Report, foto e video del 20 luglio tratte dal blog lesvosrefugees.wordpress.com

Sull’isola greca di Lesbo è crisi umanitaria

Ogni giorno circa 1.000 rifugiati siriani e afghani sbarcano sull'isola. Il sistema accoglienza è al collasso

Isola di Lesbo: campo di Karatepe, 20 luglio 2015
Isola di Lesbo: campo di Karatepe, 20 luglio 2015

L’isola di Lesvos (Lesbo) è la più grande del Mar Egeo Nord-Orientale e si trova in prossimità delle coste turche a poco meno di 20 chilometri. Sono circa 1.000 i rifugiati che arrivano ogni giorno dalla Siria (60%) e dall’Afghanistan (30%) sulle coste a nord dell’isola, nel punto più vicino alla Turchia.

I forti controlli di sicurezza, la doppia barriera metallica sulle rive del fiume Evros e i respingimenti collettivi alla frontiera tra Grecia e Turchia, costringono gran parte dei rifugiati e dei migranti a tentare sempre più l’ingresso via mare a bordo di gommoni e barche di legno.

Le cifre che fornisce Amnesty International parlano chiaro: dal 1° gennaio al 22 giugno 2015 sulle isole greche sono sbarcati almeno 61.474 rifugiati, a fronte dei 43.500 arrivati in tutto il 2014. “Il numero”, riferisce l’organizzazione non governativa, “sta aumentando al ritmo di oltre 5.000 nuovi arrivi ogni settimana, nelle prime tre settimane di giugno”.

Secondo quanto ha dichiarato nel mese di giugno il sindaco di Lesbo, Spryos Galinos, dall’inizio del 2015 si stima che siano sbarcate più di 25.000 persone, la popolazione residente è di 90.000.

La crisi economica che vive il paese, costretto a severe misure di austerità e tagli, rende ancora più difficile la gestione e la capacità di far fronte a questo afflusso, senza precedenti, di rifugiati siriani e afghani dalla Turchia. “In alcuni giorni“, ha dichiarato il sindaco, “non c’è cibo a disposizione per nutrire le persone nei campi, il governo non ha i soldi per pagare il corriere“.

La situazione è particolarmente grave nel campo di transito di Karatepe.

Gli operatori umanitari sull’isola hanno descritto le condizioni di vita dei migranti nei centri di detenzione e di transito “scioccanti e inimmaginabili“, con più di 3.000 richiedenti asilo con scarso o nessun accesso all’acqua o ai servizi igienici.

Isola di Lesbo: campo di Karatepe, 20 luglio 2015
Isola di Lesbo: campo di Karatepe, 20 luglio 2015

A Lesbo per fortuna non manca la solidarietà di attivisti e della comunità locale, anche gente comune, per aiutare i profughi.

Gruppi di abitanti organizzano i trasporti in macchina dei profughi dalle coste del nord dell’isola ai campi, in barba alla legge.

Dopo lo sbarco, infatti, devono camminare circa 40 km a piedi per raggiungere KaraTepe a causa di una legge anti-contrabbandieri che rende illegale procurare il trasferimento dei migranti.

Qui sotto riportiamo il report, le foto e il video del 20 luglio 2015 da Lesbo girato da Miriam, una ragazza tedesca che ha pubblicato il blog lesvosrefugees.wordpress.com.

Miriam è stata in vacanza su questa bellissima isola per 9 anni ed ora ha deciso di tornarci per metà delle sue ferie estive per fare qualcosa di concreto. Anche in Germania, a Karlsruhe, “insieme a molti altri cerco di alzare l’attenzione sulla situazione dei rifugiati lì“, scrive Miriam, “e combattere tutti i tipi di razzismo: istituzionale, sociale o governativo“.

Purtroppo la situazione è talmente disperata che Miriam, come scrive in questo testo, può fare ben poco di materiale per loro. Il blog, spiega, “nasce per catturare le mie esperienze e dargli una struttura. Ma soprattutto nasce dopo aver ascoltato quello che mi ha detto un rifugiato il primo giorno:
“Per quanto tempo dobbiamo rimanere in questo campo? Per quanto tempo ancora devo stare qui? Soffriamo di tutto. Non possiamo procurarci cibo, non ci sono medici, non c’è nessuno a cui chiedere … Davvero. Penso che siamo i dimenticati”.

Ha detto queste parole nella propria lingua e io le ho tradotte. Spero che, se mai avrà la possibilità di leggere questo testo, sia soddisfatto della mia traduzione.

“In Germania, uno dei nostri slogan principali è “nessuno è illegale”.
Ma qui sull’isola di Lesbo è diverso; per l’illegalità è necessario un sistema giuridico. Qui, loro sono solo dimenticati. Dimenticati dal mondo intero”.

Ringraziamo Ilaria Rossi per la traduzione.

Campo profughi di KARATEPE, 20 Luglio 2015: peggio di sempre / vergogna!
20 Luglio 2015

Oggi ho visitato nuovamente Karatepe. È stato peggio di sempre.

Quasi mi vergogno a dire che oggi non ho potuto fare altro che fotografie.

Abbiamo bisogno di un sistema. Abbiamo bisogno di un sistema vero, ma che funzioni, per aiutare la gente del campo. Ma che fare? Oggi c’erano ancora più di 2.000 persone. Ma il numero dei bagni è rimasto a 12 e le condizioni igieniche sono peggiori di prima. Ci sono troppe persone. Ho addirittura scorto alcuni cercare di pulirne alcune parti, ma è comunque troppo.

La stragrande maggioranza delle persone a Karatepe sta cercando di accamparsi dovunque ma non nel campo, per evitare malattie e miseria. Così, queste persone piantano le tende comprate coi propri soldi attorno al bosco, nei parcheggi o addirittura sugli alberi.

Una donna afgana oggi mi ha detto:” Oh bene, stai facendo delle foto. Tutti vengono qui a fare foto. E poi che farai? Dimmelo! Cosa puoi fare veramente per noi? Come pensi di aiutarci?!

Ho parlato con lei per almeno mezz’ora. Ho cercato di spiegarle che sono sola e che non ho idea di come aiutare 2.000 persone in una situazione simile. Se venissi con una pila di scarpe ed una di pane finirebbero già nei primi cinque metri. Se venissi con una macchina, i più veloci prenderebbero quello che possono (e di certo non li biasimo) e i ritardatari lotterebbero per ciò che ne rimane.

Come dovrei fare? In più, distribuire pillole contro la diarrea in un posto come Karatepe sarebbe come soffiare contro un tornado.

Ma ha ragione. Lo so nel profondo del mio cuore che quella donna aveva ragione. Mi sono sentita così in colpa.

Quanto guadagna la Grecia per ogni rifugiato? Non ci danno né cibo né altro. Dobbiamo addirittura comprarci le tende. Dimmi, cosa ne pensi? Quanto soldi pensi che facciano per ciascun rifugiato?”

Tratto da una conversazione con un rifugiato durante la seconda registrazione della giornata:
Questo posto è come una prigione

È il posto peggiore che io abbia mai visto. Ma non è come in una prigione. Non è come Moria, da qui puoi uscire se lo vuoi“.

No, questa è una prigione. Non posso andarmene se non ho dei documenti. Non mi servono né cibo né acqua, mi servono i documenti.”

Articolo consultato:
Greece forgotten crisis: Lesbos on verge of ‘catastrophe’ as 1,000 refugees arrive ashore daily di Gianluca Mezzofiore, Ibtimes del 17 luglio 2015