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In transito. Racconto e fotografie di MeltingPot dai campi rifugiati a Subotica e a Kanjiža in Serbia /confine con l’Ungheria

Serbia - Visita nel campo di rifugiati a Subotica. Foto Carmen Sabello
Serbia – Visita nel campo di rifugiati a Subotica. Foto Carmen Sabello

Siamo arrivati a Subotica con il buio. Dopo un lungo viaggio abbiamo raggiunto la cittadina più vicina al confine con l’Ungheria e alla recinzione che, il Primo Ministro Viktor Orbán, sta facendo costruire a pochi kilometri da qui. ]Una “barriera“->19612] di rete metallica e filo spinato che, a quanto ha assicurato il Premier ungherese, sarà finita entro il 31 agosto. Dovrebbe servire per “mettere un freno” al flusso di profughi che vuole attraversare il paese e raggiungere gli altri stati europei.

Lungo questo confine il capo della polizia ha annunciato l’invio, dai primi di settembre, di altri 2.100 agenti a controllo del confine.

Mentre siamo in viaggio leggiamo che nel centro per l’identificazione di Roszke, il più grande dell’Ungheria, la polizia ha lanciato gas lacrimogeni contro i rifugiati che volevano andarsene dal centro senza farsi prendere le impronte digitali.

Appena arrivati a Subotica incontriamo i ragazzi di Behind Balkan Wall, stanno lavorando ad un reportage che racconta presente e futuro di Serbia e Bosnia. Loro sono qui tra Belgrado e Subotica da una settimana e le loro informazioni ci saranno utilissime.

Serbia - Visita nel campo di rifugiati a Subotica. Foto Carmen Sabello
Serbia – Visita nel campo di rifugiati a Subotica. Foto Carmen Sabello

La mattina successiva come prima tappa andiamo a Ciglana, è un’ex fabbrica di mattoni che viene utilizzata da anni dai migranti come luogo di sosta temporanea lungo la rotta balcanica prima di attraversare il confine.

L’area è grande, non è ufficiale né attrezzata, gli edifici sono fatiscenti.
Quando arriviamo notiamo subito un gruppo di uomini che si sta lavando attorno all’unica fonte di acqua disponibile che si trova al di là della strada.
A terra le tracce del passaggio di migliaia di persone. “Questo“, ci dicono, “è il posto dei “diseredati, degli ultimi“.
Il nostro arrivo coincide con la visita di una folta delegazione composta da funzionari del governo centrale e locale e rappresentanti dell’Unhcr seguiti da alcuni giornalisti.

Ci spiegano che la visita serve a verificare lo stato delle cose qui a Ciglana, ma anche a iniziare a predisporre un piano di azioni per i prossimi mesi.
Il governo sta lavorando per portare dei container, luce, acqua e dei bagni chimici, la struttura – dichiarano – è pericolante.
I volontari di un’associazione umanitaria che incontriamo (Eastern Euopean Outreach) ci dicono, però, che sono già quattro anni che i rifugiati passano da li e poco, o quasi nulla, è stato fatto finora.
I rappresentanti dell’amministrazione comunale, esprimono preoccupazione sia per l’impatto che questa forte presenza di profughi potrebbe avere sulla popolazione che per la mancanza di risorse, di mezzi e di soldi per gestire questa situazione.

Serbia - Visita nel campo di rifugiati a Subotica. Foto Carmen Sabello
Serbia – Visita nel campo di rifugiati a Subotica. Foto Carmen Sabello

Camminiamo all’interno del complesso. Ci sono un po’ di tende e circa 200 persone, tantissime famiglie, soprattutto siriani, iracheni e afghani.
Durante il giorno, ci dicono, il posto si svuota, perché la maggior parte cerca di raggiungere la frontiera.
Un furgone di Medici senza Frontiere è parcheggiato dentro e fornisce il proprio servizio. Torneremo a intervistarli nei prossimi giorni.

La tappa successiva è il centro di transito attrezzato di Kanjiza, a circa 30 kilometri da Subotica. Giriamo all’interno del campo e incontriamo Youssuf a cui facciamo una breve intervista, è anche uno dei pochi che parla inglese, viene dalla Siria, è un ingegnere civile, prima profugo in Libano dove ha lavorato per guadagnare un po di soldi per continuare il viaggio verso la Germania. Ci racconta di aver raggiunto facilmente la Turchia in aereo, la Grecia via mare attraversando poi la Macedonia e la Serbia con diversi mezzi di trasporto, in tutto otto giorni di viaggio spendendo 4.000 dollari.
Qui arrivano soprattutto siriani, nell’ora che rimaniamo al campo continuano ad entrare famiglie, tantissimi i bambini. Non viene effettuata nessuna registrazione, possono sostare sotto le tende blu installate sul prato, c’è un presidio medico, acqua e servizi igienici. Da qui si transita, chi per qualche ora, chi per un giorno. Il confine con l’Ungheria infatti è poco più in là….

Subotica (SRB), 28 agosto 2015

Vedi anche le altre tappe del viaggio:
Sui binari, alla barriera di filo spinato sul confine serbo-ungherese
Ciglana e “the jungles”. Intervista a David Varga, ONG Eastern European Outreach

Redazione

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