Buscando vida en caminos de muerte: parte la XII Caravana de Madres de migrantes desaparecidos

Intervista ad Ana Gricelides Enamorado, una madre della carovana

Cerchiamo vita in un cammino di morte“, con questo intento la Caravana de Madres de Migrantes Desaparecidos partirà dal sud del Messico, alla ricerca dei figli scomparsi, il prossimo 15 novembre; questa dodicesima edizione è dedicata a Bertha Càceres, l’attivista ambientale uccisa a marzo del 2016 in Honduras a seguito del suo impegno in difesa dei diritti dei popoli indigeni e del territorio.

Quest’anno la carovana percorrerà una nuova rotta, quella della selva dove il flusso migrante è più intenso, seguirà un percorso circolare dalla Mesilla in Chiapas, frontiera sud del Messico, per ritornare ad Arriaga il 3 dicembre. Il viaggio attraverserà 11 stati e 30 località del paese.

Abbiamo avuto modo di intervistare Ana Gricelides Enamorado, una delle madri della carovana messicana, conosciuta grazie alla sua presenza come testimone durante la scorsa Carovana organizzata in Italia da CarovaneMigranti.

La Carovana nasce diciassette anni fa, inizialmente condotta da un gruppo di madri provenienti da Honduras, Salvador, Nicaragua, che cercavano i propri familiari scomparsi nel viaggio verso gli Stati Uniti.” racconta Ana. “Dopo cinque anni, durante i quali non riuscivamo a entrare in Messico per problemi di documenti, il Movimiento Migrante Mesoamericano (MMM), venutone a conoscenza, ci ha appoggiate e sostenute permettendoci di valicare il confine e raggiungere i primi risultati grazie a un enorme e permanente lavoro di ricerca. In dodici anni abbiamo così potuto riabbracciare 260 familiari mentre ad oggi il governo messicano non è giunto a nessun ritrovamento.

Seguiamo le orme dei nostri cari girando per le piazze, entrando nelle prigioni e nei postriboli, esponiamo le foto al fine di ritrovare i nostri affetti. Vogliamo sensibilizzare la gente e soprattutto esigere verità e giustizia dal governo messicano affinchè la questione dei migranti non cada nel dimenticatoio ma venga anzi resa visibile visto l’aumento di scomparse, sequestri, assassinii, estorsioni, abusi sessuali e assalti per mano della criminalità organizzata e delle stesse forze dell’ordine. Facciamo quello che dovrebbe fare il governo messicano che invece continua a non darci risposte, a minacciarci e a ostacolarci, permettendo l’impunità e nascondendo le prove. Tutto ciò è terribile e vergognoso“.

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Abbiamo trasformato madri che piangevano in attiviste, paladine dei diritti umani, da vittime, semplici casalinghe sono diventate guerriere, hanno imparato ad usare i computer le radio e i social network, hanno preso coscienza dei loro diritti spesso liberandosi da mariti violenti, insomma , hanno trasformato il loro dolore in forza e resistenza; durante la carovana gridano slogan, cantano, pregano , piangono gioiscono ma tutte insieme, non sono più sole, così ogni ritrovamento è una gioia ed una speranza per tutte” ci racconta Marta Sànchez Soler, fondatrice del Movimiento Migrante Mesoamericano.

Il sogno di Marta è creare una rete di madri delle Americhe, dell’Africa e del Mediterraneo che si ritrovino tutte insieme in Messico tra due anni per un Foro mondiale sulle migrazioni; già è in contatto con le mamme tunisine e con quelle algerine, si sono incontrate in Italia durante le prime due carovane italiane, per unire le forze nella lotta e nella ricerca della verità.

Si è venuto in questi tre anni consolidando il legame tra CarovaneMigranti e la Carovana messicana: in Italia abbiamo sempre pensato che la situazione messicana, con l’intreccio tra criminalità, Stato ,impunità, un sistema che legittima la violenza contro i migranti e criminalizza chi li aiuta o li difende, fosse un triste presagio di quello che sarebbe potuto succedere qui da noi nel Mediterraneo se non correvamo ai ripari, e, di fatto, si è verificato in brevissimo tempo, assai prima di quanto potessimo immaginare e nelle stesse forme.

Il punto di contatto tra queste due realtà geograficamente distanti ha preso forma in questi ultimi mesi quando, in seguito alla chiusura della rotta balcanica e a causa della pericolosità dei viaggi in mare e del passaggio in Libia, i migranti provenienti dall’Africa subsahariana hanno trovato una nuova via non meno rischiosa.

Molti di loro partono dal Sud Africa diretti in Brasile, di qui si dirigono a piedi attraverso la selva per arrivare, dopo un viaggio di quattro mesi e 17.000 km, a Tijuana, sperando di oltrepassare il confine tra Messico e Stati Uniti. Purtroppo pochi ce la fanno, la maggior parte rimane bloccata alla frontiera in condizioni di vita precarie e inaccettabili, mentre ancora troppi perdono la vita durante il lungo tragitto.

Anche in questa carovana sono previsti nuovi incontri, seguitela sulla pagina fb Movimiento Migrante Mesoamericano e sul sito movimientomigrantemesoamericano.org

Augurando a tutte le madri della Carovana messicana di raggiungere nuovi e importanti risultati, concludiamo con il loro motto :”Porque vivos se los llevaron, vivos los queremos”.

Marta e Patrizia, CarovaneMigranti

Marta Peradotto, Carovane Migranti

Attivista di CarovaneMigranti, vive a Torino e insegna in una scuola primaria. Ha partecipato alla carovana #Overthefortress a Idomeni a marzo 2016 e ha visitato vari campi profughi governativi e spontanei ad Atene, Salonicco e sulle isole greche (Lesvos). In Italia ha avuto modo di conoscere e partecipare da indipendente ai presidi di Ventimiglia e Como.