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Ceuta e Melilla: Europa oltre l’Europa

Tesi di Laurea in Frontiere della cittadinanza di Angela Ciavolella, che ringraziamo

Photo credit: IV Marcha por la dignidad

Alma Mater Studiorum – Università di Bologna
Scuola di Scienze Politiche

Corso di laurea magistrale in Sviluppo locale e globale

Tesi di Laurea in Frontiere della cittadinanza

Titolo
Ceuta e Melilla: Europa oltre l’Europa.
Genesi e destini di due enclave di frontiera

Sessione II
Anno Accademico 2015/2016


Introduzione

Oggetto della presente tesi è l’analisi del ruolo ricoperto dalle due enclaves spagnole di Ceuta e Melilla nell’attuale contesto delle migrazioni che interessano l’Europa.

Ceuta e Melilla, uniche città europee in terra d’Africa, non solo costituiscono oggi una vera e propria zona di frontiera rispetto ai flussi migratori che, provenienti dal Sud del mondo, interessano lo spazio europeo ma, soprattutto, costituiscono un punto d’osservazione del tutto privilegiato per comprendere quelle che, attualmente, sono le pratiche di interazione operanti tra l’Unione Europea ed il suo intorno immediato in materia di gestione dei flussi migratori.

Nelle enclaves, che pure rappresentano un territorio ben circoscritto, si dispiegano infatti palesemente le diverse scale in cui le dinamiche di frontiera, generalmente afferenti a processi che coinvolgono territori ed entità ben più ampie, hanno modo di esprimersi.

Tuttavia, Ceuta e Melilla non hanno sempre costituito una netta linea di demarcazione tra il Nord-Africa e la sponda settentrionale del Mediterraneo. Risalendo nei secoli emerge, al contrario, come l’originario ruolo delle enclaves fosse quello di due soglie, due porte d’accesso e reciproco scambio non solo tra diversi continenti, quanto piuttosto tra sistemi culturali e valoriali profondamente differenti, che proprio nelle enclaves trovavano un peculiare status di coesistenza.

L’evoluzione delle enclaves si è così sviluppata parallelamente alla pratica dell’attraversamento, che in esse è stata incisiva al punto da farne un vero e proprio ponte tra due continenti, l’Europa e l’Africa, un territorio di mezzo tra il “noi” e il “loro”.

L’intento perseguito nel corso della tesi sarà quindi quello di mostrare come, alla luce dei graduali mutamenti verificatisi nel corso degli anni, la natura delle due città sia venuta, in definitiva, a modificarsi drasticamente.

Dopo un’iniziale panoramica di quella che è stata la storia di Ceuta e Melilla attraverso i vari secoli, si giungerà a trattare più nel dettaglio degli eventi che, più significativamente, hanno segnato in maniera irreversibile l’anima stessa delle enclaves, cambiandone radicalmente il ruolo nel più generale contesto delle migrazioni Sud-Nord.

Si assumerà come punto di svolta l’ingresso della Spagna nell’area Schengen, mostrando come l’implementazione del nuovo regime comunitario di mobilità interna abbia comportato, per le due enclaves, una duplice funzione: quella di costituire due avamposti europei in terra africana e, allo stesso tempo, quella di vedersi escluse dall’omogeneo regime vigente nel resto del territorio comunitario.

A partire da ciò si percorreranno le principali tappe che hanno segnato la progressiva integrazione di Ceuta e Melilla all’interno del più generale quadro del controllo delle frontiere esterne dell’Unione, mostrando come in esse il volto della securizzazione si sia manifestato in maniera del tutto singolare.

Si parlerà a fondo delle ripercussioni, soprattutto in termini di violazione dei diritti umani, che la messa in atto delle politiche di stretto controllo delle frontiere ha comportato nelle enclaves, mostrando come il costante intreccio tra la politica spagnola in materia e la politica europea di esternalizzazione del management migratorio abbia fatto sì che, oggi, le enclaves non costituiscano più, come in passato, un trait d’union tra due mondi ma, al contrario, rappresentino il punto-limite in cui questi due mondi vengono a scontrarsi.

Nello scorrere questo filo si assumerà come ulteriore momento-chiave per l’evoluzione delle enclaves la particolare fase vissuta dalle stesse a metà degli anni ’90, quando in un contesto di generalizzata defronterizzazione commerciale le due città iniziarono progressivamente ad essere fortificate nei loro perimetri terrestri, una impermeabilizzazione che sarebbe divenuta, via via, una realtà sempre più tangibile. Sarà proprio a partire da quel momento, infatti, che le città di Ceuta e Melilla si ritroveranno a dover fare i conti con una migrazione di transito sempre crescente, che finirà col tempo per inserirle definitivamente nel panorama geopolitico delle migrazioni Sud-Nord.

