Detenzioni, sparizioni, eliminazione. I migranti tra censura e nuova narrazione

Relazione e audio di Flore Murard-Yovanovitch al convegno "Stato di Guerra e Guerra ai Migranti"

Photo credit: Sara Prestianni (Libia, 2012)
l’audio

della relazione di Flore Murard-Yovanovitch.

Photo credit: Sea-Watch
Photo credit: Sea-Watch

Qualcuno di voi ha sentito parlare ha sentito parlare di un attacco da parte della Guardia costiera libica a un gommone carico di 150 persone il 21 ottobre scorso che ha provocato la morte di almeno 30 persone?
L’intervento della giornalista e scrittrice, Flore Murard-Yovanovitch al convegno “Stato di Guerra e Guerra ai Migranti inizia con questa domanda.

Poco o nulla si è saputo su questo misterioso “incidente” (un articolo sull’Avvenire e uno sulla Stampa) che è avvenuto mentre era in corso un’operazione S.A.R. (Search And Rescue) della nave umanitaria della ong tedesca Sea-Watch a 14 miglia della coste libiche.
“Un motoscafo della Guardia costiera libica”, racconta la giornalista, “ha abbordato il gommone carico, gli agenti hanno pestato le persone che sono poi cadute in mare provocando 30 vittime (4 cadaveri e circa 35 dispersi) di cui non conosceremo mai nome né identità e che non potranno mai essere sepolti degnamente”.
Ma questo non è l’unico episodio, non è un caso isolato, purtroppo.

“Ci sono state varie segnalazioni in questi ultimi anni, SeaWatch era già stata attaccata nel mese di aprile dalla Guardia costiera libica che aveva sparato in aria e poi il 17 agosto scorso un altro attacco ad una nave umanitaria di Medici senza frontiere. In questo caso la nave è stata abbordata, sono saliti a bordo e hanno sparato proiettili sulla nave. Lo staff di MSF si è protetto chiudendosi dentro una stanza della nave”, continua Flore Murard-Yovanovitch che denuncia la difficoltà di avere notizie chiare su questi sconcertanti episodi.

L’addestramento della Marina/Guardia Costiera libica sulle navi militari italiane

“Recentemente (lo scorso 26 ottobre n.d.R.) sono iniziati anche gli addestramenti alla Guardia costiera libica sulle nostre navi militari” 1. Si parla sempre di soccorsi ma noi che siamo attivisti per i diritti umani pensiamo siano intercettazioni, violenze in mare, respingimenti, seguite da deportazioni nei lager libici – dove queste persone vengono maltrattate, abusate e a volte spariscono (ci sono stati 4 morti in un campo di detenzione in Libia in sole 3 settimane) 2.
Non ci sono quindi, informazioni molto chiare su questi eventi.
Non sappiamo cosa farà questa Guardia libica che l’operazione EuNavForMed sta addestrando. Le uniche notizie che abbiamo arrivano dalla stampa libica e da quella di vari paesi africani che raccontano come queste persone vengono riportate indietro.

Photo credit: Sara Prestianni (Burashada Camp in Gharyan - Libia, 2012)
Photo credit: Sara Prestianni (Burashada Camp in Gharyan – Libia, 2012)

La scomparsa di massa dei migranti è il frutto di una specifica scelta strategica e politica dell’Ue – il blocco del flusso migratorio a tutti costi, alla partenza e in viaggio -, non il frutto delle onde. Per questo motivo va cambiata la nostra narrazione.

Solo dal 27 ottobre al 7 novembre sono sparite in mare 665 persone 3. Non ci sono stati articoli sulla stampa italiana, ci sono vari lanci di agenzia dove si parla di cosiddetti “naufragi“.
Invece sono diventati una catena quotidiana, con un’accelerazione e una gravità nelle ultime settimane, fra i quali, nella notte del 2/3 novembre scorso il naufragio di due gommoni e 249 vittime, tratteggiato in breve dai media.

Quindi secondo me dobbiamo cambiare la narrazione, non si può continuare a parlare di “naufragi”. Qui è in corso un’eliminazione mirata dei migranti perché “migranti”. Essi sono la nuova categoria rivoluzionaria, nel senso che è un soggetto che attraversa le frontiere, che non obbedisce o si piega ad un sistema, è un soggetto portatore di una nuova possibilità di trasformazione sociale.

Uso a proposito la parola politica eliminazionista (e so che può prestare il fianco a malintesi storici) perché non stiamo parlando solo di abusi casuali e contingenti nei campi di detenzione o nei paesi di accoglienza, parlo di “eliminazione” come il risultato del connubio di varie politiche europee di respingimento, di riammissione, di Migration compact, di accordi bilaterali con le dittature di partenza, che messe insieme, e con loro effetti cumulatori, comportano per i migranti il rischio di morire, a mare o nel deserto.

Questa è l’idea che mi sono fatta osservando questo fenomeno. Se si guardano da vicino queste politiche che mirano sempre o a deportare, o a detenere, o a respingere, il risultato finale per la persona migrante è il rischio di venire o maltrattata, o abusato o peggio di morire.

