Storie da Idomeni: un inferno dove affondano destini e speranze

Angela e Tommaso, #overthefortress dal confine greco-macedone

Si ringrazia Lisa helle@riseup.net per le foto

Durante la nostra visita a Idomeni per #overthefortress abbiamo conosciuto molti attivisti, volontari e migranti. Alcuni di loro sono europei che seguono la situazione da molti mesi, anche loro, sotto la pioggia e nel fango. I migranti vivono in condizioni disumane e ognuno di loro ha la sua storia personale carica di dignità: un ragazzo che abbiamo conosciuto si è procurato un’ustione di terzo grado per aver toccato un filo elettrico sui binari della ferrovia mentre cercava riparo per la notte in un vagone del treno vuoto. E’ stato in coma per 30 giorni e ha rischiato di morire. Ora vive a Thessaloniki in un ex orfanotrofio occupato insieme da greci, internazionali e migranti.

Vogliamo raccontare le storie di loro due: una famiglia di siriani e una coppia di attivisti. Tutti loro, ieri, hanno attraversato il fiume e il confine greco macedone insieme ad altre 1.500 persone.
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Fuggire dalla sporca guerra

Ad Idomeni abbiamo conosciuto una famiglia di siriani. Un fratello e una sorella e una loro amica con un figlio piccolo. Hanno tutti meno di 30 anni, il bambino appena due. Ci hanno chiesto di non pubblicare i loro nomi, in quanto continuano a dire alle loro famiglie che stanno bene e la situazione è tranquilla, anche se non è affatto così. Sono partiti da Aleppo circa un mese fa, sono arrivati in Turchia ed hanno attraversato il confine greco turco su un barcone. Ora si trovano bloccati ad Idomeni da circa una ventina di giorni. Stanno provando ad entrare in Europa in quanto i due fratelli hanno rispettivamente il marito e la moglie in Belgio e in Francia e sono circa sei mesi che non li vedono.

Per questo non vogliono fare domanda di riconoscimento d’asilo in Grecia poiché ciò significherebbe poter rivedere i propri cari almeno tra un anno. Inoltre, sono perfettamente consci della situazione economica in cui verte la Grecia e sanno bene che sarebbero ben poche le possibilità di riuscire a trovare un lavoro: un attivista ci ha raccontato che circa l’80% della popolazione che vive dei dintorni di Idomeni è disoccupata. Nemmeno la proposta della relocation è per loro accettabile: essere posizionati casualmente in un paese europeo per loro potrebbe significare non riuscire a rivedere i propri cari fino al completamento dell’iter della domanda di riconoscimento d’asilo.

Ci hanno confessato che alla situazione indegna in cui sono costretti a vivere – in tenda sotto la pioggia e nel fango – preferivano la guerra. Non hanno più vestiti asciutti da tempo, né coperte o sacchi a pelo, con un bambino appresso. Non hanno modo di lavarsi e i servizi igienici sono minimi e pessimi. Sia il piccolo che la ragazza hanno avuto la febbre recentemente.

Rimanere bloccati al confine, in condizioni disumane, senza nessuna speranza di proseguire li lascia in una profonda disperazione. E’ doveroso aggiungere che sono stati molto cortesi con noi e felici di parlarci: dopo averci conosciuto ci hanno accompagnato per il campo e abbiamo aspettato con loro la lunga fila per farsi vedere dal medico per un mal di denti. Sono riusciti a ricevere un po’ di antibiotici, antidolorifici e uno spazzolino. Hanno chiesto al medico dove avrebbero potuto lavarsi i denti e gli è stato risposto “sotto la pioggia”. In seguito ci hanno accompagnati nelle loro tende, sono stati davvero molti ospitali e hanno insistito per offrirci da bere e da mangiare. Ci hanno dimostrato che la dignità di queste persone è più alta della miseria in cui si trovano.

Ieri, mentre noi eravamo in viaggio per ritornare in Italia, quando hanno visto altre 1.500 persone dirigersi verso il confine attraversando il fiume, hanno sperato che fosse la volta buona per riuscire finalmente ad arrivare in Europa e rivedere i loro cari. Nonostante siano stati avvertiti che fosse molto pericoloso, nonché probabilmente inutile, non hanno potuto non tentare. Tutti i migranti invece sono stati bloccati dalla polizia macedone che li ha riportati indietro consegnandoli alla polizia greca.

Dopo aver chiesto loro da dove venissero, come fossero arrivati, se fossero sposati e se avessero un lavoro, la polizia greca ha ritirato i loro passaporti non fornendo nessuna spiegazione. Visto che non gli sono ancora stati riconsegnati i documenti, sono molto preoccupati di essere rispediti in Turchia nei deportation camp, dove sanno che l’unica vita che potranno vivere sarà in un campo profughi, senza avere la possibilità di lavorare se non in nero e sottopagati.

Una famiglia sotto le bombe ad Aleppo e dei cari sparsi in Europa: un destino comune a tantissime persone bloccate a Idomeni e sugli altri confini europei. Il loro unico crimine è quello di cercare la libertà dalla guerra e una vita dignitosa. Per questo motivo verranno deportati in un paese che non riesce a garantire nemmeno il rispetto dei diritti umani per i propri cittadini.