A quello che negli anni passerà dall’essere un fatto propriamente congiunturale a trasformarsi in un fenomeno strutturale si rispose, nell’immediato, adottando misure di carattere essenzialmente difensivo e repressivo: alla chiusura materiale delle enclaves si accompagnò infatti una vasta politica repressiva che non di rado, e soprattutto grazie al non trascurabile ruolo svolto dal Marocco, assunse caratteri anche piuttosto violenti, facendo sì che la violazione dei diritti umani alla frontiera si convertisse in una pratica del tutto normalizzata.

Ad ogni modo, sebbene la progressiva militarizzazione delle frontiere di Ceuta e Melilla, unita alla deriva repressiva assunta dai metodi di contrasto dei flussi, abbiano in una prima fase contribuito a ridurre notevolmente la pressione migratoria sulle enclaves, si mostrerà come, in realtà, abbiano funzionato solo come una soluzione a corto raggio, convertendo emblematicamente le barriere delle due città nel “símbolo del antagonismo, y recordando a los de dentro que están cercados y a los de fuera que no son bienvenidos”. 1

Parallelamente a questa direttrice, si mostrerà come, accanto alla securizzazione materiale delle enclaves, si sia dispiegato un intenso lavorio a livello istituzionale, tanto interno, quanto soprattutto a livello europeo, volto a stabilizzare e rafforzare ulteriormente il quadro previsto a regolazione e contrasto del fenomeno migratorio.

Si darà conto di come la politica adottata dall’Unione Europea in materia non si sia limitata allo stretto controllo delle proprie frontiere ma, al contrario, abbia trovato soprattutto all’esterno del proprio spazio politico il principale campo di applicazione. Si vedrà, in particolare, come questa nuova strategia, finalizzata a frenare la migrazione già a partire dai luoghi d’origine dei flussi e divenuta nota col nome di “esternalizzazione”, si sia dispiegata tanto a livello politico-istituzionale, quanto ad un livello più strettamente operativo, soprattutto attraverso l’avvio, con i Paesi terzi, di una milionaria cooperazione vincolata al compimento dei meri interessi europei.

Nell’ambito di questa cornice, si darà conto del particolare ruolo assunto rispettivamente, da Marocco e Spagna: il primo, considerabile come un vero e proprio “laboratorio” per la politica europea di esternalizzazione del management migratorio, ruolo che, non a caso, gli è valso l’etichetta di “gendarme d’Europa”; la seconda, da più parti ritenuta come un “modello” da seguire in materia di contrasto alla migrazione irregolare e riconosciuta come pioniera, a livello europeo, nel controllo dei flussi migratori. Due Paesi, Marocco e Spagna, che a causa degli straordinari mezzi impiegati nel controllo della frontiera delle enclaves hanno entrambi contribuito all’evolversi di quella che sembra essere una vera e propria “guerra” ai migranti, rafforzando così il diffuso immaginario di una “Fortezza Europa” appositamente costruita per far fronte all’immigrazione irregolare.

Le enclaves di Ceuta e Melilla, in quest’ottica, ben rappresentano tutto ciò che è sotteso all’idea di “Fortezza Europa”: in esse vige infatti un regime di assoluta eccezione, ove il sistematico ricorso a strumenti di controllo e dominio, unito ad una combinazione di elevata arbitrarietà e reiterata impunità, non ha fatto che rafforzare quella rappresentazione delle enclaves che, a causa dell’evidente separazione dai rispettivi intorni costituita dalle vallas, le aveva già elette a luoghi-simbolo della “Fortezza”.

Tuttavia, e questo è quanto si tenterà di dimostrare al termine del presente studio, le stesse enclaves costituiscono, al contempo, uno degli esempi più evidenti di come le attuali modalità di regolazione delle frontiere europee si dispieghino attraverso prassi e dinamiche che trascendono l’idea della frontiera intesa come netta separazione tra un dentro e un fuori per accogliere, al contrario, processi e dispositivi che quella stessa frontiera contribuiscono costantemente a rimodulare.
In altri termini, si tenterà di mostrare come, nel panorama dei regimi di gestione della migrazione che attualmente operano alle frontiere d’Europa, al progressivo potenziamento del controllo della mobilità migrante si accompagnino ulteriori meccanismi che, invece, tendono piuttosto a selezionare e filtrare quella stessa mobilità, rendendola più fluida per certi tipi di flussi.

Ceuta e Melilla, in questo quadro, rappresentano emblematicamente due “campi di forza” 2: luoghi in cui dispositivi come l’illegalizzazione, l’attesa forzata e il respingimento, metodi di imbrigliamento della soggettività migrante che paiono costituire il principale modo di governare la migrazione in maniera funzionale alle esigenze europee, vengono a scontrarsi direttamente con le strategie di esistenza e resistenza 3 opposte dai migranti, che quei tentativi di confinamento rimettono costantemente in discussione modificando, così, la natura stessa della frontiera.

