La vita nel più grande campo di rifugiati del Medio Oriente

Il campo di Zaatari ospita circa 100 mila rifugiati siriani scappati dalla guerra civile

Il campo di Zaatari

In alcune parti della Giordania la popolazione è quasi raddoppiata a causa del rapido flusso di rifugiati siriani nel paese.

Il campo di Zaatari, che si trova al nord vicino al confine con la Siria, è diventato ormai uno dei più grandi campi di rifugiati al mondo. Secondo le rilevazioni che sono state fatte dall’UNHCR, a luglio del 2015 il campo ospitava circa 81.000 rifugiati.
Il campo, istituito nel 2012 e costruito in soli nove giorni, si è espanso in maniera gigantesca, come mostra l’UNHCR con un post su Twitter. Attualmente è il campo di rifugiati più grande del Medio Oriente.

I rifugiati stanno iniziando ad adattarsi al nuovo ambiente poiché hanno capito che per il momento l’unica prospettiva all’orizzonte è quella di rimanere nel campo in Giordania per alcuni anni. Per questo motivo sono state aperte cliniche mediche, scuole e addirittura parchi giochi per i bambini. Tuttavia le strutture non sono sufficienti: nel campo vivono circa 9000 giovani tra i 19 e i 24 anni che per il momento non hanno ancora alcuna opportunità di formazione professionale.

Giordani e rifugiati siriani in competizione per le poche risorse disponibili

Come molte ONG hanno ripetutamente fatto notare, sta diventando sempre più difficile offrire servizi e condizioni di vita dignitose ad un così alto numero di persone. La risorsa che in particolare crea preoccupazione in questo momento è l’acqua. La Giordania infatti è uno dei paesi con meno risorse d’acqua al mondo a causa della posizione geografica del paese in mezzo al deserto. Il sistema di manutenzione non funziona in modo efficiente e la qualità dell’acqua è così scarsa che le persone locali normalmente non bevono dal rubinetto. Molte ONG hanno inoltre dimostrato che la metà dell’acqua è persa nella terra o è sottratta da altre persone senza pagare. La pressione sulle risorse umanitarie è talmente preoccupante che si ipotizza di aprire un nuovo campo a Azraq.

Sia la popolazione locale sia i rifugiati soffrono delle condizioni di vita sempre più difficili che durano più del previsto. All’inizio della crisi siriana, le comunità giordane avevano accolto in modo positivo i rifugiati siriani riconoscendo le difficoltà a cui i loro vicini di casa erano sottoposti. Negli ultimi tempi però i giordani iniziano a percepire i rifugiati siriani come veri e propri concorrenti in gara per appropriarsi delle poche risorse disponibili.
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Secondo il generale giordano Waddah al-Hmoud, responsabile della sicurezza dei campi profughi, le tensioni tra giordani e siriani sono in aumento. “La Giordania ha bisogno di più soldi e più aiuto”, ha detto l’ambasciatrice dell’Unione Europea in Giordania, Joanna Wronecka. “Si stanno progettando riforme economiche con il Fmi ma i sussidi sui prodotti alimentari, il pane e il carburante sono finiti, e adesso stanno cercando di implementarli”. Tali cambiamenti rischiano però, secondo l’ambasciatrice, di contribuire ad accrescere le tensioni con i siriani nel breve termine.

Links utili:
@ZaatariCamp
@SyrRefugeesJo

Articoli di approfondimento:
At home in limbo, di Megan Specia, Mashable
A tre anni dall’apertura del campo rifugiati di Zaatari, continuano le sfide per le migliaia di persone che ci vivono, UNHCR – luglio 2015
Nel campo di Zaatari, di Anna Ditta, The Post Internazionale

Silvia Peirolo

Dottoranda presso l'Università di Trento (IT), mi sono laureata in Studi Internazionali all'Università di Wageningen (NL), all'Università di Torino (IT) e a Sciences Po Bordeaux (FR). Nata e cresciuta a Torino, ho vissuto in vari paesi per studi e lavoro. Di tutti i paesi, sono rimasta appassionata alla Sierra Leone, dove ho vissuto per sei mesi. Mi interesso alle questioni legate alla polizia e alla migrazione, con un focus geografico sull'Africa occidentale. Ho lavorato precedentemente con varie agenzie delle Nazioni Unite e parlo fluentemente inglese e francese.