La Gran Bretagna potrebbe respingere i richiedenti asilo nei Paesi da cui sono fuggiti, afferma il ministro dell’immigrazione

Jon Stone, The independent - 2 marzo 2017

Il Governo non ritiene che la tortura perpetrata ai danni di una persona nei Paesi da cui si fugge sia una motivazione sufficiente per accettare una richiesta di asilo politico, ha affermato il ministro dell’immigrazione.

Robert Goodwill ha dichiarato in un dibattito parlamentare sulla tortura che non tutti i migranti sopravvisuti a episodi di tortura “potranno automaticamente ottenere la protezione” nel caso in cui non forniscano ulteriori prove del rischio di subire danni gravi a cui sarebbero sottoposti una volta rispediti nel luogo da cui sono fuggiti.

Nel corso di un dibattito alla Westminster Hall del Parlamento, il ministro ha illustrato la politica di governo su coloro che scappano dalle torture. I membri del parlamento hanno richiesto un dibattito parlamentare dopo che un rapporto pubblicato alla fine dello scorso anno affermava che le autorità dell’Home Office Immigration ignorassero o trascurassero le prove di torture gravi.

L’organizzazione Freedom From Torture ha accusato il Governo di una “gestione vergognosa delle visite mediche”, dopo aver esaminato 50 casi in un periodo di due anni, da gennaio 2014 al dicembre 2015.

Le ricerche dell’organizzazione hanno inoltre rivelato che i giudici della corte d’appello hanno dovuto rivedere le decisioni del Ministero degli Interni, con un 76 per cento di casi di tortura giunti in appello che sono stati ribaltati a favore del richiedente.

Martedì il ministro Goodwill ha dichiarato: “Considerando le richieste di asilo fatte nel Regno Unito, è assolutamente legittimo offrire protezione a coloro i quali subiscono torture una volta ritornati nel loro Paese. Tuttavia, questo non significa che tutti i sopravvissuti a torture siano automaticamente idonei alla protezione. Un individuo deve dimostrare che esiste un rischio concreto di subire gravi danni o persecuzioni al ritorno in patria. In alcuni casi, la situazione del Paese di origine può normalizzarsi fino a un cambiamento rispetto alla situazione iniziale. Tuttavia, noi siamo pronti ad accogliere proprio quando i conflitti nei Paesi esterni giungono a una fine.”

A proposito dei casi di appello regolarmente ribaltati, il ministro ha dichiarato che il Ministero degli Interni ha voluto trattare più casi “in prima istanza” e che tutto il personale ha ricevuto una “formazione ampia” che è stata sottoposta “a perfezionamento continuo”.

Il ministro ha anche ribadito come il governo britannico sostenga fermamente che “la tortura non ha e non dovrebbe avere posto nel mondo”.

La discussione sulla tortura è l’ultima di una serie di controversie riguardanti il sistema di accoglienza del Regno Unito.

Lo scorso anno, l’Ispettore Capo Indipendente delle Frontiere e dell’Immigrazione aveva segnalato che i richiedenti asilo che sostengono di aver subito torture sono costretti ad aspettare due anni prima di essere sottoposti a visita medica, perché i medici sono sovraccarichi di lavoro.

Un rapporto del Comitato parlamentare degli Affari Interni pubblicato un mese fa ha rivelato che i richiedenti asilo giunti nel Regno Unito sono stati collocati in alloggi infestati da ratti, topi e cimici.