“Rispetto e dignità delle donne marocchine che trasportano carichi pesanti nella frontiera tra Marocco e Ceuta”: un rapporto dell’Associazione per i diritti umani di Andalusia

La versione italiana dell'elaborato realizzato nell'ambito della campagna “Porteadoras: La Injusticia A La Espalda”

“Porteadoras: #LaInjusticiaALaEspalda”. È questo il titolo scelto dall’Asociación Pro Derechos Humanos de Andalucía (APDHA) per la campagna di sensibilizzazione e denuncia sulle conseguenze del commercio atipico attraverso la frontiera di Ceuta.
La campagna, avviata lo scorso novembre e nell’ambito della quale è stato prodotto il rapporto “Respeto y Dignidad para las Mujeres Marroquíes que portan Mercancías en la Frontera de Marruecos y Ceuta” (“Rispetto e dignità per le donne marocchine che trasportano carichi pesanti alla frontiera tra il Marocco e Ceuta”), nasce con l’intento di accendere i riflettori sulla drammatica condizione delle porteadoras, le donne marocchine che quotidianamente attraversano la frontiera tra l’enclave spagnola e il Marocco caricando sulle proprie spalle decine e decine di chili di merce da piazzare sul mercato marocchino.
Il fenomeno, tornato recentemente all’attenzione delle cronache dopo che pochi giorni fa si è registrata la morte di un’altra donna porteadora (si tratta almeno della quarta vittima dal 2009), interessa in realtà da molti anni le dinamiche della frontiera dell’enclave.
Si tratta anzitutto di un fenomeno assolutamente emblematico della peculiarità della frontiera di Ceuta, ove alle caratteristiche riscontrabili tipicamente in una zona di frontiera (respingimenti illegali, mancanza di accesso alle procedure di asilo, costanti violazioni dei diritti umani) vanno ad aggiungersi tratti di disumanizzazione del lavoro tipici del moderno sistema di mercato. Il tutto, reso possibile da uno status giuridico e da un particolare regime di mobilità che i due governi coinvolti, quello spagnolo e quello marocchino, si ostinano a protrarre per le rispettive convenienze (soprattutto economiche).
Non è un caso che un tale mix trovi espressione proprio alla frontiera tra Ceuta e il Marocco, al passo del Tarajal. Bisogna infatti ricordare che Ceuta, assieme a Melilla, non è solo l’unico territorio europeo in terra d’Africa, ma è anche una delle frontiere più diseguali al mondo, sicuramente la più diseguale tra l’Europa e il suo immediato intorno.

Questo spiega bene perché ogni mattina, all’alba, migliaia di donne marocchine si accalchino nei pressi del varco del Tarajal (da marzo “Tarajal II”) per tentare di portare a casa quei pochi euro che consentono loro di sfamare le proprie famiglie. Moltissime restano in loco addirittura dal giorno prima, dormono in giacigli di fortuna pur di garantirsi, all’indomani, un posto “privilegiato” nell’enorme cordone umano che tenta così di assicurarsi l’accesso al lavoro. Una volta superata la frontiera e procuratosi il carico da trasportare (che va mediamente dai 60 ai 90 chili di peso), si preparano a ripercorrere a ritroso lo stesso tragitto, ancora una volta tra vessazioni, molestie e pesanti umiliazioni da parte degli agenti in servizio alla frontiera, ancora una volta nel mezzo di una ressa disumana che spesso sfocia, come accaduto di recente, nella morte delle stesse porteadoras.
Tutto per meno di dieci euro al giorno e dinanzi allo sguardo impassibile delle istituzioni, che anziché porre fine al dramma quotidiano del Tarajal si sono limitate a spostarlo un po’ più in là, al nuovissimo “Tarajal II”, lontano dagli occhi indiscreti dei turisti e della società civile.

È nell’intento di far emergere tutto ciò che l’APDHA ha pubblicato questo rapporto, per sensibilizzare l’opinione pubblica su una questione che sembra passare inosservata ma che, tuttavia, nasconde la totale disumanizzazione di queste donne, trattate da meri ingranaggi di un meccanismo ben oliato che non può subire interruzioni, checché ne dicano i difensori dei diritti umani.
Il rapporto dell’APDHA “Respeto y Dignidad para las Mujeres Marroquíes que portan Mercancías en la Frontera de Marruecos y Ceuta”, redatto in seguito ad un approfondito lavoro di ricerca sul campo svolto tra il maggio 2015 e il settembre 2016, è strutturato in tre sezioni principali.
Nella prima si illustra la metodologia seguita per il lavoro di raccolta dati; nella seconda si analizza attentamente il contesto geopolitico nel quale va a collocarsi il fenomeno del commercio atipico tra Ceuta e il Marocco; nella terza ed ultima parte si esamina a fondo il ruolo delle porteadoras (profilo, modalità di lavoro, violazioni subite), proponendo in conclusione una serie di raccomandazioni atte a migliorarne la condizione dal punto di vista del rispetto dei diritti umani.

