La strada per Idomeni – La campagna Welcome Taranto aderisce a #Overthefortress

Foto - Idomeni, 3 marzo 2016 #overthefortress

Cittadini della frontiera

Un paradosso, tra i tanti, ci inquieta particolarmente, in questi giorni e in queste ore. Assistiamo, infatti, ad un’esposizione mediatica delle e dei migranti senza precedenti.

Paradossalmente, però, nella gran parte delle immagini e delle narrazioni provenienti dai territori di transito (o di confinamento), dalla Grecia a Calais, la dimensione soggettiva e singolare di chi è in migrazione è sostanzialmente oscurata. Assistiamo, infatti, ad un’esposizione indistinta di corpi e volti, spesso accompagnata dall’attribuzione di didascalie arbitrarie e illegittime, a cominciare da quella inflazionata di migrante economico.

In questa percezione collettiva risiede la prima ragione per la quale come attiviste e attivisti della campagna Welcome Taranto abbiamo deciso di aderire alla staffetta #Overthefortress e al viaggio collettivo verso il confine greco macedone, programmato dal 25 al 29 marzo al fine di portare solidarietà concreta e aiuti materiali ai migranti bloccati a Idomeni, punto focale all’interno delle attuali rotte migratorie, e per monitorare e raccontare ciò che avviene nelle aree di transito, lungo le zone di frontiera e nell’ormai immensa jungle.

Avvertiamo l’esigenza politica di immergerci nei racconti, nelle biografie e nei desideri di chi è in fuga e in migrazione, riallacciandoci all’ineliminabile cifra individuale e soggettiva alla base di ogni percorso migratorio, andando oltre le asettiche narrazioni indistinte di corpi, numeri, statistiche e categorie.

Altre ragioni si uniscono e si sovrappongono a quanto detto. Taranto è sede di uno degli hotspot (in via di attivazione) italiani. Abbiamo preso posizione contro la realizzazione di questo centro, in quanto abbiamo la percezione che possa diventare un’arbitraria fabbrica della differenza. Per le stesse ragioni per le quali ci opponiamo alla realizzazione, a Taranto come altrove, di meccanismi politici e giuridici di differenziazione tra i migranti, sentiamo l’esigenza di monitorare ciò che accade, in questa fase, lungo la porzione meridionale della rotta balcanica.

Sono in corso cambiamenti allarmanti: il dibattito e la contrattazione tra Unione Europea e Turchia, tutta giocata sulla pelle di chi migra, è oltremodo inquietante. Registriamo, alla luce della chiusura sistematica delle frontiere europee, un’evidente contrazione dei diritti di tutte e tutti coloro che sono attualmente in transito.

All’interno di questa contrazione diffusa dei diritti, abbiamo la sensazione che una parte dei migranti, quelli che il lessico delle istituzioni europee bolla come economici, possano essere ancora più esposti a respingimenti collettivi e detenzione.

Sentiamo l’esigenza di riaffermare, in Grecia come a Taranto e ovunque, la nostra contrarietà rispetto ad ogni meccanismo di differenziazione arbitraria e di illegalizzazione preventiva, in difesa del diritto di accesso alla richiesta di protezione internazionale come opzione soggettiva ineliminabile

Crisi dello spazio europeo e reazioni a catena
Altre motivazioni ci spingono a partecipare alle iniziative programmate da #Overthefortress. Ci percepiamo come cittadini europei, e la dimensione europea dell’intervento politico è lo spazio minimo all’interno del quale è possibile fare movimento all’altezza delle sfide in corso. Da questo punto di vista la Grecia è un punto di osservazione cruciale per capire quali sono le caratteristiche salienti di quella che abbiamo definito crisi dello spazio europeo. La contrazione dei diritti delle e dei migranti è un tema che parla così direttamente alla qualità della nostra democrazia da rendere necessarie forme concrete di connessione, monitoraggio e solidarietà diretta nei confronti (anche) di chi è in transito lungo la sezione meridionale della rotta balcanica.

Lungi dal ritenere le migranti e i migranti come soggetti endemicamente deboli, rifiutiamo ogni sguardo compassionevole o paternalistico nei confronti delle donne e degli uomini in fuga. Al contrario riteniamo che le pratiche di solidarietà attiva e politicamente determinata, in tempi oggettivamente difficili come quelli attualmente in corso, possano configurare una rottura nell’immaginario dominante caratterizzato da paure, ostilità diffuse, chiusure e ritorno delle piccole patrie.

Per queste ragioni di carattere politico e alla luce di questo sentire diffuso che ci attraversa in questi giorni, parteciperemo ad #Overthefortress. Come attiviste e attivisti della campagna Welcome Taranto saremo ad Idomeni con il nostro portato di solidarietà e complicità, e racconteremo ciò che avremo modo di vedere e ascoltare.

Siamo consci delle profonde difficoltà che caratterizzano in particolare la jungle di Idomeni, e il numero complessivo delle persone che attualmente sono lì in attesa, ormai oltre le quindicimila, alle luce della chiusura a catena delle frontiere europee, da l’idea di quanto la situazione, dal punto di vista politico e umanitario, sia allarmante.

Pensiamo che, anche alla luce di questa situazione oltremodo inquietante, vadano costruite le possibilità per riconnettere lo spazio europeo, contrapponendo alla chiusura delle frontiere un’altra reazione a catena, in nome della solidarietà, dell’accoglienza e del rifiuto di ogni forma di selezione e differenziazione, riaffermando, in tante e tanti, il diritto alla libertà di movimento per tutti, costruendo le condizioni per la sua reale affermazione, invertendo la tendenza in corso, in Grecia come nei nostri territori, sperimentando forme transnazionali di connessione, e di esercizio diffuso di libertà e dignità.

Campagna Welcome Taranto