Cosa ci portiamo nello zaino comune, di ritorno da Idomeni?

Dentro e contro le contraddizioni dello spazio europeo

Verrà il tempo dell’analisi politica e dell’aggiornamento della cassetta degli attrezzi con la quale leggiamo il rapporto tra le parole Europa e migrazioni. Nel frattempo, una sensazione tra le altre segna il viaggio di ritorno da Idomeni verso i molteplici territori d’Italia e d’Europa dai quali siamo partiti per portare solidarietà e complicità politica alle e ai migranti bloccati in Grecia dai governi Europei, nell’ambito della staffetta solidale #overthefortress. Ci accomuna la percezione di trovarci di fronte ad una fase nuova. Ciò che sta succedendo ad Idomeni e nei tantissimi campi, formali ed informali, diffusi per la Grecia rappresenta una profonda rottura con l’immagine dell’Europa che abbiamo conosciuto fino ad ora.

Foto: Yamine Madani - Grecia, Salonicco, 28 marzo 2016
Foto: Yamine Madani – Grecia, Salonicco, 28 marzo 2016

I termini di questa novità e l’ampiezza di questa rottura vanno indagati approfonditamente, in maniera pubblica e partecipata. Come orientare la discussione intorno a ciò che #overthefortress è stato e sarà nei mesi a venire? La questione, evidentemente, è cruciale. È necessario individuare lo spazio e il tempo di questa analisi collettiva, mettendo in comune, a disposizione di tutte e tutti, le passioni e i desideri che hanno accompagnato la carovana solidale fino al cuore delle contraddizioni della forma attuale dell’Europa.

Per ciò che concerne lo spazio di questa discussione, non si può non ripartire dai molteplici territori dai quali le attiviste e gli attivisti si sono mossi per esplorare, in maniera aperta e pubblica, il volto tetro dell’Europa che confina, respinge, rinchiude.
Mai come in questa circostanza tantissime comunità solidali hanno partecipato, in diretta connessione politica ed emotiva con chi è partito per la Grecia, all’iniziativa solidale di aiuto concreto, politicamente determinato, nei confronti delle e dei migranti. Contemporaneamente, il piano di sperimentazione e organizzazione transterritoriale, uno dei punti di forza di #overthefortress, va sostenuto e alimentato, individuando i tempi e i modi più opportuni.

Con riferimento al tempo, è probabilmente necessario, almeno nella percezione di chi scrive, prendere fiato prima di rilanciare la sfida alle politiche di governo dei confini europei.
Il tempo presente è segnato da una mole di colori, emozioni, odori e suoni confusi e disorganizzati. Soprattutto dal punto di vista visivo, l’esperienza di #overthefortress è stata segnata da immagini contraddittorie e, quindi, politicamente interessanti e potenzialmente produttive. Abbiamo incontrato forme acute di disperazione e soggettività migranti irriducibilmente ribelli, sbarramenti della polizia e il loro superamento, profondissima precarietà delle condizioni di vita e mille forme diverse di solidarietà. Questo spazio di ambivalenza va scomposto e analizzato, anch’esso con la giusta tempistica. Un dato, in particolare, va afferrato con forza, utilizzando tutta l’energia accumulata durante l’esperienza appena terminata: la partita europea non è chiusa, l’Europa non è finita, lo spazio pubblico europeo è caratterizzato da profonde contraddizioni, è tutt’altro che pacificato e, in ragione della sua ambivalenza, può essere attraversato e riarticolato a cominciare dai suoi punti focali, dalle tende di Idomeni in su e in giù.

