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Bolzano – Invisibili a occhio nudo

Il racconto di alcuni richiedenti asilo che dormono per strada a Bolzano. Mangiano una volta al giorno e si ammalano di frequente. Ma la politica fa orecchie da mercante

Bolzano. Brutti, sporchi e cattivi, come spesso li definiscono certi soldatini del web. Si raccolgono al Parco della Stazione ogni giorno. La maggior parte di loro sono richiedenti asilo che attendono, lungaggini burocratiche permettendo, una risposta alla loro domanda di protezione internazionale. Per loro, anche se ne avrebbero diritto, non è prevista accoglienza, “le strutture sono tutte piene”, è quello che si sentono ripetere.
Da un mese Mohammed e Ravi (nomi di fantasia), un afgano di 50 anni e un pakistano di 40, trascorrono la notte all’aperto, si dividono qualche sottile coperta, quando va bene. Altrimenti si arrangiano, imbottiti di maglie, per far fronte alle notti bolzanine ancora decisamente fredde. La primavera, per loro, tarda ad arrivare. Hanno lasciato moglie e figli nei loro paesi d’origine, affrontato viaggi estenuanti, sono stati testimoni del dramma di chi ha visto morire i propri cari inghiottiti dalle acque del Mediterraneo, hanno tentato la sorte in Germania, ma senza successo. Ravi parla un po’ di inglese, Mohammed si fa capire a gesti e si affanna a mostrare fogli e documenti rilasciati dalle autorità competenti. Ognuno vuole raccontare il suo calvario.

Ci ammaliamo, per forza di cose, passando la notte qui al parco, molti di noi hanno la febbre, mal di gola, allergie”, Mohammed mostra l’impegnativa del medico, per una visita dermatologica dovrà aspettare fino al 19 settembre, per quella oculistica fino al 25 ottobre “e nel frattempo cosa facciamo?”. Sono storie che vengono raccontate da mesi, nella loro desacralizzante autoreferenzialità, mentre i professionisti della politica ripetono, indefessi, che “tutti coloro che hanno diritto a presentare la domanda d’asilo sono stati accolti”. In merito ai cosiddetti “fuori quota”, ovvero coloro che sono giunti in Alto Adige autonomamente e che dunque non rientrano nelle assegnazioni statali, Luca Critelli, direttore della ripartizione Politiche sociali, ribadisce che queste persone non hanno titolo a restare in Alto Adige e avverte che uno “screening è già stato fatto sia dalla Questura che dal Commissariato del Governo”.

Dichiarazioni fortemente smentite dal gruppo di volontari di Bozen Accoglie: “Le persone cui si riferisce Critelli hanno pieno diritto, secondo le norme nazionali e comunitarie, ad un‘idonea accoglienza e che lo screening da lui citato non ha alcun valore legale, in quanto sono esclusivamente le commissioni territoriali apposite a vagliare le domande di protezione internazionale e a decidere chi possa goderne e chi no. Fintanto che la commissione non si è pronunciata a riguardo, chiunque si presenti in Questura, chiedendo protezione internazionale, è un richiedente asilo a pieno titolo e, in quanto tale, ha diritto ai servizi previsti dalla legislazione italiana e dal diritto internazionale”. E di SPRAR quale soluzione praticabile, ancora, inspiegabilmente, non si parla (o si parla molto poco).

Resta, nel frattempo, ineluttabilmente, un fronte sguarnito. Mohammed e gli altri mangiano una volta al giorno, “a volte solo un pezzo di torta e un po’ di tè”. Probabilmente nemmeno quelli se non ci fossero i volontari e la Caritas a dare una mano. Mohammed ha un tozzo di pane raffermo nella tasca della giacca, lo tiene di riserva. “Ma non ci importa di mangiare, in qualche modo facciamo, quello che ci serve è un tetto sopra la testa, chiediamo solo questo”.
Le condizioni igieniche, tuttavia, sono un altro problema oggettivo. “Lo sente quest’odore?”, ci domanda Ravi, molti utilizzano gli alberi come toilette improvvisate, “i bagni della stazione delle autocorriere non ce li fanno usare, e non c’è modo di lavarci”. E ancora: “Bolzano è una città turistica, che immagine si dà a chi arriva da fuori e vede persone che bivaccano o dormono nel parco? Non sarebbe più semplice metterci da qualche altra parte? Tanta gente ruba per la fame, anche ai turisti, cosa, superfluo dirlo, sbagliatissima, ma le colpe sono anche di chi si rifiuta di trovare soluzioni a questa situazione così precaria”.

Fra i migranti che “vivono” al parco c’è anche Keetan, un ragazzo pakistano di 17 anni, arriva dalla Norvegia. Dalla tasca tira fuori un foglio rilasciato dal Commissariato di Brennero – polizia anticrimine, su cui c’è scritto che dovrà presentarsi alla Questura di Bolzano per chiarire la propria posizione di soggiorno nel territorio nazionale. L’anno di nascita però non è stato riportato correttamente, 1999 al posto di 2000, Keetan risulta così maggiorenne. Meno complicazioni?
Il collocamento dei minori non accompagnati, del resto, è obbligatorio per legge insieme alla nomina di un tutore. Alla Questura tutto viene risolto. Ma la rabbia di Keetan rimane. In viale della Stazione passa una scolaresca in fila indiana. Il giovane pakistano li guarda con un velo di amarezza e dice: “Voglio andare anch’io a scuola, come loro” e scuote la testa: “Non capisco perché la Provincia non ci dà la possibilità di costruirci una vita migliore, qui”. I compagni gli tirano su il morale, uno di loro si toglie gli occhiali, strofinando le lenti con il bordo della maglietta, “L’Italia è la nostra ultima speranza – dice -, che Dio ci aiuti”.