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Dichiarazione di Calais della rete Migreurop: rifiutiamo i campi per gli esiliati e la chiusura delle frontiere

18 dicembre 2015: dichiarazione di Calais

Rifiutiamo i campi per gli esiliati e la chiusura delle frontiere

In occasione del suo decimo anniversario, la rete Migreurop si è riunita il fine settimana scorso a Calais per portare sostegno agli esiliati intrappolati nelle reti di quel territorio e ai militanti e alle organizzazioni impegnati nelle lotte contro le politiche di caccia ai migranti praticate dallo Stato francese, da quello britannico e dall’Unione Europea (UE).

Questi tre giorni di dibattiti con militanti arrivati da tutta Europa, dalla Turchia e dall’Africa hanno portato a una conclusione condivisa. La fortificazione del porto di Calais e dell’Eurotunnel, insieme a un’incessante persecuzione da parte della polizia, obbligano le persone a cercare una via per la Gran Bretagna in condizioni di “clandestinità” sempre più pericolose. Questa è solo una delle molteplici declinazioni di una politica agita in tutte le frontiere dell’Europa per impedire la circolazione dei richiedenti asilo. Una politica che va spesso di pari passo con condizioni di vita miserabili e una ghettizzazione che li criminalizza (tramite divieti e controlli abusivi) e li isola dalla popolazione e dalla solidarietà circostante. Questi campi e altre baraccopoli sono il frutto di politiche europee costantemente riaffermate, nonostante le strategie per aggirarle che i migranti riescono a mettere in atto: l’utopia delle frontiere aperte agli unici privilegiati della mondializzazione porta all’istituzionalizzazione dei maltrattamenti agli esiliati e non alla fine dell’esilio…

I dispositivi di sorveglianza e di controllo (le barriere di Ceuta e Melilla o all’entrata della Macedonia, i muri alle frontiere greco-turca e serbo-ungherese, le pattuglie dell’agenzia Frontex e l’operazione Sophia nel Mediterraneo…) hanno l’obiettivo di tenere i migranti lontani dall’Europa. Sono un complemento delle politiche di diniego dei visti e di cooperazione con i cosiddetti paesi d’origine – compresi i più dittatoriali – affinché impediscano le partenze. Ci si fa così scherno dei diritti fondamentali di milioni di persone, e in particolare di quello a fare richiesta d’asilo. In mancanza di vie legali di accesso ai territori europei, queste persone sono condannate a persecuzioni da parte della polizia, a vedere la loro miseria sfruttata dai trafficanti d’uomini, e alla sopravvivenza in condizioni di estrema precarietà. Queste ultime non possono che aggravare i traumi legati alle guerre e alle violenze multiple dalle quali questi esiliati cercano di scappare.

Nella giurisdizione di Calais, la doppia barriera giuridica del trattato di Touquet (che stabilisce le condizioni del subappalto alla Francia del controllo della frontiera britannica) e degli accordi di Dublino III (che obbligano i richiedenti asilo a presentare la domanda nel primo paese dell’UE attraversato) impedisce a Sudanesi, Siriani, Iracheni, Eritrei, Afgani… di fare richiesta d’asilo nel Regno Unito. Nel 2014, nel Regno Unito sono state presentate solo 30.000 delle 630.000 domande di asilo registrate nell’Unione europea. Questo numero, in diminuzione da alcuni anni, non sembra destinato ad aumentare nel 2015, mentre gli arrivi nell’UE hanno conosciuto un aumento che è stato definito “storico”.

La situazione che da circa 20 anni sta vivendo Calais e il suo territorio (il campo di Sangatte “chiuso” nel 2002 aveva aperto nel 1999) è sintomatica delle politiche che porta avanti con cieca costanza l’Unione Europea. Così, i progetti degli “hotspots” e dei “processing centres” si tradurranno immancabilmente, se saranno effettivamente messi in atto, nella creazione di immensi centri di detenzione in Italia, in Grecia ma anche nel Niger e in Turchia. “L’internamento in un campo”, il più lontano possibile dagli sguardi delle società civili, è l’orizzonte ultimo delle politiche migratorie dell’Unione Europea: a forza di filtrare i migranti, si finisce per violare i diritti umani più fondamentali o addirittura provocare la morte di numerosi esiliati.

La rete Migreurop tiene a ribadire solennemente che il rispetto dei diritti e della dignità umana esige che venga fermata qualsiasi forma di detenzione e di ghettizzazione delle persone che esercitano il diritto a lasciare il proprio paese. Le condizioni di un’accoglienza degna, nella zona di Calais e altrove, passano anche per l’abolizione del regolamento di Dublino e della sequela di rinvii forzati. Si deve inoltre porre fine ai controlli multipli legati agli accordi franco-britannici (come quello di Touquet) che hanno trasformato la frontiera in una recinzione invece che farne un luogo di passaggi legali e protetti.