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Calais – La nuova stagione di caccia è aperta

I primi segnali dati dal governo Macron indicano l'applicazione di una netta e dura politica "anti-migranti". Ma la solidarietà non smette di crescere in tutta la Francia

Face à face entre migrants et forces de l'ordre jeudi dernier près de l'autoroute A16 / © PHILIPPE HUGUEN / AFP

Parigi – I primi segnali dati dal governo Macron indicano l’applicazione di una netta e dura politica “anti-migranti”. Nessuna sorpresa da parte di un nuovo ministro dell’interno, Gérard Collomb, che nell’adottare il metodo del precedente ministro si affida al responsabile del ministero dell’identità nazionale di Sarkozy, facendo della gestione repressiva un modello per il quinquennato in corso.

Non è più materialmente possibile chiedere asilo in Francia con un capo di Stato che si complimenta con Angela Merkel per l’accoglienza dei rifugiati mentre permette ai suoi amministratori di fare barriera alla presenza sul suolo francese di giovani afgani, eritrei, etiopi, con la dissuasione e le violenze istituzionali. Anche se legalmente i minorenni hanno diritto all’ospitalità, le condizioni in cui l’accoglienza viene messa in opera spinge la maggior parte dei giovani a decidere di rimanere “in libertà“, cioè fuori da ogni struttura destinata a garantire loro un’assistenza. Ma anche se vengono allontanati dalle vicinanze di Calais, ogni volta ritornano sempre più numerosi. La formula “evitare nuovi campi” dopo lo smantellamento della jungle nell’ottobre 2016, si realizza ogni giorno da Parigi a Calais con la non-assistenza e la volontà di mettere in pericolo la vita di migliaia di persone.

Le associazioni e i gruppi di volontari organizzati per fornire aiuto e servizi ai migranti sono prese di mira, subiscono attacchi, perquisizioni e danni materiali, la polizia impone ispezioni scrupolosissime ai mezzi che trasportano cibo ed acqua. La scorsa settimana, il camion di L’Auberge des migrants è stato pesato e multato perché in sovraccarico di bottiglie di acqua. La stessa associazione, che fornisce centinaia di pasti quotidiani, ha gli spazi-cucina sotto minaccia di chiusura ed è costretta ad eseguire dei lavori di adeguamento entro pochissimi giorni.
Con un altro pretesto, “disturbo della quiete pubblica” nella zona industriale deserta all’ora di cena, le forze dell’ordine sono arrivate durante la distribuzione dei pasti intimando ai presenti di spegnere la musica. Hanno poi costretto i migranti a disperdersi a causa di un controllo motivato dal non rispetto del divieto di distribuire cibo e acqua ai migranti. L’orario concesso dalle autorità locali è solo nella fascia tra le 18 e le 19.15, di fatto le distribuzioni dei pasti sono controllate con un imponente dispiegamento di mezzi e di forze dell’ordine. In queste situazioni la polizia passa con estrema disinvoltura dalla sorveglianza all’ostilità repressiva, spesso avvengono controlli dell’identità e i migranti se ne vanno senza mangiare.

E, regolarmente, gli agenti passano a smontare i ripari notturni nascosti nei parchi, nei boschetti, nei fossi o nei terreni abbandonati, oltre a sparare gas lacrimogeni, distruggere o requisire ogni bene personale, coperte, cibo e riserve di acqua. Durante queste abituali incursioni, la polizia ferisce a colpi di manganello, spacca ossa e aggredisce adulti e minori: questi sarebbero i “controlli effettuati nel rispetto del diritto“, come dichiara il prefetto del dipartimento Nord e Pas-de-Calais. Intanto, il sindaco di La Grande-Synthe, Damien Carême, è pronto a ricreare un altro luogo di transito sul terreno comunale, dove era stato costruito il campo che ospitava il Kurdi, poi bruciato nell’aprile scorso a causa del sovraffollamento.

55 mila posti alloggio in tutta la Francia sono sfacciatamente insufficienti. Come in tanti altri luoghi in Francia e in Europa, quando amministratori locali o i prefetti praticano la caccia al migrante con divieti e denunce, molte persone si organizzano per mettere a disposizione mezzi e risorse comuni. A Calais quando sono state chiuse le docce per i migranti, molti abitanti hanno aperto le porte delle loro case e dato accesso ad un servizio di primaria importanza.

A Parigi, in due anni, ci sono stati più di 30 “operazioni di messa in sicurezza” dei migranti con demolizione degli accampamenti precari nel quartieri a nord-est, 18esimo e 19esimo, della città.
Centinaia di persone costrette a vivere sul marciapiede davanti al centro umanitario per settimane in attesa di depositare la richiesta di asilo. Per far fronte a quella che non è un’emergenza, ma si verifica nell’eccezione europea di uno stato d’emergenza permanente da oltre due anni, le reti sociali di accoglienza hanno moltiplicato la loro presenza e intensificato lo scambio di esperienze. Le iniziative solidali di oltre 200 associazioni e collettivi diversissimi tra loro, distribuite sull’intero territorio nazionale propongono ospitalità e/o accompagnamento (si veda https://sursaut-citoyen.org/). La connessione delle reti permette anche di uscire dall’anonimato e di rendere visibile l’azione diffusa di accoglienza organizzata dagli abitanti, cittadini di una Francia che si mobilita con i migranti e che non farà sconti al nuovo presidente.

Le decine di processi per “delitto di solidarietà” non hanno scoraggiato gli aiuti e l’accoglienza. Nonostante il rischio penale – motivo per cui resta difficile quantificare realmente tutte le iniziative – il coinvolgimento collettivo non smette di crescere.