#overthefortress in Grecia – Il ritorno a Idomeni / Coming back to Idomeni

Ita/Eng

Percorrendo la strada che porta alla stazione di Idomeni, quel piccolo villaggio al confine greco-macedone, non puoi non pensare alle migliaia di persone che in quel campo ci hanno vissuto per mesi, aspettando che quel maledetto confine venisse riaperto.

Quando poi ci arrivi una sensazione di vuoto ti pervade. Per chi come noi lì ci è stato per alcuni mesi cerchi subito con lo sguardo quelle cose che facevano parte della nostra vita quotidiana: il posto di blocco della polizia greca, il traffico di auto dei volontari, la gente che cammina lungo la strada con lo zaino in spalla.
Lasciamo la macchina al solito posto, vicino al negozio di alimentari che adesso è chiuso.

I binari della stazione sono deserti, ci sono dei treni merci parcheggiati da diversi giorni e là dove prima c’erano centinaia di tende, è rimasto solo il fango. Non si sentono le urla dei bambini, non si vedono aquiloni nel cielo, non si sente l’odore di plastica bruciata e nessuno ti saluta con un sorriso. E’ un’emozione forte.
I trattori sono al lavoro nei campi, il grano tenta disperatamente di riprendere vita e riecheggia in lontananza il rumore di un treno che attraversa il confine, ma tutto questo non basta a colmare quel vuoto.

Arrivati al confine, davanti al muro luccicante di filo spinato, ci rendiamo conto che questo è proprio il posto giusto da cui ripartire.

Coming back to Idomeni
Walking down the road towards the station of Idomeni, that little village at the Greek-Macedonian border, your thought goes immediately to the thousend people that lived in that camp for months, waiting for that damned border to be reopened. When you finally get there a feeling of emptyness pervades you.

Those who, like us, have been there for some months, look for those things that were part of our everyday life: the roadblock set up by the Greek police, the bustle of volunteers’ cars, people walking down the road with a backpack. We leave the car at the usual place, near the grocery store that now is closed. The platforms are empty, there are some freight trains parked there days ago and instead of hundred of tents, now there’s only mud.

You can’t hear screaming kids, you can’t see kites in the sky, you can’t smell burned plastic and nobody greets you with a smile. It’s a powerful emotion. Tractors are working in the fields, the wheat is trying so hard to come back to life, in the distance echoes a train that’s crossing the border, but all this is not enough to fill that void.

When we reach the border, in front of the sparkling wall of barbed wire, we realize that this is the right place to start again.