Credo ci sia anche, oggi, una grave responsabilità degli intellettuali europei che in questo momento non hanno voce e non “nominano” il genocidio in corso; e sono molto felice che voi abbiate parlato proprio di guerra ai migranti perché nessuno usa la vera parola.

Qui è in corso una guerra ai migranti e anche di più: una politica eliminazionista causata da scelte che vengono fatte in stanze normalissime, come diceva Leila, come i grandi uffici delle istituzioni europee.

Photo credit: Sos Meditarreneé
Photo credit: Sos Meditarreneé

Ho letto con molta attenzione e vi invito a farlo, i documenti che aveva rilasciato WikiLeaks già un anno e mezzo fa su i piani del Comitato militare europeo sulla guerra al traffico di migranti. Se si leggono i testi fanno paura perché tra le righe si capisce benissimo che l’intento è o il respingimento o l’eliminazione.

Nel piano del Comitato militare dell’Unione europea (EUMC) che è pubblico, lo trovate on line sul sito di WikiLeaks, leggerete anche che da maggio del 2015 è in corso “un’operazione militare della durata di (almeno) un anno contro le reti di trasporto di profughi e relative infrastrutture, compresa la distruzione d’imbarcazioni ormeggiate”, e di “abbordaggio e neutralizzazione delle imbarcazioni“ – non è specificato se in rada o in mare 4.
Ma come pensano di abbordare una nave senza che ci sia un effetto letale per le persone a bordo ? 5
Anche attraverso l’accordi della Valletta siglato a Malta nel 2015 si trasferiranno fondi verso questi paesi in cambio del controllo ferreo delle frontiere. Ogni paese che vorrà richiedere questi fondi dovrà provare alla Commissione europea che il controllo delle frontiere sta funzionando bene. Fulvio Vassallo Paleologo 6, avrebbe raccontato molto meglio di me queste nuove politiche mascherate da interventi di cooperazione allo sviluppo ma che in realtà sono politiche che mirano a bloccare le partenze.

Gli accordi bilaterali con i paesi africani

Ci sono anche accordi bilaterali di riammissione in cui l’Italia è molto coinvolta.
Ha firmato infatti degli accordi con il Sudan e l’Eritrea per il controllo delle frontiere.
Prendo il caso del Sudan 7. Vi ricordate il genocidio del Darfur, ecco l’Italia ha appena firmato un Memorandum d’intesa 8 con questo stato genocidario per il controllo delle frontiere.
Le milizie Janjaweed 9 si sono riformate in Rapid special forces. Intercettiamo a mare queste persone, le rimandiamo in Libia 10, qui il consolato sudanese va nei centri di detenzione e in molti casi non abbiamo più notizie di queste persone. Il comandante di queste forze, se leggete l’articolo di Massimo. A Alberizzi, i giorni scorsi si compiaceva per aver arrestato 150 profughi alla frontiera del deserto sudanese.

Ci sarebbe molto da dire anche sull’Eritrea, lo stato-prigione dal quale i ragazzi fuggono per sottrarsi alla leva obbligatoria.
Anche con questo paese abbiamo firmato un accordo bilaterale che contempla tantissimi soldi. Sara Prestianni dell’Arci ha redatto un interessante rapporto “Le tappe del processo di esternalizzazione del controllo alle frontiere in Africa, dal Summit della Valletta ad oggi” 11 ”, che vi consiglio di leggere.
Una parte della nostra guerra quindi si gioca in Africa, con un’accelerazione spaventosa.
Dal 2015 sono stati firmati una serie di accordi bilaterali. Il Ministro Gentiloni nei giorni scorsi era in Niger, Senegal e Mali per continuare a espandere questa esterinalizzazione delle frontiere.

Photo credit: Sara Prestianni (Libia, 2012)
Photo credit: Sara Prestianni (Libia, 2012)

Segnalo anche un altro incidente non menzionato nell’intervento precedente, la sparatoria a migranti su un gommone nell’Egeo nel 2014-15, rivelato da un’inchiesta di The Intercept basata sui log book degli “incidenti gravi” delle navi di Frontex. Dal 2014 al 2015 nel Mar Egeo durante le operazioni di blocco violento di gommoni, è stato fatto uso da armi di fuoco contro profughi siriani.

Abbiamo tantissime notizie che messe insieme danno un quadro. Il problema è che spesso non abbiamo accesso a queste notizie.
Dovete leggere la risposta del direttore di Frontex, Fabrice Leggeri, 12 alla lettera 13 di Barbara Spinelli e 41 deputati del Parlamento Europeo nella quale si chiedeva a Frontex di mettere fine all’utilizzo di armi da fuoco per fermare imbarcazioni con rifugiati a bordo 14.
Lui parla “standard practices“.

