Idomeni – Continua a piovere sul bagnato

Report dal confine greco-macedone di Angela e Tommaso, #overthefortress

Idomeni, 13 marzo 2016 – La pioggia continua per il quinto giorno consecutivo. Le condizioni del campo peggiorano sempre di più: la gente vive letteralmente in mezzo al fango e ai laghi di acqua che si formano tra le tende. Nonostante la presenza di volontari indipendenti, gli unici a portare costantemente cibo caldo e beni di prima necessità ai migranti, il bisogno di aiuti è ancora altissimo. La maggior parte delle persone non hanno né coperte, né sacchi a pelo per dormire, o vestiti asciutti con cui coprirsi durante il giorno. E’ infatti difficilissimo riuscire ad asciugarli a causa della mancanza di un luogo coperto dalla pioggia. Per non parlare di scarpe e calzini.

Sebbene arrivino quotidianamente furgoni di aiuti, dalle parti più disparate d’Europa, la distribuzione poi è molto complicata. Si creano spesso delle risse e molti addirittura rivendono gli aiuti all’interno del campo. Soprattutto le fasce più deboli hanno grosse difficoltà ad accedere ai materiali, e per questo in molti rinunciano addirittura a tentare. Se è vero che molti volontari girano per il campo cercando famiglie e bambini in modo da fornire direttamente a loro gli aiuti, questo non è minimamente sufficiente per coprire i bisogni di tutti.

I pochi dottori presenti sono oberati dal lavoro e i tempi di attesa per l’accesso ai servizi medici è lunghissimo, tanto che in molti rinunciano anche a questo. Alcuni volontari hanno segnalato che diversi bambini, a causa della situazione indegna in cui sono costretti a vivere, nei giorni scorsi hanno contratto l’epatite.

Idomeni, 13 marzo #overthefortress
Idomeni, 13 marzo #overthefortress

Da quando la frontiera è stata completamente chiusa ci sono proteste quasi quotidianamente. Mentre sabato i manifestanti hanno bloccato la ferrovia per quasi tutto il pomeriggio, domenica la parola chiave era “no – food”. Molti dei migranti infatti sono in sciopero della fame. Durante il corteo che ha attraversato tutto il campo, sono stati fatti chiudere sia i negozi, sia i servizi che fornivano cibo. Gli unici a cui era concesso distribuire da mangiare erano i bambini. La protesta è durata diverse ore malgrado la pioggia, ma, data la sua totale spontaneità, si è divisa velocemente in gruppi indipendenti gli uni dagli altri. E’ bene ricordare comunque che si parla di centinaia di persone rispetto alle migliaia presenti nel campo.

Alcuni attivisti raccontano di come le modalità della protesta siano completamente cambiate rispetto a questo inverno. Al tempo la grossa presenza di giovani e di migranti sans papier avevano radicalizzato le lotte, portando ad una situazione di scontri quasi quotidiana.

Oggi invece la massiccia presenza di famiglie e bambini, la pioggia costante, ma anche la più alta densità di migranti che sperano di poter ottenere legalmente l’accesso in Europa, come i siriani, hanno fatto sì che le proteste si svolgano in modo più pacifico e con molta meno determinazione rispetto ad un tempo. Anche la coscienza che tutta la Balkan Route sia ormai chiusa e militarizzata fa dissuadere le persone a cercare di violare il confine.

Idomeni, 13 marzo #overthefortress
Idomeni, 13 marzo #overthefortress

Quale scenario futuro?

Nella zona attorno ad Idomeni sono stati costruiti recentemente almeno tre campi gestiti dai militari: uno a Neakevala dove sono state portate circa 2.000 persone, uno a Cherso dove ci sono circa 3.000 e uno a Diavata con alcune migliaia. In particolare è stato riferito da alcuni attivisti che a Cherso circa la metà dei presenti sono bambini, non vi sono medici e vi sono pochissimi servizi igienici. Anche il cibo è scarso o di bassa qualità. All’interno di tutti questi campi comunque vi è una forte restrizione delle libertà personali e di movimento nell’area stessa. Molti migranti infatti preferiscono rimanere ad Idomeni, nonostante le condizioni di vita disumane, per poter mantenere almeno quel poco di autonomia rimasta loro. Il semplice fatto di poter passeggiare senza chiedere il permesso o di cucinarsi da soli il proprio cibo su fuochi improvvisati rimangono per loro simboli di dignità a cui non vogliono rinunciare.

Da pochi giorni all’interno del campo la polizia e le ONG stanno distribuendo un volantino in arabo in cui si invitano i migranti a lasciare Idomeni. Si chiede alle persone di collaborare con la polizia nello sgombero del campo e nello spostamento verso i centri governativi. A questo punto è molto probabile che in poco tempo non rimarrà più nessuno, ed è probabile, complice la pioggia battente, che non sarà nemmeno necessario un intervento della polizia.

In questo momento comunque la maggior parte delle persone aspetta il summit che si terrà tra Europa e Turchia il 17 di marzo, nella seppur minima speranza che il confine venga riaperto. Dopo quella data è ancora meno probabile che rimarrà qualcuno ad Idomeni. Allo stesso modo non è impossibile il contrario, poiché la scelta di essere spediti in Turchia non è accettabile per la quasi totalità delle persone presenti. In molti infatti hanno parenti, amici o conoscenti da raggiungere in Europa, mentre sanno che il loro futuro in Turchia sarebbe solo un campo profughi e una vita ben lontana da un’integrazione reale e dall’autonomia di cui vanno in cerca.

Dopo un lungo viaggio e con alle spalle la guerra o la povertà, i confini chiusi lasciano tutti nella disperazione più completa. C’è chi ammette che era preferibile vivere in un paese in guerra che non in questo stallo disumano senza soluzioni. Alcuni si sono detti determinati a resistere, perché ormai è una questione di vita o di morte. Indietro non si torna.

Angela e Tommaso, 13 marzo 2016, #overthefortress