Spagna – Iniziative di solidarietà per abbattere le frontiere

Gladys Martínez López, Diagonal del 9 settembre 2015

Photo: Olmo Calvo
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Non siamo Barcellona, né Madrid, né Cadice, siamo un paese di 3.800 abitanti con poche risorse e grossi problemi economici e sociali, però siamo umani”. Così dichiarava il Comune della cittadina di Gilena (Siviglia) la propria adesione alla rete di “città rifugio” disposte ad accogliere persone che scappano dalla guerra o dalla fame. Mentre il Governo Rajoy continua a dibattere sul numero di rifugiati disposto ad accogliere – fissato a 2.739, in confronto agli 800.000 che accoglierà la Germania quest’anno -,un’onda di ribellione cresce sia nei comuni sia nelle strade e chiede l’apertura delle frontiere e l’accoglienza di rifugiati che ricercano asilo in Europa.

Si moltiplicano i gruppi autogestiti a immagine e somiglianza dell’iniziativa tedesca Refugees Welcome

Madrid, Cadice, Coruña, Santiago di Compostela, Badalona, Iruña, Saragozza, Sant Feliu de Llobregat, Terrassa, Alicante, Valencia, Valladolid, Zamora, Teruel, Albolote…sono alcune delle decine di città che, di fronte all’inazione del Governo, si sono aggiunte in meno di dieci giorni alla rete proposta da Ada Colau di Barcellona.
Si parte da comuni che organizzano censimenti di migliaia di famiglie disposte a offrire la loro casa al fine dell’accoglienza, liste di professionisti che possano dare il loro appoggio psicosociale, legale, sanitario, linguistico e di altro tipo, abilitazione di spazi comunali…

Photo: Olmo Calvo
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Stiamo lavorando con tutte le offerte che ci fanno i cittadini, che vanno dalla propria casa al cibo, ad indumenti per bambini, lezioni di lingua spagnola, ecc.” dice a Diagonal, un portavoce del Comune di Barcellona, il quale spiega che la posta elettronica abilitata dal Comune il 4 settembre ha ricevuto più di 2.000 offerte di collaborazione.

Anche gli avvocati e i procuratori di Barcellona hanno aderito denunciando “la passività politica europea”, mentre circa mille sanitari della città hanno annunciato a Colau attraverso il loro account su Facebook la volontà di collaborare. In Catalogna, decine di comuni hanno iniziato a organizzarsi attraverso il Fondo Catalano di Cooperazione “al fine di essere alla pari e organizzare azioni insieme”.

Solidarietà per strada
Tuttavia le iniziative si moltiplicano anche al di fuori del livello istituzionale. Il 3 settembre, una riunione organizzata dall’Asociación de Sin Papeles de Madrid (ASPM) al fine di canalizzare la frustrazione e indignazione cittadina attraverso delle proposte, ha superato ogni aspettativa e si è trasformata in un’assemblea così tanto partecipata, da dover essere trasferita in una piazza della capitale e che ha seminato il germe di un movimento organizzato dal basso che cerca di andare oltre l’assistenzialismo.

In egual modo, attraverso le reti sociali si moltiplicano gruppi autogestiti come Refugiados Bien­ve­nidos, la Rete Asturiana di Famiglie dell’Accoglienza dei Rifugiati, e strutture simili sono nate a Siviglia, Alicante, Murcia e Aragona, a immagine e somiglianza dell’iniziativa Refugees Welcome, nata a Berlino al fine di dare ospitalità ai rifugiati in abitazioni particolari e che si sono estese in diversi paesi europei. Patricia Simón, una delle promotrici della Rete Asturiana, nata il 2 settembre, spiega che l’idea ha avuto origine con l’intenzione di canalizzare “l’impotenza e indignazione nei confronti della questione Rajoy” e la politica di quote del governo.
In poche settimane, questa rete ha ricevuto 900 proposte di aiuto, la metà sono di abitazioni particolari e il resto sostegno economico, materiale e professionale. “Adesso che l’amministrazione autonoma ha iniziato a muoversi, l’idea sarebbe quella di lavorare assieme al Governo del Principato e assieme ai tutti i comuni per gestire tutto questo”, segnala Simón.

