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Calais: due giorni nel cuore della Giungla durante la distruzione della zona sud

Racconto e fotografie di Nnoman e Julien Pitinome - Collectif OEIL

Foto: Calais - France, Février 2016 © NnoMan - Collectif OEIL

Il collettivo Oeil si è recato nel cuore della giungla di Calais qualche giorno dopo la decisione del Tribunale amministrativo di Lille che ha validato un’ordinanza del Prefetto che intimava la distruzione della zona sud della giungla.
I rifugiati e le associazioni che operano in quella porzione di territorio occupata da 6.000 persone hanno tentato un’azione legale contro l’ordinanza, che però non è stata accolta.

Lunedì 29 febbraio 2016 è iniziata l’evacuazione di quella parte della giungla.
Bernard Cazeneuve, il Ministro dell’Interno, il 25 febbraio 2016, in seguito alla decisione del Tribunale amministrativo di Lille che confermava la messa in sicurezza dei migranti da parte dello Stato a Calais, dichiarava che “il governo non ha mai avuto intenzione di procedere all’evacuazione brutale della zona sud di Calais attraverso la mobilitazione di bulldozers, disseminando così i migranti su tutto il territorio settentrionale del nostro paese.” Questa solenne dichiarazione non è in linea con i fatti che abbiamo constatato durante i primi due giorni dell’evacuazione.

Foto: Calais - Mars 2016 © Pitinome - Collectif OEIL
Foto: Calais – Mars 2016 © Pitinome – Collectif OEIL

Lunedì 29, primo giorno, la polizia arriva presto, di sorpresa, nella giungla. I rifugiati stanno ancora dormendo e vengono svegliati da alcuni rappresentati della Prefettura del Pas-de-Calais accompagnati dall’OFII (Office Français de l’Immigration et de l’Intégration, ndt) e dal Gruppo SOS Solidarité scortati dal CRS (Compagnie Républicaines de Sécurité, ovvero un corpo speciale della polizia con funzioni antisommossa e di protezione civile, ndt), arrivati in gran numero. È facile riconoscere questi individui perché indossano vestiti arancioni o dei gilet con la scritta “République Française; Liberté – Egalité – Fraternité”.

I rifugiati sono presi alla sprovvista: hanno un’ora per lasciare la zona o accettare le soluzioni proposte, ovvero andare nel campo di container adiacente la giungla oppure prendere un autobus per andare in uno dei Centri di Accoglienza e Orientamento (CAO), presenti in tutta la Francia. Il campo di container chiamato Centro di Accoglienza Provvisoria, che può contenere fino a 1500 persone, dà diritto a un posto dove dormire ma nulla per quanto riguarda la vita sociale. Lì dentro non è possibile farsi da mangiare o condividere momenti di vita quotidiana. Per accedervi, i rifugiati devono farsi schedare e rilasciare le impronte delle mani: un sistema che dissuade una parte degli abitanti della giungla. I CAO accolgono coloro che lo desiderano in diverse parti del territorio francese. Abbiamo visto autobus in partenza verso Marsiglia o Tarbes…

Questi centri permettono ai rifugiati di avviare le procedure necessarie per fare richiesta d’asilo in Francia. Tuttavia, la maggior parte dei rifugiati della giungla non desidera restare in Francia ma ha l’obiettivo di andare in Inghilterra dove la loro vita sarebbe più facile da un punto di vista amministrativo.
Quel giorno, fin dalla prima ora, alcuni operai radono al suolo con i bulldozer le baracche e i rifugi vuoti. Tuttavia, una parte importante di queste baracche ospita ancora dei rifugiati. Presto sale la tensione tra i CRS, i rifugiati e i sostenitori lì presenti.