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Forgotten in Idomeni: la solidarietà

David e Lisa sono due attivisti che da ottobre vivono in camper al campo di Idomeni. Da ottobre sono a Idomeni, ad aiutare e sostenere i migranti. A distribuire vestiti, cibo, forniture e quello che riescono a raccogliere. Hanno creato la pagina Facebook Forgotten in Idomeni, che oggi ha più di 6000 like, per condividere continuamente l’evolversi della situazione di quella zona. Hanno condiviso molte manifestazioni contro i confini, anche questo inverno quando le proteste erano erano molto più radicali. Hanno accompagnato dei migranti feriti in ospedale o in paese quando serviva. Vogliono continuare a farlo. Non sono pagati da nessuno o supportati da alcuna associazione per farlo.

Ieri, come ogni giorno, erano al confine quando hanno visto circa 2.000 persone che lasciavano il campo. Come sempre hanno deciso di seguirle per riferire quello che accadeva. Qualcuno, non tra i volontari, ha diffuso un volantino in cui è stato segnalato il modo per entrare in Macedonia attraverso un fiume. Nel testo diffuso si diceva che i profughi rimasti a Idomeni sarebbero stati deportati in Turchia. Il volantino riportava anche una mappa che mostrava la via per entrare illegalmente in Macedonia. Quel volantino ha messo in pericolo migliaia di persone.
Sapevano che era una situazione di rischio, ma hanno deciso di agire, hanno detto alla gente che era una cattiva idea e che gli avrebbe portato molti problemi. Hanno cercato di spiegare ai migranti che avrebbero potuto essere picchiati, arrestati, detenuti o che potevano morire.
Ma dopo tre settimane bloccati sul campo Idomeni di cui l’ultima passata sotto la pioggia e nel fango, molti migranti hanno deciso di provare lo stesso perché pensano di non avere più nulla da perdere.
Quando il gruppo è arrivato al fiume, hanno cominciato ad attraversarlo. Il fiume era molto pericoloso. All’inizio i due attivisti hanno cercato di spiegare alla gente che questo per le famiglie era troppo. I migranti hanno deciso di continuare, qualcuno cadeva e si sentiva male, ma per fortuna ci sono stati i volontari, gli attivisti e i fotografi che non li hanno lasciati soli. La coppia non è riuscita restare a guardare, e ha agito. C’erano famiglie con neonati e bambini, persone su sedie a rotelle. Nello stesso fiume solo alcune ore prima tre persone erano annegate: una donna incinta, la sorella e il loro cugino. Venivano dall’Afganistan.
Superato il fiume hanno continuato a seguire il gruppo. Non hanno potuto lasciare da sole tutte quelle famiglie che camminavano sui monti senza acqua, cibo o coperte. Tanti attivisti e volontari sono entrati in territorio macedone senza saperlo perchè non vi era alcun segnale. L’esercito ha arrestato circa 50 persone tra volontari e attivisti. Anche giornalisti e fotografi sono stati arrestati. Dopo due ore di attesa sono stati portati alla stazione di polizia a Gevgelija. La polizia macedone non ha creato problemi, invece la polizia ceca li ha insultati e minacciati. Alcune delle volontarie sono state chiamate “bitch”, puttane. La polizia macedone ha fatto pagare loro 530 € e hanno ricevuto un foglio di via dal paese per i prossimi sei mesi. Ora stanno cercando di capire cosa fare, per continuare a stare lì hanno bisogno di denaro.
Per chi volesse aiutarli a pagare la multa c’è un indirizzo Paypal: davidruggini@libero.it.
Noi come campagna #overthefortress non faremo mancare il nostro contributo.

Crediamo davvero importante supportare chi giornalmente appoggia i migranti, con la propria presenza e il proprio corpo, sia sotto il sole sia nel fango e nell’acqua. E’ altrettanto importate denunciare chi criminalizza le migrazioni.

Abbiamo voluto raccontare queste due storie per rendere l’idea di quello che si vive tutti i giorni al confine. Un inferno dove affondano destini e speranze, distrutte dalla fortezza Europa. In queste due storie per noi si intravedono i due elementi caratterizzanti delle migrazioni odierne e della enorme solidarietà che si è sviluppata in questi mesi in Europa. Da una parte la famiglia siriana è l’esempio del migrante bloccato sul confine in condizioni pietose in balia delle decisioni di politiche criminali; dall’altra volontari e attivisti che da decine di paesi differenti vengono ad aiutare e portare solidarietà a queste persone, ad agire con il proprio corpo per ciò che è giusto.
Ad Idomeni si ha la netta percezione di come la gestione delle migrazioni sia di natura completamente politica, spietatamente cinica e improntata su decisioni che non prendono minimamente in considerazione i diritti delle persone. L’Europa, ora, si affiderà completamente ad Erdogan per fermare questi flussi. Si affiderà ad un paese che non si occupa, allo stato attuale, dei migranti e di una loro reale integrazione, ma che li rinchiude in campi profughi, dove si muore lentamente, giorno dopo giorno. Lo stesso paese che finanzia Daesh, in modo sempre più evidente, facendo arrestare i giornalisti che hanno il coraggio di denunciarlo. La stessa Turchia che uccide quotidianamente le popolazioni curde in una guerra etnica all’interno del suo stesso Stato.

Per tutti questi motivi ritorneremo sul confine greco-macedone insieme ad un centinaio di attivisti il 25 di marzo per la Marcia #Overthefortress, che partirà dal porto di Ancona. Per ribadire che questa NON è la nostra Europa.

Angela e Tommaso, 15 marzo 2016, #overthefortress

* Fotografie by Lisa helle@riseup.net che ringraziamo

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