
Piazza dell’Unità, Bologna

Centro sociale TPO
Labas Occupato


L’appello sottoscritto dalle realtà cittadine:
Su la testa! Il primo marzo dei migranti è un’occasione per tutti!

Il prossimo primo marzo torneremo in piazza. Lo facciamo dopo la tragedia politica del 3 ottobre 2013, quando la morte di centinaia di uomini, donne e bambini nel mare di Lampedusa ha reso evidente la spietatezza del regime europeo dei confini. Lo facciamo dopo la cosiddetta «emergenza profughi», che ha dimostrato che ogni regime «di emergenza» serve a costringere a una «normale» subordinazione e al silenzio chi cerca una vita migliore. Lo facciamo sapendo che i migranti non devono essere considerati solo come vittime che muoiono in mare o alle quali dare assistenza, ma sono una parte delle nostre società capace di lottare in solidarietà, prendendo possesso della loro vita, reinventando la democrazia. In Europa, in Italia e in particolare a Bologna i migranti hanno lottato con determinazione: per noi antirazzismo significa lottare con loro per affermare la possibilità di vivere, studiare, lavorare e muoversi in Europa come nel resto del mondo.
Questa lotta è oggi tanto più urgente quanto più l’austerità intensifica la precarietà e il razzismo istituzionale. La crisi economica e la sua gestione politica, a livello europeo e nazionale, hanno determinato l’impoverimento del lavoro, la riduzione del reddito, difficoltà abitative per tutti. Per i migranti, la crisi ha però aumentato le possibilità di perdere il permesso di soggiorno, essere rinchiusi nei CIE, perdere i contributi versati in anni di lavoro, scontrarsi mortalmente con il regime dei confini. Il recente referendum svizzero e il crescente razzismo inter-europeo sono effetti di queste politiche e del razzismo istituzionale che le sostiene. Si tratta di meccanismi di discriminazione e dispositivi di sfruttamento che non colpiscono solo i migranti, ma coinvolgono fasce sociali sempre più ampie e puntano a restringere ulteriormente l’accesso a reddito e diritti.
Il primo marzo del 2010, a Bologna e molte altre città d’Italia, centinaia di lavoratori e lavoratrici, migranti e italiani, hanno scioperato contro la legge Bossi-Fini. Lo hanno fatto nonostante l’opposizione di chi ha sostenuto che lo sciopero dei migranti è uno «sciopero etnico» e che oggi si schiera ancora dalla parte dei padroni. Questa lotta è andata avanti: con la battaglia ancora aperta dei lavoratori della Granarolo, con gli scioperi nei magazzini della logistica contro il sistema di sfruttamento delle cooperative, i migranti hanno dimostrato che il ricatto del permesso di soggiorno e del salario e la complicità delle istituzioni con il sistema che li sfrutta non sono sufficienti a fermarli. Dai posti di lavoro alle piazze i migranti hanno detto no alla precarietà dell’esistenza alimentata dal razzismo istituzionale: hanno rifiutato le discriminazioni nell’accesso alla salute, si sono opposti ai respingimenti scolastici e alle classi separate, hanno preteso il loro diritto d’asilo. Dai posti di lavoro alle piazze il primo marzo i migranti ripeteranno a gran voce che nessun CIE dovrà essere riaperto in Emilia Romagna e che tutti i centri di detenzione – a partire da quello di Ponte Galeria – devono essere chiusi per sempre.
Ostinatamente, in questi anni, migranti e italiani, precarie e operai, hanno realizzato pratiche di lotta che mandano un messaggio chiaro a tutti: alzare la testa contro sfruttamento, precarietà e razzismo istituzionale è necessario, alzare la testa è possibile! Il primo marzo tutte le realtà di Bologna e provincia sono invitate a raccogliere questo messaggio: per reinventare la solidarietà, per il diritto ad una vita degna per tutti/e, per stare dalla parte dei migranti senza ambiguità, dando spazio e visibilità alle loro lotte e alle loro rivendicazioni.

Primo marzo 2014, ore 15, Piazza dell’Unità – Bologna
° per la rottura del legame tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno
° per la chiusura definitiva di tutti i centri di identificazione ed espulsione
° per la cittadinanza per tutti i figli e le figlie dei migranti nati e cresciuti in Italia
° per una legge sul diritto d’asilo che tuteli realmente richiedenti e rifugiati
° per un accesso universale alle cure sanitarie e all’istruzione

Contro il razzismo istituzionale che alimenta sfruttamento e precarietà, su la testa!

Adl-Cobas Emilia Romagna; Associazione donne senegalesi – Bologna; Associazione lavoratori marocchini – Bologna; Associazione Progré; Associazione Senegalese Cheikh Anta Diop – Bologna; Comunità pachistana – Bologna; Confederazione Cobas; ∫connessioni precarie; Coordinamento Migranti; Làbas occupato; Laboratorio OnTheMove; Rivolta il debito – Communia Network; Seminaria; SIM – Scuola di italiano con migranti Xm24; Spazio pubblico Autogestito Xm24; Sportello Legale Xm24; Cs TPO; USI – lavoratrici e lavoratori anarchici; Vag61; Bartleby; RSU Fiom Ducati Motors

Per adesioni primomarzobo2014@gmail.com