Foto: Calais - Mars 2016 © Pitinome - Collectif OEIL
Foto: Calais – Mars 2016 © Pitinome – Collectif OEIL

Molti rifugiati salgono sui tetti delle baracche in segno di protesta. Alcune abitazioni vengono bruciate e una grande colonna di fumo si stende su tutta la giungla. I rischi della propagazione del fuoco e la presenza di bombole del gas acuiscono le tensioni. I CRS decidono quindi di disperdere le persone con il lancio di gas lacrimogeni e a colpi di manganello. Un rifugiato, minorenne, e due sostenitori vengono arrestati. Le tensioni continuano per tutto il giorno. I CRS usano anche i getti d’acqua per disperdere chiunque voglia protestare. I rifugiati non capiscono cosa stia facendo la Francia.

Più tardi incontreremo un siriano che ci spiegherà che “preferisce morire in Siria, a causa della guerra, piuttosto che in Francia”. La paura si fa sentire.
Il ritorno alla calma arriverà a fine giornata, quando una parte dei CRS lascia la zona.
Verso le ore 19, circa 150 rifugiati in collera decidono di entrare nella striscia di 100 metri rasa al suolo qualche settimana prima tra la giungla e la tangenziale del porto.

Alcuni arrivano sulla tangenziale e la bloccano, uno dei pochi modi per farsi ascoltare: sanno che quello che succede nella giungla non interessa più a nessuno. Ai getti di gas lacrimogeno rispondono con lanci di pietre. Malgrado sia proibito, alcuni CRS lanciano a tiro teso capsule di gas lacrimogeno sui rifugiati: la procedura prevede lanci a campana per evitare che qualcuno possa ferirsi coi proiettili. L’arrivo massivo dei CRS farà spostare i rifugiati verso la giungla. Alcuni sono ancora sul posto e soffocheranno dentro il gas. Verso le 20h30, la calma ritorna poco a poco nella giungla.

Il secondo giorno, martedì 1 marzo, sarà una copia del primo ma senza scontri. Gli operai continuano a radere al suolo le baracche coi bulldozer. Una coppia, di cui la donna è incinta, sale sul tetto e minaccia di tagliarsi le vene se li mandano via. La polizia cerca di farli scendere a tutti i costi. Finiranno per rimanere bloccati sul tetto, senza riguardi da parte della polizia che, manganello alla mano, è salita con una scala. La presenza dei sostenitori è importante. Questi sono tenuti a distanza da un grosso cordone di CRS e altre unità locali, in particolare la Brigata Anticrimine.

Foto: Calais - Mars 2016 © Pitinome - Collectif OEIL
Foto: Calais – Mars 2016 © Pitinome – Collectif OEIL

All’inizio del pomeriggio, una baracca prende fuoco. Le condizioni meteorologiche peggiorano e il vento, molto forte, fa propagare il fuoco verso altre due baracche. Per 45 minuti, i rifugiati e i sostenitori cercano di contenere il fuoco con due estintori e dei bidoni d’acqua… Alcuni cercano di far crollare le strutture che hanno preso fuoco.
Durante i 2 giorni sul campo, abbiamo constatato che la violenza è decisamente presente e i rifugiati hanno poca scelta. La maggior parte di loro deve ripiegare sulla zona nord della giungla senza un posto dove dormire. Si fa appello alla solidarietà locale per trovare piumini e vestiti…

Gli annunci fatti affinché tutto ciò avvenisse con la cooperazione dei rifugiati, per uno scopo umanitario e senza violenze, non sono stati rispettati. Le associazioni in contatto con la Prefettura partecipano attivamente a questa evacuazione rapida e senza riguardi per gli abitanti. Abbiamo interrogato il Gruppo SOS Solidarité sulla loro presenza manifestando la nostra sorpresa per la loro partecipazione. (sotto il Comunicato Stampa).
La distruzione della zona sud della giungla prosegue anche oggi. Ogni giorno, è distrutta una parte importante. Ci sono forti tensioni. Abbiamo saputo che alcuni rifugiati sudanesi e iracheni si sono cuciti la bocca e stanno iniziando uno sciopero illimitato della fame in segno di protesta verso la sorte che la Francia riserva loro.

Reportage e foto: @Nnoman / @Julien Pitinome – Collettivo OEIL

Leggi anche:
Comunicato Stampa del Gruppo SOS Solidarités (.pdf)