Introduzione

L’Associazione per i Diritti Umani in Andalusia, è un’associazione di pubblica utilità a carattere privato e senza scopo di lucro, creata nel 1990 e fondata sulla Dichiarazione Universale dei diritti umani, proclamata dall’ONU nel 1948. Sebbene l’attività principale dell’ APDHA si dipana sul territorio andaluso, questo non impedisce di estendere la sua attività anche a livello universale, essendo i Diritti Umani un patrimonio di tutta l’umanità.
L’APDHA, alla base della sua attività rivendica il rispetto dei diritti umani, come uno strumento utile ad educare e trasformare le coscienze e la società civile. Per questo, noi non esitiamo ad agire, denunciando le violazioni dei diritti umani con tutti gli strumenti in nostro possesso. Tra i nostri obiettivi, ampio spazio è dedicato anche all’assistenza, con i mezzi a nostra disposizione, delle vittime di violazioni dei diritti umani e alla sensibilizzazione della società andalusa.

Noi non attuiamo una difesa astratta dei Diritti Umani, ma piuttosto lo facciamo attraverso diversi strumenti per le categorie più in difficoltà della società, come per le persone ai margini della stessa, spesso vittime di gravi violazioni dei diritti umani.

La APDHA si fonda su quattro pilastri fondamentali: sensibilizzare la società; denunciare le violazioni dei diritti umani; elaborare delle alternative valide e dare rapporto solidale alle categorie più esposte alle ingiustizie; ed in ultimo creare dei programmi specifici in base alla situazione. È nella enunciazione di questi quattro pilastri che si inserisce il progetto sul “Rispetto e dignità delle donne marocchine che portano delle merci nella frontiera tra Marocco e Ceuta”.

La preoccupazione per queste donne, da parte dell’APDHA non è né nuova né puntuale; a partire dal 2011 infatti, abbiamo cominciato a costruire una rete di associazioni in entrambe i Paesi per dare visibilità e una giusta attenzione alla situazione delle donne “porteadoras”.

Il risultato di due anni di mobilitazione associativa è culminato nella I Giornata delle porteadoras e dei diritti umani nella frontiera di Ceuta, celebrata a Tetoúan nell’aprile 2012. Questa mobilitazione ha portato alla pubblicazione di un primo rapporto sulla condizione dei diritti umani delle donne porteadoras, la Dichiarazione di Tetoúan, positivamente accolta per la quasi totalità da una trentina di associazioni marocchine e spagnole. Pertanto, questo importante traguardo non ha significato la fine del lavoro di denuncia dell’APDHA, che al contrario ha portato ad una crescita esponenziale dell’attività di sensibilizzazione, in entrambe i paesi interessati, con la creazione di una rete di associazioni che promuovono azioni volte a dare dignità al lavoro delle porteadoras.

Dopo la pubblicazione della Dichiarazione di Tetoúan, l’APDHA ha realizzato conferenze di divulgazione sulla situazione delle donne porteadoras della frontiera di Ceuta; pubblicato molteplici articoli sui giornali nazionali e nel rapporto Frontiera Sur (2016); si è messa in contatto con la totalità della rete associativa di Tetoúan, Ceuta e Melilla; con alcuni rappresentati politici della frontiera e con le forze di polizia e di sicurezza spagnole delle città di Ceuta e Meilla. Tutto questo, frutto della preoccupazione costante dell’APDHA, mossa dall’esigenza di sensibilizzare sui diritti fondamentali di queste donne ha portato alla promozione delle due “Giornate di incontri delle associazioni provenienti dalle due rive. Dignità alla frontiera. Tutto il peso sulle spalle” nel febbraio 2016. A loro volta queste due Giornate hanno portato alla dichiarazione di Martil, sulle donne che trasportano dei carichi alla frontiera tra Ceuta e Marocco, ove si inserisce questo studio.

Hanno partecipato alle ricerche per la stesura di questo Rapporto:
L’équipe di ricerca e di lavoro sul campo: Ana Rosado, Blanca Goenechea, Cristina Fuentes e Cristina Serván
Ricercatrice principale: Cristina Fuentes. OARS del MED. UGR
Traduzione: Andrea Grieco
E’ possibile scaricare la versione completa di questo Rapporto:
– in lingua spagnola qui
– in lingua italiana qui->

Edizione:
Área de Solidaridad Internacional
Asociación Pro Derechos Humanos de Andalucía
+34954536270 – andalucia@apha.org
ww.apdha.org

Finanziamenti:
Excma. Diputación Provincial de Cádiz