L’italia e la Germania prendono misure per scoraggiare i richiedenti asilo

Kristy Siegfried, Irin - 13 gennaio 2017

Photo credit: Sos Mediterranée

L’Italia e la Germania, insieme alla Grecia, hanno pagato il prezzo più caro per la mancanza di solidarietà fra i Paesi dell’Unione Europea. La Germania ha ricevuto quasi 1.2 milioni di richiedenti asilo negli ultimi due anni, mentre l’Italia ne ha accolti 335.000 tra il 2015 e il 2016. Date le crescenti pressioni da parte dell’elettorato e le scarse probabilità di arrivare ad un accordo europeo, entrambi i Paesi stanno attuando misure unilaterali con l’obiettivo di ridurre i flussi migratori e accelerare i processi di deportazione per coloro a cui è stato negato lo status di rifugiato.

Prese singolarmente, tali politiche difficilmente hanno un impatto significativo, ma già verso la fine del 2015 e l’inizio del 2016 abbiamo potuto constatare come le azioni di uno o due Stati membri possano avere considerevoli ripercussioni sulle politiche migratorie attraverso tutta l’Europa.

Accordi con i Paesi di transito

Nel 2016, gli sbarchi sulle sponde italiane hanno raggiunto un picco di 181.000 arrivi causando un’immensa pressione verso il sistema di accoglienza del Paese. Il nuovo governo capitanato da Paolo Gentiloni, insediatosi a metà dicembre, si sta affrettando a ridurre il continuo flusso di imbarcazioni che partono dalla Libia, anche nel bel mezzo dell’inverno.

Questa settimana, il nuovo Ministro dell’Interno Marco Minniti è stato mandato a Tripoli per mediare un accordo con Fayez al-Sarra, Primo Ministro del Governo di Accordo Nazionale della Libia sostenuto dall’ONU, per contrastare l’immigrazione irregolare. Il Governo di Accordo Nazionale è uno dei tre governi libici che tutt’ora competono per conquistare il potere all’interno del Paese, ma l’Italia non sembra disposta ad aspettare l’elezione di un governo centrale con cui negoziare. Questa settimana l’Italia è stato il primo Paese in due anni a riaprire la sua ambasciata a Tripoli dll’inizio del conflitto tra fazioni rivali.

Secondo i reportage, Minniti e al-Sarraj hanno deciso di rafforzare la cooperazione contro il terrorismo, il traffico di esseri umani e l’immigrazione irregolare. Il Ministro dell’Interno ha dichiarato che la nuova ambasciata diventerà il “principale centro di coordinazione” fra i due Paesi.

L’accordo, che verrà formalizzato alla fine di gennaio a Roma, non è cosa nuova. Già nel 2008, Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi avevano stipulato un trattato di amicizia per il quale lo Stato italiano avrebbe potuto intercettare le imbarcazioni cariche di migranti provenienti dalla Libia e riconsegnarle alle autorità locali, dove i naviganti sarebbero stati arrestati e, in seguito, deportati. Secondo Human Rights Watch, l’accordo non prevedeva alcun sistema per determinare se i migranti fossero eleggibili per la protezione internazionale o se fossero vittime di tratta. Nel 2012 la Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato l’Italia per aver violato le norme internazionali attuando una politica di respingimento.

Anche se è difficile che l’Italia ricorra nuovamente a strategie simili, non è ancora chiaro che tipo di cooperazione verrà attivata con la Libia, oltre ad aver equipaggiato la guardia costiera libica con otto nuove imbarcazioni di pattugliamento. Secondo ciò che è stato riportato, uno degli obiettivi sarà il rafforzamento dei controlli al confine meridionale libanese, da cui la maggior parte dei migranti entra nel Paese attraverso veicoli di contrabbando provenienti dal Niger. Tuttavia, il Governo di Accordo Nazionale ha un potere limitato nel sud del Paese, dove le tribù regionali controllano le rotte migratorie principali.

Nonostante ciò, il trattato potrà servire da esempio agli altri Stati membri per stipulare accordi simili, o all’Unione Europea per formulare un accordo sull’immigrazione simile a quello concluso con la Turchia durante lo scorso anno. Malta, che attualmente occupa la Presidenza dell’UE, ha suggerito che l’Europa potrebbe sviluppare ulteriormente l’accordo siglato tra Italia e Libia.

Aumento di detenzioni e deportazioni

Il secondo aspetto del nuovo, più rigido, approccio all’immigrazione irregolare del governo italiano è quello di aumentare il tasso di deportazione dei migranti cui è stato negato l’asilo. Prima di partire per Tripoli, Minniti si è recato in Tunisia per discutere un modo per facilitare la deportazione dei migranti tunisini dall’Italia, la maggior parte dei quali non rientra nella categoria dei richiedenti asilo. Anis Amri, l’attentatore dei mercatini di natale di Berlino a dicembre, era giunto in Italia dalla Tunisia nel 2011. Entrambe l’Italia, e poi la Germania, avevano tentato di deportarlo, ma la Tunisia non aveva rilasciato i documenti di viaggio necessari.

