Il problema dei rifugiati nell’UE

Sami Naïr, bez.es - 18 ottobre 2016

Il campo profughi di Lesbo. Foto: Alkis Konstantinidis/Reuters
Il campo profughi di Lesbo. Foto: Alkis Konstantinidis/Reuters
Il campo profughi di Lesbo. Foto: Alkis Konstantinidis/Reuters

Di fronte a oltre tre milioni di persone che nel 2015 hanno richiesto soccorso alle frontiere dell’Unione Europea, dopo varie settimane di riflessione i capi di stato europei, rappresentanti di più di 500 milioni di cittadini e del PIL più alto del pianeta, hanno accettato di accogliere… 160.000 persone, esclusivamente siriane, irachene e afghane! In un anno ne sono state accolte soltanto 7.300. Di questo passo sarebbero necessari altri 43 anni per accogliere il resto. Sempre che vengano accolti…

È evidente che ci troviamo di fronte alla catastrofe umanitaria più grave dopo la seconda guerra mondiale e al tradimento più cinico e vile da parte dell’Europa dei suoi valori fondamentali e, ancora più grave, del suo impegno nei confronti del diritto internazionale. Di fatto, l’accordo tra Turchia e Germania per l’espulsione dei rifugiati dal territorio europeo ha negato lo status di rifugiato ai veri rifugiati siriani, iracheni e afghani.

Per non dover giustificare questa politica di espulsione di massa, la Germania ha imposto la sostituzione della parola “rifugiati” con “immigranti illegali” in cambio di soldi e dell’esenzione dal visto per i cittadini turchi! Una vera e propria truffa!

Che fare di fronte a questa infamia? Per prima cosa, pretendere che si torni a rispettare il diritto internazionale e quindi a considerare i rifugiati come tali e non come migranti per motivi economici. Secondo, bisogna liberare coloro che sono trattenuti in condizioni disumane nei campi europei di detenzione e concedere loro un passaporto, come spiego nel mio libro (Refugiados, frente a la catástrofe humanitaria, una solución real. Editorial Critica, 2016). Terzo, è necessario tornare ad affrontare la problematica della Convenzione di Schengen considerando la realtà della situazione demografica e geopolitica europea e riorganizzando la gestione dei flussi migratori in maniera solidale, poiché si tratterà della principale sfida umanitaria dei prossimi anni. Ovviamente sono necessarie molte altre misure, ma qui ci limitiamo a ricordare quelle essenziali, ovvero il rispetto del diritto e dei nostri valori di solidarietà e giustizia.