Da Brescia una nuova interessante esperienza con la comunità dei rifugiati Eritrei

In attesa da mesi della risposta alla domanda di "relocation"

Il presidio del 5 aprile davanti alla Prefettura di Brescia

Nei primi mesi dell’anno, dopo l’importante mobilitazione di Nuvolera, l’Associazione Diritti per tutti di Brescia ha avuto modo di conoscere da vicino una nuova importante realtà : la comunità dei rifugiati Eritrei.

Prima, attraverso le problematiche sollevate da alcune delle ragazze per l’appunto ospitate nel Cas di Nuvolera (che aveva dato origine alla denuncia anche di Melting Pot sul trattamento assolutamente inadeguato) era emersa una grande difficoltà di relazionarci con le 6 ospiti, a causa della loro conoscenza del solo dialetto “tigrino”. Poi però si erano avvicinati e proposti come mediatori culturali e traduttori un ragazzo e una ragazza eritrea da anni residenti a Brescia e vicini alle attività di Diritti per Tutti. In questa maniera tutto è diventato più semplice quando ci hanno contattato gli ospiti Eritrei della struttura di prima accoglienza del Pampuri Fatebenefratelli di via Moretto.

Va detto che tradizionalmente a Brescia, fino allo scorso anno, tutti i rifugiati transitavano dalla struttura di primissima accoglienza del gruppo cattolico Fatebenefratelli di via Corsica, che ha a disposizione un centinaio di posti letto, e mai erano nate problematiche serie. Nel frattempo i posti letto sono più che raddoppiati con l’ampliamento della loro struttura di via Moretto, e la comunità eritrea di oltre 20 tra ragazzi e uomini adulti si trova ad essere ospitata sempre lì da oltre otto mesi, unica tra le varie etnie.
Perché tutto questo?
Semplicemente perché gli eritrei hanno fatto regolare richiesta in Questura di poter legittimamente raggiungere altri paesi europei, ma le procedure della ricollocazione sono decisamente lunghe. E quindi sono cominciati ad emergere numerosi e importanti problemi di vita quotidiana che ci hanno portato ad organizzare assieme un’iniziativa pubblica mercoledì 5 aprile sotto la Prefettura, con striscioni e cartelli che richiamavano l’attenzione dell’opinione pubblica, e di cui anche la stampa locale ha dato notevole risalto.

Questo il testo delle richieste che sono state portate a conoscenza delle autorità, in cui è riassunta perfettamente la situazione:

Il gruppo di giovani Eritrei ospitati al Pampuri di via Moretto vogliono richiamare l’attenzione su questi loro problemi.

1) Questione centrale: per loro l’Italia è solamente un paese di transito, nessuno intende fermarsi e richiedere il Permesso di Soggiorno qui, e malgrado esista un riconoscimento internazionale del loro “status giuridico” sono bloccati in Italia ormai da oltre sei mesi;

2) alcuni altri rifugiati eritrei dal Pampuri sono stati giustamente ricollocati in altri paesi europei come previsto dalle attuali convenzioni internazionali;

3) nella attuale accoglienza al Pampuri lamentano in generale poca assistenza soprattutto per la assoluta mancanza di mediatori culturali o anche di semplici traduttori : gli eritrei parlano praticamente solo il dialetto tigrino;

4) ci sono state alcune incomprensioni anche sul terreno delle loro tradizioni religiose (prima a Natale e poi per la mancata partecipazione ad un battesimo) ovviamente allargata anche alle ragazze Eritree ospitate a Nuvolera, hanno difficoltà anche logistiche perché la più vicina Chiesa Ortodossa per loro è a Milano;

5) quando sono andati in Questura hanno capito poco della loro situazione, dicono di avere adesso solo il documento di riconoscimento, pur avendo comunicato chiaramente il paese dove intendono richiedere la cittadinanza e non hanno quindi sottoscritto la richiesta di Permesso di Soggiorno in Italia;

6) il regolamento interno della struttura di accoglienza (di cui non possiedono copia) prevede che escano fin dalla mattina dopo colazione, il rientro serale dovrebbe essere per le 23, ma spesso il custode chiude le porte non oltre le 22;

7) durante il giorno non svolgono alcuna attività esterna organizzata;

8) dopo le 22 non possono mai utilizzare il wi-fi che sarebbe una notevole risorsa;

9) la colazione consiste in un solo pezzo di pane e per pranzo c’è sempre solo una porzione di riso.

Per quanto riguarda il fronte “casi personali particolari“ loro segnalano:

A) difficoltà in generale di ricongiungimenti familiari

B) un ragazzo è stato due mesi e mezzo in ospedale, adesso è ritornato in struttura, ma in quel periodo non ha ricevuto il pocket money e lamenta comunque poca assistenza

C) difficoltà nel ricongiungimento familiare in Italia per un rifugiato, con moglie con tre figli ospitata in un camping di Treviso

D) difficoltà di ricongiungimento familiare per ospite con figlio e moglie in Germania, malgrado i documenti siano già arrivati dalla Libia

E) sono in contatto con una delle ragazze ex Nuvolera che ha un bambino di un mese e adesso è stata spostata in una struttura protetta in provincia. E’ molto depressa e non mangia e non scende dal letto

F) ci sono un paio di casi di problemi sanitari trascurati : almeno due ospiti lamentano gravi problemi agli occhi : ad uno già a Lampedusa avevano detto che avrebbe dovuto essere operato, ma entrambi non hanno mai fatto neppure una visita oculistica

La risposta ufficiale della Prefettura è stata ovviamente che per le ricollocazioni ci vorrà tempo, perché tutto dipende dalle disponibilità degli altri paesi interessati (Germania, Svezia, Norvegia etc.) mentre è stata esplicita la promessa di intervenire sulla struttura di accoglienza per migliorare velocemente le condizioni di vita all’interno. E già ci sono stati comunque i primi segnali di interessamento istituzionale.

La cosa molto soddisfacente è che adesso intanto per merito del fondamentale contributo della mediatrice/traduttrice e del mediatore/traduttore stanno continuando gli incontri con la comunità eritrea, che si stanno allargando anche ad altre strutture di ospitalità e ad altre realtà della provincia, e Diritti per Tutti sta sperimentando, assieme a loro e assieme a tutti gli altri rifugiati, nuovi interessanti percorsi di integrazione.
Decisamente positiva in questo senso è stata la partecipazione massiccia e condivisa della comunità eritrea di Brescia sabato 22 aprile alla Festa/Manifestazione di Pontida.

Links utili:
Associazione Diritti per tutti