Una settimana dopo che Amri era morto in uno scontro a fuoco con la polizia vicino a Milano, il capo della polizia aveva inviato una direttiva chiedendo agli ufficiali di prendere “misure straordinarie” per la deportazione dei migranti irregolari “date la situazione di instabilità e i pericoli provenienti dal contesto internazionale”. In seguito, Minniti aveva annunciato l’esistenza di un piano per l’apertura di centri di detenzione per migranti in tutte le regioni italiane come tappa intermedia prima di attuare la procedura di ritorno forzato. L’ex Primo Ministro Matteo Renzi, che si è dimesso a Dicembre, aveva ceduto a pressioni da parte dell’UE per istituire i così detti “hotspot“, centri di identificazione e raccolta delle impronte digitali dei migranti, ma si era opposto all’idea dei centri di detenzione.

Dopo l’attacco di Berlino, anche la Germania è sotto pressione per aumentare il tasso di deportazione di migranti non eleggibili per l’asilo politico. Nel 2016 sono stati deportati 25.000 individui (più dei 21.000 nel 2015), mentre altri 55.000 hanno intrapreso il ritorno volontario, ma il numero non soddisfa una popolazione intimorita dagli attacchi di estremisti e in difficoltà nel’assorbire centinaia di migliaia di rifugiati recentemente riconosciuti tali.

Il Ministro dell’Interno tedesco Thomas de Maizière sta cercando di far passare un piano per facilitare la detenzione e la deportazione dai “centri di rimpatrio” agli aeroporti di coloro a cui è stata rifiutata la richiesta di asilo che sono considerati un potenziale pericolo per la sicurezza nazionale. A partire da marzo, la Germania prevede di ricominciare a rispedire i richiedenti asilo in Grecia, ponendo fine alla sospensione del Regolamento di Dublino in vigore già da cinque anni su tutto il territorio dell’UE, il quale prevede che i richiedenti asilo rimangano all’interno del territorio del primo Stato membro in cui fanno richiesta di asilo. Questa decisione non potrebbe arrivare in un momento più inconveniente per la Grecia, che già a stento riesce a processare le richieste di asilo di circa 62.000 rifugiati bloccati dalla chiusura delle frontiere nei Balcani e dall’accordo fra l’UE e la Turchia.

La Germania ha minacciato di tagliare i fondi allo sviluppo ai Paesi che non coopereranno nell’accettare i rimpatri. Inoltre, si sono riaperte discussioni in Germania per aggiungere la Tunisia, l’Algeria ed il Marocco alla lista dei Paesi d’origine “sicuri”. I migranti cui viene rifiutata la richiesta di asilo che provengono da uno dei Paesi di origine considerati sicuri potranno essere rimpatriati più velocemente, anche se è necessario che vi sia un accordo di rimpatrio formale per attuare le deportazioni.

Nonostante la retorica avanzata dall’Italia e dalla Germania, la verità è che le deportazioni sono difficili da attuare. Quest’anno, in cui si vedrà sia la possibilità di elezioni premature in Italia che la ricandidatura della cancelliera tedesca Angela Merkel in Germania, la prima priorità per entrambi i Paesi sarà di rallentare il tasso di nuovi arrivi.

Limitare il numero di richiedenti asilo

In Germania è già stato registrato un calo considerevole nel numero di arrivi nel 2016 rispetto al 2015 (280.000 invece che 600.000), ma questo ancora non basta per soddisfare l’elettorato.

L’anno scorso, l’Austra ha imposto un limite annuale al numero di richiedenti asilo accettabili, politica che allora è stata criticata come una contravvenzione alla legge internazionale sui rifugiati. Ciononostante, il Ministro di Difesa austriaco Hans Peter Doskozil ha proposto la creazione di un sistema in cui limiti saranno imposti attraverso tutta l’Europa, in congiunzione con la decisione di processare le richieste di asilo al di fuori del territorio europeo, in Paesi come il Niger e la Giordania.

In passato, la cancelliera Merkel, nonostante le pressioni del Partito di Unità Cristiana (CSU) che forma parte del suo governo di coalizione, aveva scartato l’idea di imporre un limite al numero delle richieste di asilo annuali. Adesso, però, il partito stesso di appartenenza della Merkel, il partito Cristiano Democratico (CDU), ha avanzato la proposta di stabilire dei limiti annuali per l’accettazione di nuove richieste di asilo basati sulle condizioni umanitarie delle zone di conflitto nel mondo e sulla capacità della Germania di poter accogliere nuovi arrivi. La proposta non pone ancora un target per il 2017, ma suggerisce che la Germania sia più ricettiva al piano austriaco, che sarà presentato ad un incontro delle nazioni dell’Europa centrale in febbraio.

Nel 2016, la chiusura delle frontiere e l’accordo tra l’UE e la Turchia hanno reso l’accesso all’Europa molto difficile, ma il 2017 sembra volersi prefigurare come un anno in cui le porte si chiuderanno sempre di più per coloro che cercano asilo.