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I rifugiati hanno ricominciato a radunarsi a Calais dopo mesi dalla chiusura della “Jungle”

Anne Guillard, Le Monde in Calais - Domenica, 2 aprile 2017

Photo credit: Philippe Huguen/AFP/Getty Images

Le organizzazioni umanitarie locali affermano che centinaia di persone, metà delle quali minori non accompagnati, sono tornati nell’area circostante il porto francese.

Il numero dai rifugiati a Calais e nelle zone limitrofe sta iniziando a crescere di nuovo, cinque mesi dopo lo smantellamento del campo soprannominato “Jungle”. I gruppi di aiuto umanitari riferiscono che nelle ultime settimane sono arrivate diverse centinaia di persone, metà delle quali circa sono minori non accompagnati.

Eritrei e Sudanesi sono dappertutto lungo il lungomare senza che esista un vero e proprio centro d’accoglienza,” afferma Amin Trouvé-Baghdouche di Doctors of the World. “Vagano senza meta, abbandonati dallo Stato. Metà sono adolescenti di 15-17 anni, senza le loro famiglie.”

Gli operatori umanitari presenti sul posto affermano che alcuni gruppi di rifugiati stanno costruendo nuovi piccoli campi nel bosco. “Alcuni Afgani hanno allestito delle aree ben nascoste dove dormono,” ha affermato uno degli operatori, aggiungendo che gli africani, la maggior parte dei quali molto giovani, hanno dormito per qualche ora nel bosco prima di essere sfollati dalla polizia.
Durante il giorno si sono rifugiati nei locali del Secours Catholique, l’unico posto dove possono andare tra le 9 del mattino e le 17.

Le ONG presenti stimano il numero totale dei rifugiati tra le 400 e le 500 persone. La loro ricomparsa scatena gli interrogativi sugli sforzi fatti dalla Francia nell’occuparsi realmente del problema dei rifugiati che affollano Calais, molti dei quali con la prospettiva di mettere piede in Inghilterra nascondendosi nei camion. Prima dello smantellamento del campo a novembre, vi vivevano circa 10.000 persone.

Ci si sente tornati indietro di tre anni, all’aprile 2014, quando c’erano 300 o 400 migranti in Calais” sostiene Giles Debove, un’agente di polizia del posto. “Abbiamo ripreso i pattugliamenti, a distribuire il cibo, a interrogare e trovare rifugio ai minori, ma ciò nonostante questo non porta niente di buono.”

Lo stesso afferma che si possono trovare ancora bambini lungo la strada per il porto alle 2 del mattino, ed è un po’ come “svuotare la botte delle Danaidi”.

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Anche l’amministratore delegato dell’autorità portuale, Jean-Marc Puissesseau, sostiene che è come se le lancette fossero state portate indietro di qualche anno, aggiungendo che le autorità dovrebbero tenere sotto controllo la situazione prima che degeneri nuovamente. Il nuovo leader regionale, Fabien Sudry, ha giurato che non ci sarà “nessun sito permanente, nessuna occupazione, nessuna ricostruzione della Jungle”, puntualizzando la presenza di 500 agenti che sorvegliano l’area.

L’enorme campo profughi di Calais è stato smantellato lo scorso novembre, e migliaia di persone sono state spostate nei vari centri di smistamento situati in Francia. Le autorità locali di Calais hanno insistito sul fatto che non permetteranno la formazione di un nuovo campo. Ad un certo punto, il sindaco Natacha Bouchart ha addirittura provato a vietare la distribuzione di cibo, ma la corte regionale ha bloccato il provvedimento.

Non c’è niente da festeggiare in quanto le autorità hanno permesso di dare del cibo a dei ragazzini che vivono per strada,” dice Vincent Coninck del gruppo di aiuti umanitari Secours Catholique. “Stiamo tornando indietro ai tempi del post-Sagatte (un ex campo profughi che ha chiuso i battenti nel 2002) solo con una dose maggiore di violenza da parte della polizia”.

Coloro che prima si occupavano dell’aspetto politico e sociale questione, ora si sono arresi agli slogan del Front National e non osano più fissare le proprie linee guida” sostiene Vincent, aggiungendo che tutta la cultura del dare asilo politico è stata smantellata insieme alla così detta “Giungla”.

Il difensore dei diritti civili francese, Jacques Toubon, ha denunciato recentemente il fatto che il sostegno ai migranti è sceso a livelli che non si vedevano da decenni, accusando le autorità “non soltanto di non fornire le risorse necessarie per proteggere la dignità umana, ma anche di proibire alla società civile di migliorare queste carenze”.

Frédéric Van Gansbeke, presidente della federazione commerciale di Calais, ha criticato ferocemente il fallimento nell’avvalersi del “male minore” creando un vero e proprio campo profughi conforme agli standard ONU in Calais.

La gente di Calais non ha la pazienza che aveva due anni fa” continua, aggiungendo che l’atmosfera si sta inasprendo più velocemente rispetto al passato. “Nessuno dei candidati alle prossime elezioni presidenziali offre un’alternativa valida che riguardi la questione dei migranti.”

Le scelte politiche potrebbero avere un ruolo decisivo in Calais. Nel 2015, il Front Nationa ha ottenuto più del 50% dei consensi durante le elezioni regionali in Calais. Il suo candidato principale, Marine Le Pen, è attualmente testa a testa con il suo rivale centrista Emmanuel Macron per la prima tornata elettorale del 23 aprile.