Echoes: una radio che diventa un film

Le frequenze di una radio pirata nel campo di Eko Station al confine greco-macedone riecheggiano nel silenzio assordante della fortezza Europa

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ECHOES di Gabriele Cipolla
Con Davide Agnolazza e Mhoammed Jjo
Mix Marc Brunelli, musica Eko Camp e MZKY
Prodotto da RadioNoBorder / #Overthefortress / Macao

ECHOES trailer (ITA) from ECHOES FILM on Vimeo.

La straordinaria forza vitale degli oltre 10.000 profughi, uomini ma soprattutto donne e bambini, accampati nel campo informale di Idomeni, con la loro incredibile capacità di autogestione e la loro voglia di inseguire il sogno di vita in Europa, ha lasciato il segno e dato profonde lezioni ai molti attivisti e volontari che per diversi mesi si sono adoperati per supportarli e aiutarli.

Anche la campagna #overthefortress, presente stabilmente al campo con numerosi attivisti, è stata travolta da questa esperienza e grazie ad una staffetta di volontari ha potuto attivare una serie di attività e servizi per gli abitanti di Idomeni.

Nasceva così, durante una serata trascorsa dentro l’Info Tend del Campo, l’idea di installare una radio pirata che permettesse a quelle migliaia di persone di comunicare tra loro, scambiarsi informazioni, coordinarsi. Ma anche di trovare momenti di svago, musica, divertimento. Una radio che desse voce ai profughi intrappolati dalle frontiere dell’Unione Europea che a gran voce chiedevano di essere ascoltati, di non essere dimenticati.

Mentre insieme agli amici di Macao di Milano si progettava “RadioNoBorder”, il campo di Idomeni veniva sgomberato dalla polizia greca e i suoi abitanti deportati e smistati nei campi governativi intorno a Salonicco. Il segnale per tutti era di dimenticare quella straordinaria esperienza di autogestione pacifica e le velleità di superare la barriera eretta al confine con la Macedonia. E spezzare così quella complicità tra internazionali e profughi e togliere di mezzo un palcoscenico di visibilità delle rivendicazioni dei migranti che era riuscito a calamitare l’attenzione del circo mediatico.

Idomeni doveva essere un esempio da cancellare e da non vedere più, l’ultimo grande campo informale in Europa. Ci ritrovammo quindi pochi chilometri più a sud, a Eko Camp, che ospitava più di 1.500 persone accampate nell’area di servizio “Eko” lungo l’autostrada che da Salonicco sale verso la Macedonia.

Decidemmo comunque di far nascere NoBorderRadio in questo campo.
Da subito ci accorgemmo che, seppur in dimensioni ridotte, l’esperienza di autogestione e resistenza pacifica vissuta a Idomeni proseguiva anche qui. E anche a Eko i profughi ci chiedevano di far ascoltare la loro voce. E’ così che in meno di due giorni cominciò a trasmettere sia in FM che in diretta streaming RadioNoBorder.

“Pensavamo potessimo iniziare a pensare ad una nuova vita, ma ci hanno chiuso il confine in faccia.
Abbiamo attraversato il mare assassino, abbiamo sfiorato la morte, ma per noi la situazione peggiora.
Essere vivi o morti, a questo punto, non fa differenza, è diventata la stessa cosa”.
(Mohammad, messaggio d’apertura)

Ci rendemmo subito conto che lo strumento funzionava. La postazione della radio diventò un punto di riferimento per tutti gli abitanti del campo, si alternavano storie di vita a canzoni, momenti di festa a momenti di forte tensione emotiva. Furono gli stessi abitanti del campo a gestire lo strumento e a condurre le trasmissioni, si intervistavano tra loro. RadioNoBorder trasmetterà per tutti i 10 giorni successivi, fino allo sgombero forzato del campo da parte delle forze dell’ordine.

E così che Gabriele Cipolla, attivista che come noi ha portato in Grecia le sue capacità e professionalità, trasforma l’esperienza di RadioNoBorder in “Echoes”: il film racconta la storia del giorno prima dello sgombero della Eko Camp, “il limbo in cui la disperazione di un futuro incerto contrasta con una resistenza vitale e determinata e dove, attraverso le frequenze di una stazione radio pirata, le parole e le canzoni ribelli riecheggia nel silenzio imposto dalla fortezza Europa” per dirla con le parole del regista.

Mhoammed, il ragazzo Kurdo-Siriano diventato da subito lo speaker ufficiale della radio, ci conduce con le sue parole nella vita del campo. Parla – e fa parlare i suoi compagni di viaggio – della Siria e dei Kurdi, della fuga dalla propria terra e del sogno di vita in Europa fermo immobile davanti al filo spinato di un confine. Fa parlare Slava, sua moglie in attesa del loro primo figlio.

Gabriele lo accompagna con la sua videocamera e, tornato in Italia, inizia a montare le immagini, tradurre i dialoghi dall’arabo, ma, soprattutto, sceglie cosa purtroppo scartare da quella incredibile e ricchissima mole di materiale video e audio raccolto. Ci è voluto del tempo ma il messaggio che emerge dalle immagini e dai dialoghi, ottimamente montati, è chiaro, forte sia per chi come molti di noi sono scesi in Grecia in quel periodo, sia per coloro che della situazione dei campi informali al confine con la Macedonia ne aveva solo sentito parlare.

La domanda che in molti pongono è spesso la stessa: “Ma cosa andate a fare se non portate aiuti concreti”? “Echoes”, così come lo spettacolo teatrale “Welcome” di Beppe Casales, o “La merce siamo noi” il reportage multimediale dal sud-est turco, sono la nostra risposta.

Andiamo, tra le altre cose, a raccontare quello che accade ai confini dell’Europa, andiamo a dar voce a quelle persone che i governi europei tengono bloccate nel loro viaggio verso la vita e che si vorrebbe nascondere come, e peggio, della polvere sotto il tappeto. Usiamo armi potenti, come queste.

di Andrea Gabrieli, attivista della campagna #overthefortress