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Tuttavia al fine di accogliere è necessario far pressione sul Governo, il quale possiede le competenze, segnalano dal SOS Racisme di Catalogna. “Che il Governo offra in questa circostanza un numero cosi ridicolo di posti è intollerabile da tutti i punti di vista”.
Esigiamo fondi sufficienti per prenderci cura di tutti, ed esigiamo un cambiamento radicale della politica spagnola ed europea, nel senso che non si può parlare di quote. Le persone che chiedono asilo, che possono essere 10, 10.000 o centinaia di migliaia, tutte loro, dovranno avere la possibilità di ricevere ospitalità in paesi non in guerra”, dice a Diagonal Beatriu Guarro, portavoce di SOS Racisme e della piattaforma Stop Mare Mortum, creata da decine di entità il 20 aprile scorso, dopo un naufragio che lasciò 700 morti nel Mediterraneo.

Photo: Olmo Calvo
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Attualmente la quota assegnata dal Governo per tutta la Catalogna, ad esempio, è solo di 28 posti, mentre le 800 persone che vi hanno già richiesto asilo devono attendere mesi per avere un responso, come nel resto delle comunità. Se questa politica non cambia, “c’è il pericolo che ci siano rifugiati di prima categoria con lo status di rifugiati e altre di seconda di cui si occuperebbe il Comune, che tuttavia non avrebbero riconosciuto lo status di rifugiati” indica Guarro.

“Nemmeno i governi autonomi né i comuni hanno competenze. Quello che hanno sono intenzioni ridicole per gestire l’accoglienza, ma non hanno alcun potere decisionale” ricorda questa portavoce. Attualmente Madrid ha deciso di designare 10 milioni di euro per affrontare questo problema, mentre Barcellona ha duplicato fino a 200.000 euro i fondi destinati al proprio servizio di attenzione a migranti e rifugiati, pur riconoscendo la loro insufficienza. Dal comune di Barcellona dichiarano che “ stiamo facendo pressione al Governo perché facilitino le pratiche”, perché aumentino le quote, perché i fondi che riceve l’UE – e siamo il secondo stato d’Europa che riceve più fondi per questo obiettivo- non vadano a rafforzare agenzie come Frontex o creare barriere più alte, ma per accogliere persone e politiche di integrazione. Ciò è responsabilità dello Stato ed è lì che dobbiamo far pressione. Ciò non toglie che anche dalle città si possano fare molte cose nella prima accoglienza”.

Photo: Olmo Calvo
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Rifugiati e migranti
Di fronte alla pressioni provenienti dalle diverse parti, il governo cerca di negoziare un possibile aumento delle quote dei rifugiati, anche se Rajoy ha dichiarato il 4 settembre che “la Spagna non negherà il diritto d’asilo a nessuno, però il problema è un altro, ossia la questione dell’immigrazione clandestina per ragioni economiche”. La creazione di categorie di migranti che li divida fra “buoni” e “cattivi” sta venendo, nonostante tutto, rifiutata a molti livelli, dal ASPM e dall’assemblea plenaria organizzata a Madrid, che rivendica l’apertura delle frontiere e la libertà di movimento.

Anche il Comune di Barcellona dichiara che non ci saranno distinzioni fra rifugiati, dal momento che “non si tratta solo di rifugiati siriani, ci sono altre nazionalità, altre nazioni in conflitto, inoltre ci sono problemi economici che spingono la gente ad emigrare” “è giunto il momento di iniziare a cambiare il concetto di persona rifugiata ed ampliarlo anche ai rifugiati per motivi economici”, dichiara Beatriu Guarro, che ricorda la responsabilità dell’UE, non solo nella vendita delle armi a nazioni in conflitto, ma anche in quelle politiche che costringono le persone a emigrare dai loro paesi d’origine per motivi economici. “Inoltre esigiamo che i fondi di cooperazione per il finanziamento di centri di internamento nel Nord Africa, di politiche repressive per la costruzione di barriere, ecc. si usino veramente per una cooperazione che permetta alle persone di restare nei loro paesi di origine”, dichiara la portavoce di Stop Mare Mortum. Intanto nei diversi uffici europei si continuano a negoziare quote mediante politiche che la Commissione Spagnola di Aiuto al Rifugiato ha denunciato come simili ad un’asta di persone; migliaia di cittadini, associazioni e comuni continuano a organizzarsi e creando reti in tutta Europa al fine di denunciare le politiche migratorie, e di fare pressione sui governi e ottenere la possibilità di accogliere alcuni rifugiati che lottano per aprirsi la strada sino alle frontiere chiuse dall’Unione.

  1. che il Governo offra in questa circostanza un numero così ridicolo di piazze è intollerabile