La caccia al migrante alle frontiere balcaniche

Questo era il fronte marittimo ma c’è anche una forma di guerra che nasce in forma para militare in modo spontaneo, da parte di “cittadini” sui confini balcanici che si autorganizzano per diventare “vigilantes” della frontiera.
Sono praticamente delle pattuglie, delle ronde, di cittadini armati di bastoni, spray urticanti e cani…
Abbiamo le testimonianze di migranti che riescono a scamparla arrivando dall’altro lato della frontiera, in particolare sulla frontiera con Bulgaria, Ungheria e Serbia. 15
Ci sono stati anche casi di persone uccise alla frontiera da gruppi paramilitari di cui non si hanno notizie. Scorrendo il sito bulgaria.bordermonitoring.eu e leggendo la lista di queste persone che muoiono alla frontiera vengono i brividi, soprattutto per come spariscono.

Un altri sito importante è Are you syrious? 16 una rete di attivisti che monitorano la situazione sui balcani.

Mi avvio alla conclusione dicendo che siamo in un momento in cui non basta più nemmeno la conoscenza, è in corso una percezione delirante, da arginare.

Nella mia analisi faccio spesso uso di termini psicodinamici per svelare la psicopatologia in corso; nonché la militarizzazione della questione migrante.
E’ chiaro che il migrante è diventato un nodo, la pseudo “invasione” per legittimare la militarizzazione.

Photo credit: Isabelle Serro/Sos Meditarreneé
Photo credit: Isabelle Serro/Sos Meditarreneé

C’è un doppio movimento: mascheramento e smascheramento, la questione migrante è diventata la chiave, una chiave geopolitica che maschera le vere questioni geopolitiche e le forze al potere nel Mediterraneo (velate da una retorica di “più soccorsi”, ”lotta alla tratta”, ”lotta contro i scafisti” ) coprendo, nascondendo la vera guerra in corso e, dall’altro, lo smascheramento della propaganda come “invasione”.
E’ molto interessante continuare a studiare la questione migratoria in questo doppio binario.

Avremo delle conseguenze devastanti a causa di questa percezione delirante di cui accennavo prima e sono molto preoccupata.
Invito tutti a cambiare narrazione, non possiamo più parlare di “naufragi”, c’è in corso un genocidio dei migranti.

  1. Si è concluso il primo dei cinque cicli addestrativi dei 78 trainees libici iniziato lo scorso 26 ottobre – Fonte: http://www.analisidifesa.it/2016/11/termina-il-primo-ciclo-addestrativo-per-la-guardia-costiera-libica/
  2. Si consiglia la visione del film “Come un uomo sulla terra” di Andrea Segre e Dagmawi Yimer
  3. Vedi il blog Nuovi desaparecidos, verità e giustizia per i nuovi desaparecidos del Mediterraneo
  4. Il 18 maggio 2015 il Consiglio Europeo definiva il quadro generale dell’operazione di gestione militare della crisi volta ad adottare misure sistematiche per individuare, fermare e mettere fuori uso imbarcazioni e mezzi usati o sospettati di essere usati dai contrabbandieri o dai trafficanti di esseri umani nel pieno rispetto del diritto internazionale – Fonte Difesa.it
  5. Il 20 di giugno del 2016, la Commissione Europea ha esteso il mandato dell’operazione SOPHIA per un’ulteriore anno, fino quindi al 27 luglio 2017, aggiungendo, altre sì, due compiti integrativi al mandato della missione:
    – l’addestramento della Guardia Costiera e della Marina libica – il contributo alle operazioni di embargo alle armi in accordo alla Risoluzione dalle Nazioni Unite nr. 2292 del 14 giugno 2016 – Fonte Difesa.it
  6. Vedi il blog Diritti e frontiere e l’ultima video-intervista realizzata a Palermo dagli attivisti di #overthefortress
  7. Vedi il Rapporto 2016 di Italians for Darfur: http://www.italianblogsfordarfur.it/rapportosudan2015_2016.pdf
  8. Vedi il rapporto “L’accordo con il dittatore sudanese” di Sara Prestianni, Ufficio Immigrazione Arci http://arci.it/news/arci-report/arcireport/arcireport-27-8-settembre-2016/laccordo-con-il-dittatore-sudanese
  9. Leggi l’articolo di Massimo. A Alberizzi su Africa Express
  10. Vedi il reportage fotografico di Sara Prestianni nei campi libici del 2012
  11. http://www.integrationarci.it/wp-content/uploads/2016/06/esternalizzazione_docanalisiARCI_IT.pdf
  12. Vedi la risposta del Direttore esecutivo di Frontex sull’uso di armi da fuoco da parte della guardia costiera
  13. http://barbara-spinelli.it/wp-content/uploads/Letter-to-Mr-Leggeri-about-incidents-reports-revealing-tactic-of-using-weapons-to-stop-boats.pd
  14. La lettera, scaturita da un rapporto pubblicato da The Intercept il 22 agosto scorso, denuncia l’uso ricorrente di armi da fuoco da parte della guardia costiera degli Stati membri, con lo scopo di fermare imbarcazioni guidate da presunti trafficanti nel quadro delle operazioni di Frontex.
  15. Vedi il sito http://bulgaria.bordermonitoring.eu
  16. Vedi il sito di AreYouSyrious e la pagina Facebook