Nel tracciare il percorso sin qui illustrato, strutturerò la presente tesi in tre capitoli.
Nel primo capitolo si fornirà un’ampia panoramica storica delle enclaves, menzionando le principali tappe che hanno portato due città situate in territorio marocchino a far parte dello Stato spagnolo. A tale scopo, si risalirà fino al XIV secolo, periodo nel quale prenderanno il via le spedizioni che, nel corso del secolo successivo, assegneranno Ceuta e Melilla alle Corone iberiche. Ripercorrendo l’evoluzione che le due enclaves hanno avuto nelle epoche seguenti, alternando fasi di prosperità a numerosi momenti di crisi, si giungerà a dar conto di come le stesse abbiano attraversato la particolare fase vissuta dalla Spagna durante il regime franchista, per passare ad una piena democrazia solo alla fine degli anni ’70 del ‘900.

Si delineerà, poi, un quadro del ruolo delle due città nel generale contesto delle migrazioni mostrando come, in modo particolare a seguito dell’adesione spagnola al regime di Schengen, Ceuta e Melilla si siano convertite nell’unico avamposto europeo in terra d’Africa; a tal proposito, si darà conto di come proprio questo nuovo assetto abbia finito per dare rinnovato vigore ad una pressione migratoria che, nel corso degli anni, trasformerà profondamente il volto e la natura stessa delle enclaves. Infine, si analizzeranno quelle che, tanto sul piano operativo, quanto su quello legislativo, sono state le iniziali misure adottate dal governo spagnolo per far fronte alla nuova situazione venuta a crearsi, evidenziando come la strada seguita si sia caratterizzata per la straordinaria eccezionalità dei provvedimenti assunti.

Il secondo capitolo apre trattando della nuova stagione delle relazioni istituzionali vissuta da Spagna e Marocco agli inizi del nuovo millennio, mostrando come esse si siano consolidate proprio in relazione alla gestione dei flussi migratori. In particolare, si parlerà a lungo di come i due Paesi abbiano trovato nell’attuazione congiunta di politiche profondamente repressive il principale terreno di dialogo, trattando della straordinaria crisi vissuta dalle enclaves tra il 2004 ed il 2005 ed offrendo, in merito, un’ampia esposizione delle numerose e reiterate violazioni del quadro normativo posto, a livello internazionale, a tutela dei diritti umani. In seguito si spiegherà come la singolare situazione delle enclaves si sia evoluta parallelamente al più generale contesto europeo, dando conto delle principali tappe, istituzionali e legislative, che a livello comunitario hanno segnato lo sviluppo delle politiche in materia di gestione dei flussi migratori. Il capitolo si concluderà, infine, riportando gli ulteriori episodi di repressione registrati a Ceuta e Melilla tra il 2013 e il 2014, mostrando come la Spagna abbia sostanzialmente proseguito nella sua politica di fermo contrasto ai flussi migratori, adottando regolarmente un approccio negazionista rispetto agli abusi compiuti.

Nel terzo ed ultimo capitolo, dopo aver dato conto della situazione più recente delle enclaves – con un particolare focus sull’impatto che l’esodo siriano ha avuto in esse – si tenterà di inquadrare il loro ruolo nell’ambito della generale politica europea di esternalizzazione del management migratorio ripercorrendo, dalle origini della stessa agli sviluppi più recenti, le principali tappe che ne hanno fatto la strategia primaria di contrasto alla migrazione irregolare. In relazione a ciò, si descriveranno i ruoli rispettivamente ricoperti da Spagna e Marocco nell’attuazione di tale politica, mostrando come i due Paesi abbiano contribuito a fare delle enclaves di Ceuta e Melilla l’emblema della c.d. “Fortezza Europa”. Infine, in conclusione del capitolo, si metterà in discussione proprio l’immagine dell’Europa come “Fortezza”: assumendo come paradigmatico il caso delle enclaves e operando richiami ai più recenti sviluppi della dottrina in materia si mostrerà come, al contrario, l’attuale regime di gestione della mobilità migrante sia in realtà meno “impermeabile” di quanto appaia.

Papers: Ceuta e Melilla: Europa oltre l’Europa di Angela Ciavolella

  1. Moré I., “La vida en la frontera”, Madrid, Marcial Pons, 2007, 15.
  2. Sciurba A., “Campi di forza. Percorsi confinati di migranti in Europa.”, Verona, Ombre Corte, 2009
  3. Sossi F., “Migrare. Spazi di confinamento e strategie di esistenza”, Milano, Il Saggiatore, 2006.