Sulla Marcia di un altro Montello

Una nota del Centro sociale Django sull'adesione alla Marcia dei 1.000 piedi

L’incontro si è svolto all’interno dell’oratorio di Giavera, paese di 5.000 abitanti circa poco distante da quella Volpago del Montello, diventata tristemente nota per il corteo anti-immigrazione entrato agli onori delle cronache locali e nazionali per lo striscione razzista “Benvenuti sul Montello, sarà il vostro inferno“.

L’incontro, oltre ad innumerevoli associazioni e gruppi informali presenti nei tanti piccoli comuni alle pendici del Montello, ha visto la presenza dei rappresentanti dell’Associazione promotrice della marcia.

Premettiamo di essere ben felici dell’iniziativa e soprattutto che questa sia nata da chi vive all’interno di un territorio non facile, in gran parte amministrato dalla Lega Nord e dove riconosciamo il grande ruolo svolto dal festival, “Ritmi e danze dal mondo”, che da ormai 20 anni per quattro giorni diventa un punto di riferimento per quella galassia di realtà, associazioni e gruppi di volontariato che operano nel mondo dell’accoglienza per la promozione di un dialogo tra culture.

Crediamo però doveroso, oltre a sottoscrivere l’iniziativa, esprimere il nostro punto di vista e la nostra modalità di affrontare la questione accoglienza nei nostri territori.

La manifestazione, come dichiarato a più riprese nel corso dell’assemblea non vuole avere un carattere politico, né ideologico quanto piuttosto proporre un modo diverso di affrontare i cambiamenti sociali e la questione migranti, un’occasione di confronto e apertura rivolto a tutti.

E’ stato più volte ripetuto che non è intenzione dell’Associazione porsi contro qualcun altro, anche la paura degli abitanti del Montello avversi ad accogliere 100 richiedenti asilo è comprensibile, in quanto sentimento umano la paura è necessaria a non cadere in quell’atteggiamento di accettazione senza riserve tipico dei buonisti.

Ci si dimentica però che la “paura” dei partecipanti alla marcia di Volpago, a cui peraltro hanno preso parte anche il governatore del Veneto Luca Zaia e molti amministratori e politici locali della Lega Nord non è quella di un genitore che evoca ai suoi bambini quando attraversano la strada o toccano le prese della corrente ma una paura che viene fatta circolare all’interno di una fiorente economia di potenti gruppi di interesse, la cui esistenza dipende proprio dal fatto che noi continuiamo ad avere paura. Questi professionisti della paura dove annovero teologi, politici, medici, psicologi e mass media in primis dipendono proprio dal nostro terrore e la rimozione, l’eliminazione di questo sentimento non è mai davvero auspicata in quanto il loro obiettivo è sempre stato quello di sostituire e rinnovare i discorsi che suscitano le paure più profonde dell’essere umano.

E’ fondamentale ribadire che emozioni come la paura, la xenofobia e il razzismo non appartengono soltanto agli individui o a ristretti gruppi sociali, esse sono strumenti di mediazione tra individuo e società e riguardano le relazioni di potere, la Lega in questi anni ha costruito proprio su questi istinti il suo consenso e il suo elettorato facendo leva su fattori come la razzializzazione del crimine – tendenza a imputare il crimine ai migranti – rafforzando il binomio straniero uguale criminale o peggio sulla guerra di civiltà e il pericolo dell’invasione, del non essere “più padroni a casa nostra“.

Il razzismo si è così profondamente radicato nei nostri territori che crediamo invece sia necessario isolarlo, e per farlo pensiamo si debba cominciare a chiamare certe pulsioni con il loro nome, non siamo più disposti a cercare alcun tipo di mediazione con i razzisti e i fascisti di ogni genere.

Con l’associazione “Ritmi e Danze del Mondo”, abbiamo condiviso la necessità di superare un modello di accoglienza, quello costituito dalle grandi strutture di accoglienza individuate dalle prefetture, dove i numeri non permettono di fornire quei servizi minimi per una corretta integrazione e di rilanciare l’idea di un modello d’accoglienza diffuso nei territori.

Su questo tema, l’esperienza del centro sociale Django a Treviso, con il lavoro di inchiesta che stiamo conducendo all’interno delle cooperative e che trova peraltro conferma oggi nelle regole del nuovo pacchetto emigrazione del Viminale ci ha portato a credere che anche in questo caso, non si tratta soltanto di una questione relativa alla qualità dei servizi che siamo in grado di offrire ai rifugiati e all’impatto nei territori ma ci sia in ballo qualcosa di molto più inquietante.

Per l’impresa privata, la presenza dei richiedenti asilo è una pentola piena d’oro. Grandi numeri significa grandi guadagni e adesso che nelle nuove misure anticipate dal Ministro Minniti viene imposto ai richiedenti asilo di lavorare anche l’occasione per una manodopera gratuita, niente più scioperi ne sindacati, niente indennità di malattia, sussidi di disoccupazione e compensi da pagare.

Quello a cui stiamo assistendo è la nascita di un sistema non dissimile da quanto accadeva nei paesi coloniali o peggio durante lo schiavismo che di fatto riduce i migranti alla dipendenza da altri per la fornitura di servizi umani basilari, come il cibo e l’alloggio, isolandoli dalla popolazione comune, confinandoli in un habitat ben definito.

Alla nostra richiesta di partecipare alla marcia assieme ai nostri fratelli rifugiati richiedenti asilo ci è stato suggerito che sarebbe auspicabile ci fosse il permesso della cooperativa di accoglienza o del Prefetto e questo conferma i nostri timori più profondi, si sta insinuando un’idea e una convinzione volta a giustificare la riduzione di individui di origine africana allo stato giuridico di proprietà di qualcuno e questo non possiamo permettere che avvenga.

Al corteo del 22 sul Montello noi ci saremo, abbiamo sempre creduto necessario relazionarci con tutti i soggetti presenti sul territorio per costruire assieme, in modo orizzontale e partecipato, un terreno di confronto che porti ad un cambiamento culturale nelle nostre coscienze e nei nostri territori. Raccogliamo quindi l’appello lanciato dall’Associazione Ritmi e Danze dal Mondo.

Domenica 22 ci saremo anche noi, con il nostro punto di vista, la nostra storia, le nostre esperienze concrete e, come sempre, ci metteremo la faccia e questa volta anche i piedi per camminare assieme attraverso il Montello.
Un muro abbattuto può diventare un ponte.

Centro sociale Django