Foto: Yamine Madani - Grecia, Salonicco, 28 marzo 2016
Foto: Yamine Madani – Grecia, Salonicco, 28 marzo 2016

Nel tempo presente, a poche ore dal ritorno dalla Grecia, mentre molt* attivist* di #overthefortress proseguono le attività solidali ad Idomeni, in tante e tanti ci troviamo nel bisogno di narrare la mole di emozioni accomunale all’interno delle comunità e delle reti solidali che anche a distanza hanno accompagnato, in tempo reale e in maniera emotivamente partecipata, la staffetta in Grecia. Come orientarsi nella narrazione di ciò che è stato? Come tenere insieme la necessità di socializzare emozioni anche intime, rendendole politicamente produttive? Le risposte, ovviamente, sono potenzialmente infinite, molteplici e irriducibili ad unità. Nella percezione di chi scrive la narrazione di #overthefortress passa innanzi tutto dalle intense percezioni soggettive di ciascuno, così significative da segnare in profondo le biografie (non solo) politiche. Guardando dentro e oltre le emozioni soggettive, nella necessità di incominciare a tracciare un primo bilancio collettivo di #overthefortress, può essere utile individuare alcuni nodi intorno ai quali impostare la discussione necessariamente ricca e non lineare.

Innanzi tutto, di ritorno da Idomeni e in direzione del Brennero, nel tempo e nello spazio più giusti, è importante riaffermare, con forza e convinzione, l’incompatibilità di ciò che abbiamo visto e ascoltato con i valori costitutivi delle moltitudini europee. È necessario organizzare un grido diffuso che attraversi i territori europei. Un racconto ampio e appassionato, che assume la forza del rifiuto collettivo nei confronti di ogni forma di confinamento, selezione, filtraggio, blocco delle e dei migranti.

Ripartiamo con la convinzione, storicamente e politicamente situata, che le soggettività migranti siano irriducibili ad ogni forma di compassione prepolitica. Disperazione e resistenza attraversano il campo di Idomeni senza soluzione di continuità: è possibile, su scala europea, organizzare la resistenza e politicizzare la disperazione, continuando a sperimentare forme inedite di organizzazione tra migranti e attivist* andando oltre ogni schematica sommatoria.

Foto: Yamine Madani - Grecia, Salonicco, 28 marzo 2016
Foto: Yamine Madani – Grecia, Salonicco, 28 marzo 2016

Il campo organizzativo sperimentato da #overthefortress segna, in tema di relazione tra pratiche solidali e la loro immediata politicizzazione, probabilmente un interessante punto di non ritorno. La costruzione materiale di condizioni di vita migliori, individuando pratiche solidali realmente efficaci e in linea con le esigenze di chi è in migrazione, alimentate e organizzate in una cornice politicamente chiara e determinata, incompatibile con l’attuale gestione del flussi migratori (e con le organizzazione umanitarie funzionali al governo della crisi, al confinamento e al blocco) rappresenta un’inedita forma di sperimentazione politica potenzialmente in linea con le urgenza della fase attuale.

Il portato esperienziale che ci portiamo nello zaino comune ha evidentemente bisogno di essere assaporato, in maniera collettiva, nel tempo e nello spazio più consono. È un bagaglio ricco e intenso, che eccede ogni previsione della vigilia. Ci sarà il tempo e lo spazio per analizzare la natura dell’attuale fase di confinamento, e l’evoluzione della forma campo che abbiamo attraversato in questi giorni. Nel tempo presente, l’Europa che viene passa inevitabilmente da Idomeni, prende forza nei desideri e nelle passioni che attraversano e agitano le tende, ed ha, allo stesso tempo, il volto di G., attivista greca che ha deciso di unirsi alla carovana solidale sulla nave in viaggio per Igoumenitsa, passa per i corpi delle attiviste e degli attivisti europei che si mobilitano, lungo le nuove rotte di migrazione come nei territori di tutta Europa, in maniera pubblica aperta e solidale, contro i confini, e trova fondamento dentro le biografie umane e politiche, complicate e incredibilmente appassionanti, delle donne e degli uomini in migrazione, che ci spingono inevitabilmente #overthefortress.

Francesco Ferri

Sono nato a Taranto e vivo a Roma. Mi occupo di diritto d'asilo, politiche migratorie e strategie di resistenza sia come attivista sia professionalmente. Ho partecipato a movimenti solidali e a ricerche collettive in Italia e in altri paesi europei. Sono migration advisor per l’ONG "ActionAid Italia".