Si aggrava la crisi dei rifugiati in Grecia. UNHCR chiede azione netta e urgente

Comunicato stampa dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati

Roma 7 agosto – I direttori dell’Ufficio per l’Europa e di Emergenza, Sicurezza e Rifornimento dell’UNHCR hanno visitato la Grecia la scorsa settimana per valutare la crisi dei rifugiati in atto nel paese, dove circa 124mila rifugiati e migranti sono arrivati via mare quest’anno (dati aggiornati al 31 luglio), principalmente sulle isole di Lesvos, Chios, Kos, Samos e Leros. Ciò rappresenta un aumento vertiginoso di oltre il 750% rispetto allo stesso periodo del 2014. Nel solo mese di luglio sono stati registrati 50mila nuovi arrivi, 20mila in più rispetto al mese precedente (con un incremento di quasi il 70%). Questa emergenza umanitaria sta accadendo in Europa e richiede una risposta urgente greca ed europea.

La stragrande maggioranza di coloro i quali arrivano in Grecia proviene da paesi in cui sono in atto conflitti o violazioni dei diritti umani, soprattutto Siria, Afghanistan e Iraq. Mentre i siriani rappresentavano il 63% di tutti gli arrivi da inizio anno, nel mese di luglio il gruppo costituiva il 70% degli arrivi. Molti hanno bisogno di urgente assistenza medica, di acqua, cibo, riparo e informazioni. Tutti arrivano esausti. I servizi di accoglienza e di registrazione sono ben al di sotto delle reali necessità attuali. Il direttore dell’Ufficio per l’Europa, Vincent Cochetel, ha sottolineato: “Un tale livello di sofferenza deve e può essere evitato. Le autorità greche hanno bisogno con urgenza di designare un unico organismo per coordinare la risposta e istituire un adeguato meccanismo di assistenza umanitaria. Siccome la Grecia deve affrontare i propri problemi finanziari, il paese ha bisogno di aiuto, e i paesi europei dovrebbero sostenere la Grecia in questi sforzi”.

L’UNHCR sta contribuendo agli sforzi per affrontare la situazione urgente. Ciò comprende i servizi di interpretariato, informazioni legali e assistenza di emergenza di base. Per integrare l’azione di molti volontari e ONG nazionali e internazionali, l’Agenzia fornisce assistenza umanitaria di base come acqua, barrette energetiche, sacchi a pelo e kit igienici. La generosa risposta della società civile greca, in un contesto difficile, deve essere riconosciuta e sostenuta. L’UNHCR sta anche fornendo, con l’assistenza della ONG greca METAction, supporto per il trasferimento dei minori non accompagnati dalle isole alle strutture specializzate sulla terraferma. A Lesvos, l’isola con il maggior numero di arrivi, l’UNHCR ha messo a disposizione tre autobus per trasportare i rifugiati dai luoghi di arrivo al punto di registrazione di Mitilene, per risparmiare a queste persone una camminata di 70 chilometri attraverso le montagne a temperature molto elevate. Il supporto che l’UNHCR sta fornendo è mirato e limitato nel tempo, dal momento che l’Agenzia continua a dover fronteggiare molte crisi in tutto il mondo e i programmi risultano gravemente sottofinanziati.

Le sfide non si esauriscono con il trasferimento dei rifugiati dalle isole verso Atene, e ulteriori sforzi sono necessari per facilitare l’accesso alle procedure di asilo; solo 6.200 persone hanno presentato richiesta di asilo a partire da fine giugno. Vi è anche un urgente bisogno di aumentare la capacità di accoglienza sulla terraferma per i richiedenti asilo e per i minori non accompagnati (attualmente 1.100 posti). Ad Atene, circa 400-450 persone – per lo più famiglie con bambini piccoli – dormono nel parco di Pedion Tou Areos. Il Governo è in procinto di istituire un nuovo centro di accoglienza con strutture migliori per soddisfare le crescenti esigenze umanitarie, e l’UNHCR sta fornendo il suo supporto tecnico.

“La Grecia e l’Europa devono rispondere a questa crisi, che può essere risolta solo attraverso una maggiore solidarietà all’interno e all’esterno dell’UE e prevedendo vie alternative per raggiungere l’Europa per i rifugiati in fuga dalla violenza”, ha detto Cochetel.

Finora nel 2015, più di 225mila rifugiati e migranti sono arrivati ​​via mare attraverso il Mediterraneo e si stima che circa 2.100 siano morti o scomparsi mentre cercavano di raggiungere l’Europa – senza contare il naufragio verificatosi il 5 agosto. L’ultima tragedia al largo delle coste della Libia è un ulteriore richiamo alla necessità, da parte di attori statali e privati, di continuare con le essenziali operazioni di ricerca e soccorso nel Mar Mediterraneo centrale e orientale.